Carlos Alberto Parreira, l’uomo con la valigia

Carlos Alberto Parreira, l’uomo con la valigia

Giramondo, guidò il Brasile alla vittoria del Mondiale di Usa 1994 ai calci di rigore in finale contro l’Italia di Arrigo Sacchi. E quel record condiviso con Bora Milutinovic  

Paolo Marcacci/Edipress

27 febbraio 2023

  • Link copiato

Un uomo quasi sempre con la valigia. Dentro la valigia, un pallone, l’eco dei cui rimbalzi Carlos Alberto Parreira ha fatto in modo di farla sentire a distanze e latitudini che per il football erano ancora inconsuete, qualche decennio fa. Giunto al traguardo degli ottant’anni, il giramondo del pallone in quella valigia, divenuta nel frattempo scrigno di memorie, record e vittorie su scala planetaria, ha stipato più di cinquant’anni di aneddoti di calcio e di vita, mescolati ad arte in ragione di una “missione tecnica” che potremmo paragonare a una sorta di evangelizzazione calcistica, avviata negli anni Sessanta e costantemente alimentata dall’andirivieni lungo la ragnatela dei fusi orari, nella quale ogni volta è stata catturata la sua voglia di accettare l’ennesima sfida, in oriente come in occidente, sopra o sotto l’equatore. 

Parreira, pioniere del calcio africano

Nato a Rio de Janeiro il 27 febbraio del 1943, la sua porta di servizio per il calcio che conta è stata l’assunzione come preparatore atletico, figura embrionale nel mondo del pallone prima del 1970. In Brasile con il São Cristóvão, per diventare già allenatore poi in Ghana, con la nazionale africana e con l’Asante Kotoko. Subito due continenti da mettere nella bacheca delle esperienze, uno dei quali totalmente ancora da svezzare a livello tecnico e tattico, ma con un infinito materiale umano a disposizione. 

Zagallo, Pelé e il Brasile

Le porte della Selecão gli si schiudono sotto la guida del santone Mario Zagallo, prima come preparatore, poi come vice, passando attraverso le Coppe del Mondo del ‘70 e del ‘74, per poi seguirlo anche in Kuwait. Dall’inizio degli anni Ottanta in poi è come se il nastro delle esperienze e delle coordinate geografiche per lui si velocizzi fino a impazzire: CT del Brasile dopo il fallimento di Telê Santana nel 1982, ma per poco; guida vincente della Fluminense, poi l’offerta della Federazione dell’Arabia Saudita, quindi quella degli Emirati Arabi. Sempre esportando quell’espressione bonaria buona per ogni angolo del pianeta affamato di calcio. 

Usa ‘94, Bebeto, Romario e il rigore di Baggio

Dal ‘91 è CT di un Brasile ambiziosissimo, ancora una volta con l’eterno Zagallo accanto, stavolta nel ruolo di direttore tecnico. È il Brasile di Pasadena, quello di Bebeto e Romario, di Dunga e Aldair, della quarta Coppa del Mondo che atterra sul suolo statunitense nell’estate del 1994, quando dolorosamente per noi italiani decolla troppo in alto quel pallone calciato dal dischetto da Roberto Baggio. 

Fino a casa di Mandela

Poi, di nuovo la valigia: Spagna con il Valencia, Turchia per vincere con il Fenerbahce, di nuovo Brasile col San Paolo, Stati Uniti, ancora l’Arabia, quindi varie e variegate esperienze in patria: Fluminense, Atlético Mineiro, Santos, Internacional, Corinthians. Sempre viaggiando, spesso vincendo. Quindi, di nuovo il Brasile da CT, per il Mondiale tedesco del 2006, eliminato ai quarti dalla Francia. A quel punto, pensione meritata? Nemmeno per sogno: nazionale del Sudafrica, esperienza interrotta e poi ripresa per motivi personali, con in mezzo un periodo da allenatore della Fluminense, fino al Mondiale del 2010 sotto gli occhi di Mandela, in casa dei Bafana Bafana, che non superano però il primo turno. Dulcis in fundo, ancora il Brasile, dal 2012 al 2014, come Direttore Tecnico accanto a Felipe Scolari. 

Carlos Alberto Parreira, il recordman in Coppa del Mondo

Parreira è nella storia della Coppa del Mondo non solo perché l’ha vinta, ma anche perché l’ha, per così dire, circumnavigata: ha guidato cinque nazionali diverse in una fase finale di un Mondiale, partendo dal Kuwait nel 1982, per poi guidare gli Emirati Arabi nel 1990, Brasile 1994 e 2006, Arabia 1998 e Sudafrica 2010. Come lui, soltanto Bora Milutinovic, altro navigatore di cabotaggio del pallone. 

Condividi

  • Link copiato

Commenti