Il cuoio

Calciomercato: Ronaldo, il Fenomeno che conquistò Milano

L’innamoramento del presidente Moratti, la trattativa estenuante e i sogni scudetto di un fuoriclasse che ha incantato i tifosi nerazzurri

"Giorno felice, vengo per vincere lo scudetto!" così parlò, dalla Bolivia, Luis Nazario da Lima, Ronaldo, quello “vero” come ricordano e amano precisare ancora oggi molti interisti nostalgici quando si trovano a parlare di un quinquennio durante il quale mancò soltanto lo scudetto. Lui si trovava su quelle alture dall’aria rarefatta dove col Brasile avrebbe conquistato la Copa Amèrica, mentre in Italia all’alba del 21 giugno 1997 si diffondeva la notizia che il giorno prima Massimo Moratti aveva perfezionato il suo acquisto dal Barcellona, al termine di una trattativa epocale che prevedeva il versamento di una clausola rescissoria da 48 miliardi di lire.

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La trattativa per portare il Fenomeno a Milano 

C’è una versione, a metà strada tra cronaca e letteratura popolare, che vuole che l’infatuazione del patron nerazzurro per il Fenomeno, rigorosamente con la maiuscola, abbia una data precisa, ovvero quella del 13 aprile del 1997, quando in casa dell’Atletico Madrid, al “Vicente Calderon”, Ronaldo con la maglia del Barcellona si era reso autore di una prestazione sontuosa, siglando una tripletta annichilente per i Colchoneros padroni di casa. Come è facile immaginare, da quella sera di primavera in poi venne imbastita una trattativa non solo onerosa (oltre ai 48 miliardi della clausola, ci sarebbero stati da versare ovviamente i soldi dell’ingaggio, ovvero 6 miliardi all’anno per cinque anni), ma anche particolarmente farraginosa per più di un motivo: innanzitutto, attraverso la mediazione dell’agente Giovanni Branchini e grazie all’operato di Luisito Suarez e Sandro Mazzola, la gestione del prevedibile braccio di ferro con la dirigenza catalana, che mirava a far rinnovare il contratto al Fenomeno per poi poter giocare al rialzo sul prezzo e che alla fine della trattativa riceverà per decisione della FIFA un “indennizzo” extra di tre miliardi. In secondo luogo, sul giocatore era piombata anche la Lazio più munifica di sempre, quella al cui vertice sedeva Sergio Cragnotti. Moratti, nei giorni più caldi della trattativa, parlava di Ronaldo come di uno che, ancora prima di apporre la sua firma così costosa, in un modo o nell’altro si sentisse già interista: "Cragnotti può dire quello che vuole, ma questa non è un’asta, altrimenti avremmo già rinunciato: se il giocatore sceglierà l’Inter, è perché gli siamo simpatici". I ben noti slanci sentimentali del presidente, uniti forse a una captatio benevolentiae preventiva. 

La clausola rescissoria del Barcellona

Già ma, visto che l’abbiamo nominata più di una volta, che cos’era e come funzionava la cosiddetta clausola rescissoria di cui sopra? Lo potremmo sintetizzare dicendo che in realtà era stata l’Associazione calciatori spagnola a volerla, facendo passare questa norma come una grande conquista; in fondo, a voler essere maliziosi, potremmo usare la seguente similitudine: si trattava del cartellino del prezzo appiccicato a ogni giocatore. Buon per l’Inter, intervenuta quando la clausola su Ronaldo era ancora enorme (48), non grottesca (120) come sarebbe diventata se il Barcellona gli avesse fatto firmare il nuovo contratto. Tornando all’arrivo del Fenomeno nel calcio italiano, da quel momento cominciava l’avventura in maglia nerazzurra del più iconico degli stranieri interisti dell’era moderna; una vicenda alla quale nulla mancò, a livello di romanzo popolare: l’amore, il tradimento, l’odio (non solo sportivo) verso l’ex. Infine, la felicità intravista e mai afferrata, ossia lo scudetto.

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