Pippo Marchioro aveva visto il futuro

Non inseguì mai la fama, ma molte idee che oggi sembrano normali erano già presenti nel suo calcio: storia di un allenatore che ha lasciato un’impronta silenziosa

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Pippo Marchioro aveva visto il futuro

Paolo Marcacci/EdipressPaolo Marcacci/Edipress

Pubblicato il 7 agosto 2026, 11:02

La sua autorevolezza non derivava dai toni accesi o dalla ricerca del protagonismo, ma dalla competenza. Parlava poco, Pippo Marchioro, osservava molto e insegnava ancora di più. Chi ha lavorato con lui racconta di un allenatore capace di trasmettere fiducia, di correggere senza mortificare e di pretendere il massimo nel rispetto della persona. Così fanno i maestri autentici. Era convinto che un gruppo unito fosse sempre più forte della somma dei singoli talenti e che il successo nascesse dalla condivisione di valori prima ancora che di schemi; i suoi, in particolare, sempre più elaborati e in continuo aggiornamento.

 

 

 

 

Un allenatore diverso dagli altri

Ecco perché il suo ricordo va oltre l’aspetto tecnico. Rimane l’immagine di un uomo elegante nei modi, coerente nelle scelte e profondamente innamorato del proprio lavoro. Non cercò mai la ribalta, preferendo lasciare che fossero il campo e il valore delle sue idee a parlare per lui. Molti allenatori delle generazioni successive hanno riconosciuto, direttamente o indirettamente, l’influenza del suo pensiero. Numerosi principi oggi considerati normali – dall’attenzione ai dettagli tattici alla preparazione specifica delle partite, dalla valorizzazione dei giovani alla centralità del lavoro collettivo – erano già presenti nel suo modo di interpretare il calcio quando ancora pochi ne intuivano l’importanza.

 

 

 

 

Quando il calcio italiano imparò a pensare in anticipo

Milanese di periferia, uno da casa di ringhiera; allevato dal Milan come mezzala, già da giocatore aveva iniziato a girare l'Italia mangiando il pane duro della provincia e non disdegnando alcuna categoria; da allenatore ricominciò dalla Lombardia, come vice di Liedholm e Radice a Monza. Sempre aggiornandosi, mai smettendo di studiare e di veicolare attraverso lo spartito tattico la compattezza del gruppo. 

 

 

 

 

Le squadre che hanno custodito il suo metodo

Memorabili il suo primo Cesena, che raggiunse il piazzamento UEFA al termine della stagione 1975-76; la sua Reggiana capace di un salto doppio dalla C1 alla massima serie; quel Foggia che si tolse la soddisfazione di sconfiggere in amichevole il Real Madrid per 3 - 1 e di far parlare i giornali spagnoli di un maestro di calcio italiano la cui squadra aveva mostrato automatismi di gioco mai visti altrove. 

 

 

 

 

Perché Marchioro continua a parlare agli allenatori di oggi

La lezione di Pippo Marchioro continua a vivere in ogni allenatore che prepara con scrupolo una seduta di allenamento, in ogni giovane che comprende il valore del sacrificio e in ogni squadra che mette il collettivo davanti all’individualismo.

 

 

 

 

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