Fiorentina-Roma: Galli vs Tancredi e quel dualismo in azzurro

Fiorentina-Roma: Galli vs Tancredi e quel dualismo in azzurro

I due portieri, protagonisti in viola e giallorosso negli anni '70 e '80, si contesero la maglia da titolare della Nazionale per il Mondiale di Messico 1986

Massimiliano Lucchetti/Edipress

9 maggio

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Quando a Firenze e a Roma si parla di numeri uno viene naturale pensare a Giovanni Galli e Franco Tancredi, estremi difensori che hanno fatto la storia dei due club. Galli con la maglia Viola giocò in 259 occasioni in A, purtroppo non riuscendo a portare a casa alcun trofeo. Tancredi invece disputò con i giallorossi 385 incontri, vincendo ben 4 Coppe Italia e, soprattutto, lo storico secondo scudetto nel 1982-83. Erano due portieri molto diversi tra loro: Giovanni era considerato da tutti il portiere del futuro, sin dai tempi in cui Carletto Mazzone lo fece esordire nel campionato 1977-78 contro la Juventus di Dino Zoff, di cui avrebbe raccolto l’eredità azzurra dopo il ritiro; Franco invece era alto solo 1.76, ma aveva dalla sua un’agilità e una prontezza di riflessi unici. Prima di approdare al grande calcio fece la gavetta a Giulianova e Rimini, passando un biennio come secondo di Albertosi nel Milan pur senza mai mettere piede in campo. Approdò quindi a Roma con il ruolo di riserva di Paolo Conti, ma quando prese possesso della porta, non ne uscì praticamente più. La sua fama di para rigori lo precedeva (anche se purtroppo nell’occasione più importante non riuscì nel miracolo).

Galli, Tancredi e il ballottaggio per la Coppa del Mondo 1986

I due furono in lizza per la maglia da titolare, in occasione della Coppa del Mondo di Messico 1986. L’eredità del dopo Dino, non era per nulla semplice da vivere. Giovanni pareva quello più pronto a sostenerla, considerando che già nel 1982 aveva fatto parte della comitiva azzurra come terzo portiere. Tuttavia nelle amichevoli precedenti al Mondiale, il Ct Enzo Bearzot aveva quasi sempre alternato i due, partendo con Galli per poi far subentrare Tancredi nella ripresa. Questo dualismo sicuramente non giovò a nessuno e in effetti quando poco prima dell’inizio della competizione Bearzot dichiarò alla stampa che il numero uno della Fiorentina (l’anno seguente avrebbe giocato nel Milan) sarebbe stato il titolare, l’incredibile tensione accumulata portò il custode dei sogni azzurri a giocare una Coppa non all’altezza – come d’altronde i suoi compagni – e venire anche un po’ ingiustamente crocifisso come primo responsabile del crollo dell’Italia agli ottavi contro la Francia di Platini. Da quel momento né Giovanni, né Franco avrebbero più indossato la maglia color grigio del portiere della Nazionale italiana. Una più oculata gestione poteva portare alla miglior forma i due maggiori interpreti del ruolo della Serie A di allora; purtroppo invece due straordinari guardiani dei pali non sono mai riusciti a dimostrare appieno le loro favolose qualità con la Nazionale.

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