Ronaldo, il Fenomeno che non abbiamo visto

A cinquant’anni, Ronaldo resta il più grande dei rimpianti: un talento incontenibile persino per il corpo che avrebbe dovuto sostenerlo
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Ronaldo, il Fenomeno che non abbiamo visto

Paolo Marcacci/EdipressPaolo Marcacci/Edipress

Pubblicato il 17 settembre 2026, 20:30

Abbiamo ancora negli occhi il modo in cui ci mostrò di essere speciale. Non sapremo mai quanto, ancora e di più, sarebbe potuto essere forte. Contraddizione in termini? No, uno iato tra il potenziale enorme e gli sgambetti del destino, o della natura, della genetica, della fisiologia se preferite. Al meglio di sé che ci fece stropicciare gli occhi, mancherà per sempre quel qualcosa, più grandioso ancora, che non avemmo modo di vedere, perché a lui fu preclusa la possibilità di esibirlo. Il calcio gli diede tempo per dimostrare di essere il migliore, il corpo gli tolse la possibilità di offrire il meglio di sé che continueremo a immaginare.

Ronaldo il Fenomeno, un talento troppo grande per il suo corpo

È il paradosso di Luís Nazário da Lima, per sempre il primo Ronaldo, "Ronaldo fenomeno" come viene naturale specificare per distinguerlo dall'altro, diversamente grande, premiato dagli antipodi di una integrità non scalfibile nemmeno dal tempo.

Ronaldo "Il fenomeno", da quando poggiò i tacchetti in Italia, dando subito l'impressione che una sorta di martello pneumatico cominciasse a scuotere l'erba dal momento in cui i suoi quadricipiti scaricavano al suolo la potenza di accelerazioni che così intense non avevamo visto mai; inconfondibili al punto tale che, come le sue, non ne vedremo mai più, pur con tutta l'evoluzione atletica che nel calcio non si ferma mai.

Se i muscoli venivano dal futuro, i tendini, a cominciare da quelli rotuleo, sopportavano un presente di sovraccarico a un certo punto non più sostenibile. Il livello delle sue prestazioni era troppo elevato persino per lui stesso.

L’arrivo di Ronaldo all’Inter nell’estate del 1997

Quando l'Inter lo acquistò dal Barcellona, nell'estate del 1997, non solo la gente nerazzurra cominciò a volergli bene: fu una festa del pallone in tutta Italia, laddove l'ammirazione per ciò che la sua classe scriveva sull'erba si sposava alla simpatia per un sorriso da fumetto, per una faccia destinata a rimanere per sempre bambina.

I dribbling, i gol e gli infortuni che cambiarono la sua carriera

Oggi compie mezzo secolo da star, Ronaldo, e i ricordi si ingarbugliano come le linee dei suoi dribbling, dei suoi doppi e tripli passi che rendevano strabici allo stesso modo gli occhi di quelli che gli guardavano i piedi e degli altri che fissavano la palla. Ogni volta che lo si vedeva ricevere palla per poi buttarla avanti come se fosse legata al filo elastico del suo scatto imprendibile, i tifosi avversari provavano il disagio dato dall'essere costretti a tremare di ammirazione. In ogni occasione in cui assistemmo al crollo dell'impalcatura del ginocchio, fu come una perdita dell'innocenza per il bambino che risvegliava dentro ognuno di noi ogni volta che un suo gol ci dilatava le vocali.

Il Mondiale del 2002 e il doloroso addio all’Inter

Quando lasciò l'Inter nell'estate del 2002 per andarsene a Madrid, restò molto più nitido il ricordo di due scudetti persi non solo sul campo rispetto a quello di una Coppa UEFA messa in bacheca. Aveva appena vinto da protagonista la Coppa del Mondo col Brasile, quattro anni dopo aver spaventato il pianeta per il malessere sofferto nel pomeriggio della Finale di Francia '98.

Dal Real Madrid al Milan, segnando anche contro il tempo

Cominciò a mettere su peso, non per eccessi alimentari ma per ipotiroidismo, e a ridurre la sua mobilità, senza intaccare il modo di trovare la porta; tornò in Italia, nientemeno che al Milan, nell'estate del 2007. Il comico Enrico Bertolino, interista duro e puro, disse che dopo aver visto partorire il figliol prodigo cinque anni prima, stava assistendo al ritorno del vitello grasso.

I gol e i numeri della carriera di Ronaldo

Dopo aver chiuso la carriera col Corinthians nell'inverno del 2011, le cifre della sua carriera nei club lasciarono in dote 352 gol in 518 presenze. Al netto degli infortuni che hanno drammaticamente segnato la sua storia calcistica, nei club Ronaldo ha segnato una media di 0,68 gol a partita, una rete ogni 120 minuti giocati. Media praticamente identica in Nazionale: 0,63 reti a partita (62 in 98 presenze), una ogni 125 minuti giocati. Sempre tenendo presente che un telaio troppo fragile per le sollecitazioni di un motore così potente gli ha sottratto perlomeno un terzo del potenziale nel pieno della carriera.

Messi, Zidane, Totti, Figo e compagnia deliziante: ogni volta che domandano a uno di questi fuoriclasse chi sia stato il più forte che abbiano mai visto, la risposta è sempre la stessa: Ronaldo il Fenomeno, con la maiuscola per l'accresciuta nostalgia, la stessa che ci assale quando chiudiamo gli occhi e lo rivediamo scattare, diventando subito imprendibile, come negli anni in cui Ronaldo era la gioia di tutti i tifosi, anche di quelli che di lì a qualche istante avrebbero subito il gol.

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