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Redazione

23 agosto 2013

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Inizia domani il nuovo campionato di Serie A. Dopo mille parole e la solita overdose di mercato estivo, finalmente contano i risultati. I punti. Ho letto molte griglie di partenza in questi giorni, tutte con la Juve superfavorita. Da Gianni Mura ai Bookmakers, dagli allenatori ai semplici tifosi. Se la squadra di Conte vincesse, sarebbe la prima volta di un tris di scudetti bianconeri dai tempi della Juve di Carcano dei primi Anni 30. Solo la statistica le è ostile. Per gioco, non avendo mai vinto nessun tipo di scommessa, traccio anch’io la mia griglia di partenza (rinviandovi a quella del grande Roberto Beccantini nel Guerin Sportivo in uscita il 10 settembre). Juventus 35%. È la squadra più forte, la più completa, la più rodata. Ha un allenatore affamato di vittorie, che sul 4-0 contro la Lazio nella Supercoppa italiana riusciva ancora a incitare e a sgridare i suoi. Il punto di debolezza di un anno fa, l’attacco, ha avuto benefici: Tevez magari non segnerà cifre mostruose di gol, ma segnerà. Vucinic è un’ideale seconda punta. Quando entrerà in forma, Llorente darà il suo contributo. Mi aspetto l’ulteriore, poderosa crescita di Pogba. La Champions impegnerà parecchio Madama, ma non al punto da farle perdere di vista il campionato. Conte non transige. Ogbonna va ad arricchire la migliore difesa del campionato. Napoli 20%. Ha rivoluzionato più di tutti. Si tratterà di capire dove pende la bilancia: incideranno di più le assenze di Cavani e Mazzarri, due fuoriclasse nei rispettivi ruoli, o invece i nuovi acquisti, a partire dall’eccellente Higuain, già ben calato nella realtà napoletana? La rosa si è allargata per fronteggiare la Champions, frutto dell’esperienza di due anni fa. Il punto di forza mi pare nella trequarti, nei tre uomini del 4-2-3-1 che agiranno alle spalle di Higuain: Hamsik, Insigne, Mertens, Callejon, Pandev. Nessuno ha tanta ricchezza tecnica e potenziali reti. Il centrocampo è rodato e solido come deve essere per questo tipo di modulo. La difesa è accettabile, tenuto conto delle partenze di De Sanctis e di Campagnaro, ma anche degli arrivi di Pepe Reina (con l’interessante Rafael già pronto) e Albiol. L’unica incognita, lo dico, è l’adattabilità di Benitez all’ambiente napoletano. Reggerà alle pressioni di un presidente e di una tifoseria con enormi ambizioni e alle eventuali critiche se le cose dovessero girare storto? A ogni modo, è l’unica alternativa alla Juve per lo scudetto. Fiorentina 15%. Con Gomez e Pepito Rossi, ha la migliore coppia d’attacco dell’intero campionato. Due che insieme potrebbero sfondare il muro delle 40 reti. Non mancano alternative. In attesa di capire il destino di Ljajic, ci sono l’ispiratissimo e devastante Cuadrado in fascia, Joaquin come cambio, l’inserimento di centrocampisti dal gol facile. Ecco: il centrocampo resta la cosa paradossalmente più bella di questa squadra, perché è lì che la filosofia di gioco di Montella prende forma. Possesso palla, dominio del gioco. suggestioni spagnole, perfettamente rappresentate da Borja Valero. La corsa e la saggezza di Ambrosini torneranno utili. Il punto debole è tutto in difesa. A oggi manca un portiere affidabile (no, Leto non può essere il titolare) e un’alternativa a Roncaglia, che mi pare giocatore troppo alterno nel rendimento. Un anno fa, la Viola incassò 44 reti: se vuole essere da primo posto deve quasi dimezzarle. Milan 15%. Sulla carta vale meno della Fiorentina. Così come del Napoli o della favoritissima Juve. Ma una piccola chance va data al Diavolo. Ha pur sempre l’attacco della Nazionale e un Balotelli disponibile stavolta dalla prima giornata. Il centrocampo recupera De Jong, muscoli utili alla causa. E un Montolivo sempre più leader. Bisogna però che Boateng e Robinho tornino a essere dei veri valori aggiunti, uomini-gol, e non freni come negli ultimi tempi. Il punto debole è la difesa, vecchia e di modesto livello, ma magari Allegri farà l’ennesimo capolavoro e troverà il modo di darle maggiore copertura. Il rinforzo che serve non è Honda, ma un centrale più giovane di Mexes. Inter 10%. Può una squadra arrivata nona nell’ultimo anno tornare competitiva di colpo? Per giunta senza acquisti di spessore, non potendo ritenere tali i giovani Belfodil, Icardi, Taider e Wallace. Si faranno, ma non sono pedine fatte e finite per correre in alto. Eppure Mazzarri è un allenatore abituato a fare miracoli. Dai tempi della salvezza della Reggina al grandissimo Napoli di questi anni. Dovrà rigenerare Cambiasso e fare di Guarin e Kovacic due incursori in grado di segnare. Dovrà ridare sicurezza a Ranocchia e accelerare la crescita di Juan Jesus. Dovrà anche pregare che Jonathan e Nagatomo si dimostrino laterali affidabili per il suo gioco (non essendo arrivati sin qui Isla o Zuniga) e che Milito rientri il prima possibile, perché con Palacio resta la maggiore sicurezza là davanti. Le imprese non spaventano Mazzarri, forse per questo mi sento di dire che la certezza a oggi è più lui di Thohir. Lazio-Roma 5%. La Capitale continua a essere avviluppata nel suo derby privato, proseguito tutta l’estate a colpi di sfottò sui cieli del litorale e della città. Al dunque, anche questo rimane un freno per i due club. Stavolta le parti, piuttosto vicine come valore, si sono però invertite. La Lazio ha speso assai per Biglia e Felipe Anderson, con il pericolo (emerso in Supercoppa) di accrescere troppo il traffico nel mezzo. La difesa è valida, con il migliore portiere italiano (Marchetti). Lascia invece qualche perplessità l’attacco, nel senso che Klose non è eterno. Dall’altra parte, la Roma ha rinunciato a pezzi pregiati: Marquinhos (che dolore!), Osvaldo e ormai Lamela. Nel momento in cui scrivo, anche Pjanic è a rischio, proprio quando Garcia lo stava promuovendo a faro del gioco. Eppure la Roma rimane un’eccellente formazione, con un portiere finalmente affidabile (De Sanctis), un innesto utile come Benatia, ma soprattutto il forte Strootman. La curiosità è Gervinho, voluto da Garcia. A proposito di quest’ultimo, chissà se vedremo l’allenatore che ha conquistato pieni consensi in Francia o solo un tecnico velleitario come sono stati, nell’ultimo biennio, Luis Enrique e Zeman. Spero e propendo per la prima. E ora spazio al vostro pronostico.

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