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La sfiducia di Moratti

Da diversi mesi Massimo Moratti mi pare un uomo stanco di calcio, annoiato dal suo mondo. Lo osservavo ancora ieri in tribuna a San Siro. Più che arrabbiato per la beffarda sconfitta contro il Novara, una caduta che è costata all’Inter la prima vera contestazione dopo molto tempo, vedevo un presidente sfiduciato, forse stufo di passare le domeniche al freddo e a soffrire in tribuna. Il lider Massimo portava nel volto l’espressione che in genere hanno i fidanzati stanchi di una relazione, quando ti guardi intorno per trovare le parole giuste per rendere l’addio meno traumatico. La carica iniziale, la prima cotta per l’Inter, non esiste più. Fisiologico. Ma è lontano anche lo slancio successivo, quello che dal 2006 al 2010 lo aveva condotto - attraverso Mancini e Mourinho - a vincere tutto in campionato e in Europa. Moratti aveva preso prima Ibrahimovic, Samuel e Maicon, quindi Eto'o, Milito e mille altri. Oggi ha comprato Guarin (rotto), Juan Jesus (lo vedremo mai?), Palombo (ieri in panchina). Moratti sa bene che questa squadra va rifondata. Almeno cinque grandi giocatori urgono per l’estate, insieme a un allenatore carismatico, che non sarà perciò Claudio Ranieri. Serviranno altri soldi, moltissimi, dopo gli oltre mille milioni di euro spesi per l’Inter in 17 anni. Moratti sa anche che il bilancio è pesante, gravoso, con il fair play finanziario che incalza. Mettiamoci infine che il prossimo anno rischiano seriamente di mancare i proventi Champions, visto che il terzo posto si allontana, e il conto è fatto. Volendo, la sua rincorsa sul Milan, sulla Juve e sul babbo è completata, mai come oggi sarebbe giunto il momento di portare via i panni. Sbaglierò il giudizio, ma se domani mi dicessero che Moratti ha messo in vendita l’Inter - cosa che avrei ritenuto impossibile sino a due anni fa - non mi stupirei più della cosa. Sono l'unico a pensarla così?