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Dietro alla Superlega

Stefano Olivari
Pubblicato il 6 agosto 2026, 15:50
Chi si ricorda della Superlega annunciata e naufragata nel giro di pochi giorni, nell’aprile 2021? Nella sostanza l’iniziativa di Florentino Perez e Agnelli era un progetto simile a ciò che la Champions è diventata oggi, sia pure con il bollino di ‘sportività’ di Ceferin e Al-Khelaifi (fa già ridere così). Certo nel progetto per così dire puro Milan e Juventus sarebbero nella competizione maggiore, ma di base si sta parlando della stessa cosa, con meccanismi come il fair play finanziario che rendono difficilissimo un ricambio al vertice. La parte ambigua della vicenda è sempre stata il ruolo della FIFA, con Infantino che nel 2021 si schierò contro la Superlega in maniera formale quando nella realtà la fiancheggiava, come rivelato a suo tempo dal New York Times e ieri, con documenti riservati, dal Guardian. Siccome tutti gli scoop vanno asteriscati, è evidente che la UEFA non si accontenterà della rinuncia a FFE ma vuole proprio la testa di uno che ormai considera nemico, bravo gestore di un prodotto però creato e alimentato da altri, visto quanto hanno contato le europee all’ultimo Mondiale. Il prudente Malagò sta alla finestra, ma da gran conoscitore del movimento olimpico sa che quando un certo mondo, diciamo anglosassone, ti mette nel mirino per te è finita e non soltanto nello sport.
Nella sua carriera da allenatore Pippo Marchioro non ha alzato tanti trofei, pur facendo benissimo con i suoi memorabili Cesena, portato addirittura alla qualificazione per la Coppa UEFA, Como e Reggiana, ma ha lasciato un segno perché è stato uno dei primi allenatori in Serie A, dopo Amaral alla Juventus, e di sicuro il primo italiano a praticare il gioco a zona, cioè senza marcature fisse (che invece c'erano nel 'gioco corto' di Viciani). All’epoca quasi un’eresia, nella migliore delle ipotesi una trovata per fare il fenomeno. Comunque un’idea che lo fece considerare un allenatore di quelli che oggi sarebbero definiti ‘da progetto’ e lo portò dal Cesena direttamente al Milan di cui da poco era diventato presidente Duina. Milan dove fu penalizzato dalla partenza di Benetti per la Juventus, scambiato con un Capello mezzo rotto, dalle condizioni fisiche di Rivera che comunque lo appoggiò sempre, e soprattutto dall’ostilità ideologica dei media, non soltanto di quella scontata di Gianni Brera, con un esonero già scritto e il ritorno di Rocco in panchina. L’unico grande treno nella carriera di Marchioro, fra l’altro cresciuto nelle giovanili del Milan, una carriera comunque in cui si è guadagnato soddisfazioni e rispetto. Allenatore dieci anni avanti rispetto ai tempi.
Può sembrare incredibile, ma l’Ascoli con 9.000 abbonamenti ha da poco superato lo storico record della squadra di Costantino Rozzi. 2026-27 contro 1979-80, Serie B di oggi contro Serie A di allora, partite visibili quasi soltanto allo stadio contro televisione dappertutto. La fine dell’era Pulcinelli e il passaggio di tutto a Bernardino Passeri, più la promozione ottenuta ai playoff da Tomei, hanno evidentemente generato entusiasmo, ma il confronto con quel glorioso passato fa comunque meditare. Perché quell’Ascoli, guidato da un G.B. Fabbri reduce dal Vicenza di Paolo Rossi, era una squadra ambiziosa e nella realtà andò anche oltre le ambizioni, con un clamoroso quinto posto che poi sarebbe diventato quarto con la retrocessione del Milan per calcioscommesse, a un punto dalla zona UEFA. Era la squadra di Bellotto e Scanziani, di Felice Pulici e Adelio Moro, con Anastasi quasi agli sgoccioli, e aveva 8.050 abbonati. Un’altra epoca, decisamente. Ma in quella di Bolsius il seguito popolare è in proporzione maggiore.
stefano@indiscreto.net
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