Il cuoio

Calciomercato, la ripicca di Cordova: dalla Roma alla Lazio

Nove anni in giallorosso, 139 partite da capitano, poi il litigio con il presidente Anzalone e l’incredibile passaggio in biancoceleste nel 1976

Da bandiera della Roma a pedina imprescindibile del centrocampo della Lazio. Da idolo della tifoseria giallorossa, a calciatore stimato da tutto l’ambiente biancoceleste. Il caso di Franco, per tutti “Ciccio” Cordova, resta ancora oggi argomento di discussione tra i tifosi delle due squadre. Alcuni laziali hanno fatto fatica a digerirne l’approdo a Tor di Quinto, ma sono diventati in breve tempo i suoi primi sostenitori. I giallorossi hanno reagito con stupore al suo trasferimento da una sponda all’altra del Tevere, ma poi, una volta capiti i motivi, non lo hanno mai giudicato. Anzi, qualcuno è pure andato all’Olimpico per vederlo in azione durante le gare dei biancocelesti. “Ciccio, la Roma ti ha tradito, la Lazio ti ha capito”, recitava uno striscione issato dai tifosi laziali durante un match casalingo. Una sintesi perfetta, che spiega in poche parole uno dei casi di mercato più spinosi e ambigui degli Anni Settanta.

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Dagli esordi fino al Brescia

La storia calcistica di Cordova inizia a Salerno, dove esordisce in prima squadra. Dalla Campania passa subito in Serie A al Catania, nel 1963. In Sicilia si mette in evidenza come uno dei centrocampisti più tecnici del campionato. A credere nelle sue qualità è l’Inter del “Mago” Herrera, che lo vuole a Milano per fare il sostituto di Corso. Ma il carattere burrascoso ed eccentrico del calciatore, mal si sposa con la rigidità dell’allenatore nerazzurro, che lo boccia prematuramente. Ciccio si riscatta immediatamente, prima a Brescia, poi nella Roma, dove si trasferisce l’estate del 1967. A volerlo nella Capitale è Oronzo Pugliese, che lo trasforma in leader del centrocampo.

Cordova in giallorosso

Cordova diventa immediatamente un idolo per tutti i tifosi della Roma. Gioca con i giallorossi nove stagioni, colleziona più di 200 presenze in Serie A e, dalla stagione 1972-73, indossa con orgoglio la fascia di capitano. Sposa la figlia del presidente giallorosso Marchini, l’attrice Simona, e sembra destinato a chiudere la carriera con il club giallorosso. Ma con l’avvento di Anzalone le cose cambiano drasticamente. Il rapporto tra i due non sboccia. Anzi: il presidente prima lo mette fuori squadra, poi lo cede al Verona. Cordova, che legge la notizia sui giornali, non viene interpellato e si trova di fronte al fatto compiuto. Prova a chiedere ad Anzalone di rimanere nella Capitale, ma una volta capite le intenzioni del patron romanista, studia la più incredibile delle ripicche. Evita il trasferimento in Veneto e con un escamotage riesce a riscattare il suo cartellino, liberandosi da ogni vincolo. Ciccio può accordarsi con chi vuole e sceglie la Lazio, che gli offre l’occasione di rimanere nella Capitale.

Il cambio di sponda

L’inizio è traumatico: i romanisti si ribellano, i laziali fanno fatica a digerirlo. Lui stesso è dubbioso. Il giorno del suo esordio (contro la Juventus all’Olimpico) è titubante. Mentre tutti i suoi compagni entrano in campo, lui è ancora incerto se indossare o meno la maglia della Lazio. Uno dei dirigenti laziali, Parruccini, lo implora e lo convince. Ma una volta messa la casacca laziale, la onora per tre stagioni esaltanti. Cordova regala al centrocampo biancoceleste qualità ed esperienza. Con Vinicio la Lazio gioca un calcio divertente e spettacolare, che esalta le doti di Cordova, diventato in breve tempo leader e uomo spogliatoio. Sulla sponda biancoceleste del Tevere vive una seconda giovinezza. Gioca 85 partite in campionato, 14 in Coppa Italia e tre in Coppa Uefa. Sostituisce in campo e nei cuori dei tifosi, un totem come Mario Frustalupi, il faro della mediana laziale dello scudetto. Nel 1979, a 35 anni, lascia definitivamente la Capitale per Avellino. Stavolta il suo trasferimento fu meno traumatico e discusso.

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