Chelsea-Real Madrid: quando Puskas doveva essere l‘allenatore dei Blues

Chelsea-Real Madrid: quando Puskas doveva essere l‘allenatore dei Blues

Ormai ex calciatore, l’ungherese sarebbe dovuto diventare il nuovo manager del club inglese e venne organizzata un’amichevole a Stamford Bridge contro le Merengues il 22 novembre 1966

Jacopo Pascone/Edipress

6 aprile

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Chelsea e Real Madrid, due club con un passato totalmente differente che nel calcio moderno lottano ormai costantemente ai massimi livelli, entrambi praticamente sempre presenti in Champions League. Si sono contesi un trofeo in una sola occasione – la Coppa delle Coppe 1971 vinta dai Blues –, che è anche il primo storico precedente ufficiale. Nonostante l’epilogo, all’epoca si trovavano in due dimensioni opposte, con gli spagnoli in leggero calo rispetto all’epopea delle cinque Coppe Campioni consecutive, ma ugualmente sempre presenti nei palcoscenici più importanti. Forse in pochi sanno che Ferenc Puskas, calciatore fenomenale e tra gli attori principi nel ciclo d’oro del Grande Real, è il protagonista di un curioso aneddoto legato proprio al Chelsea.

Ferenc Puskas a Stamford Bridge

Siamo nel novembre del 1966, la leggenda ungherese ha appeso gli scarpini al chiodo dopo aver vinto l’ultima Coppa dei Campioni con le Merengues. È in corso la pausa per le nazionali, con gli azzurri attesi dal debutto contro la Romania nelle qualificazioni per l’Europeo che si disputerà in Italia nel ’68 e che la Nazionale non si farà sfuggire... Nel frattempo Chelsea e Real Madrid ne approfittano per organizzare una partita di beneficenza a Stamford Bridge. Nonostante abbia smesso –  come si può notare dall’immagine di copertina in cui saluta il pubblico londinese visibilmente appesantito – partecipa anche Ferenc Puskas. Il motivo è interpretabile sfogliando l’edizione del Corriere dello Sport datata 23 novembre 1966 – giorno dopo la gara di beneficenza – che titola così un trafiletto: “Clamoroso: Puskas guiderà il Chelsea”. L’ungherese è promesso sposo dei Blues, ma in Inghilterra non allenerà mai.

Puskas: le dichiarazioni a Londra, tra ricordi e profezie

A Londra il “sinistro proibito” diede spettacolo 13 anni prima, quando con la collaborazione del fenomenale Hidegkuti – autore di una tripletta – e di tutta la “Squadra d’oro” ungherese umiliò l’Inghilterra a Wembley (3-6). Gli inglesi ancora se lo ricordano e nelle interviste a cornice dell’evento Puskas ammette che quell’Ungheria del ’53 avrebbe potuto battere anche l’Inghilterra fresca campione del mondo. Ma, soprattutto, tocca temi rivoluzionari che potrebbero essere addirittura attuali: “Il gioco sta tornando indietro. Oggi è soltanto difesa, difesa e ancora difesa, e se il calcio deve rimanere uno spettacolo è necessario cambiare, tornando ai tempi in cui lo scopo principale era quello di segnare dei gol. Come la nazionale ungherese del 1953: avevamo una buona difesa, avevamo anche dei buoni attaccanti e dei buoni mediani… segnavamo molti gol e davamo veramente spettacolo”. E ancora: “Presto qualcuno si accorgerà che le rivoluzioni tattiche conducono fatalmente alle controrivoluzioni. Sono certo che tra non molto accadrà qualche cosa nel calcio che ci farà apparire dei superati. Il nuovo verbo non verrà però dai Paesi che si consumano con il professionismo: verrà ancora dall’Ungheria e dalla Cecoslovacchia, dove i giocatori sono ancora dilettanti e gli allenatori hanno ancora il tempo di pensare”. Leggendo queste ultime parole a 56 anni di distanza è elementare sottolineare quanto Puskas si sia effettivamente soltanto sbagliato di un migliaio di chilometri: il nuovo verbo arriverà da Amsterdam, dove sta già nascendo il Calcio Totale dell’Ajax di Rinus Michels.

 

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