Real Madrid-Manchester City: la seconda vita di Steve McManaman

Real Madrid-Manchester City: la seconda vita di Steve McManaman

Dopo tanti anni passati con il Liverpool, l’inglese si trasferì nella Liga per vincere tutto con i Blancos. Il suo ritorno in Premier ai Citizens fu deludente

Jacopo Pascone/Edipress

4 maggio

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La lunga gittata con le mani di Roberto Carlos spiove nell’area di rigore, la difesa del Valencia allontana; McManaman raccoglie la respinta e con uno splendido tiro al volo fulmina Canizares, avvicinando il Real al trionfo. È da qui che vogliamo iniziare il racconto della seconda vita di Steve McManaman, divisa tra Real Madrid e Manchester City. Era la prima finale di Champions League del nuovo millennio, che incoronò campioni i Blancos per l’ottava volta, grazie al 3-0 sul Valencia firmato anche Morientes e Raul.

Da Liverpool a Madrid

Figlio di Liverpool, l’esterno inglese approdò a Madrid dopo quasi un decennio trascorso in maglia Reds. E pensare che per la sponda rossa del Mersey non sarebbe mai voluto passare: era tifosissimo dell’Everton fin da bambino. È anche stato relativamente sfortunato, visto che in 9 anni di militanza all’ombra della Kop è riuscito a mettere in bacheca a malapena una Coppa di Lega e una FA Cup. Nulla pensando alla tradizione del club. A Madrid l’estroso esterno britannico si riprese tutto, ricevendo indietro dal calcio quella gloria mai troppo vicina negli anni passati in Premier. McManaman era svincolato e Lorenzo Sanz lo portò al Bernabeu nell’estate ’99, offrendogli un quadriennale. Fu il primo inglese in assoluto a trasferirsi dalla “nuova” Premier League alla Casa Blanca.

La Champions League e Florentino Perez

Nella prima stagione la squadra, oltre a vivere l’avvicendamento in panchina tra John Toshack e Vicente Del Bosque, partì in un clima burrascoso, con tante cessioni illustri sul mercato dovute alla pesante condizione di crisi delle casse del club. Nella Liga finì male (5° posto), ma in Europa arrivò una vittoria inattesa che non poté far altro che smaterializzare i fantasmi d’inizio stagione. Steve McManaman nella finale di Parigi segnò un gol fantastico e fu etichettato come migliore in campo dalla maggioranza della stampa europea. Nell’annata seguente, però, cambiò tutto: Florentino Perez s’insediò ai vertici della società e fece follie per acquistare Figo dal Barça (140 miliardi, menomale che le casse del club erano in crisi). Il club aveva bisogno di un ritorno e così l'inglese fu messo sul mercato. Arrivarono decine di offerte, ma McManaman le rifiutò tutte: voleva giocarsi le proprie chance al Real. Anche all’interno dello spogliatoio alcuni senatori (come Salgado) si schierarono dalla parte di Steve, affermando che non meritava un trattamento simile. Addirittura i tifosi in un sondaggio su El Mundo Deportivo espressero un plebiscito in suo favore, con il 90% dei voti a incitarne la permanenza.

La seconda Champions

McManaman rimase così a Madrid, dirottando principalmente il suo gioco sulla fascia sinistra, creando una grande intesa con Roberto Carlos. Si distinse in zona assist nel 2000-01, con 8 passaggi vincenti in 28 presenze che contribuirono alla conquista della Liga. Con la politica dei Galacticos, sulla quale ormai puntava il Real Madrid, il suo minutaggio diminuì, ma l’ex Liverpool seppe sempre farsi trovare pronto, risultando efficace anche a gara in corso. Come nella semifinale d’andata di Champions, quando un suo delizioso pallonetto in pieno recupero al Camp Nou tagliò le gambe ai catalani. Il Real non vinceva un Clasico in trasferta dal ’93 e con lo 0-2 si ritrovò spianata la strada verso la finale, decisa poi dal celebre sinistro volante di Zidane contro il Leverkusen. Su di lui Butragueno disse: “McManaman è un gentiluomo e un giocatore eccellente”. Mentre Johan Cruijff lo definì “El socio de todos” (“il miglior partner di tutti”).

Il deludente ritorno in Premier League

Seguì solo un’ultima stagione per Steve alla Casa Blanca, in cui conquistò un’altra Liga, ma giocando sempre meno. Quelli dell’estate 2003 furono gli ultimi mesi passati a Madrid, in concomitanza con l’arrivo di David Beckham, che McManaman aiutò ad ambientarsi. Il 30 agosto, a margine della finestra di calciomercato estiva, nonostante le pressioni dello Spice Boy, fece ritorno in Premier League firmando per il Manchester City. Determinante per la sua scelta fu la figura di Kevin Keegan, tecnico dei Citizens e suo grande ammiratore fin dai tempi del Liverpool. L’esperienza al City durò solo due stagioni e fu assolutamente deludente: ancora relativamente giovane (31 anni) McManaman aveva ormai perso i ritmi della Premier League e riscontrava sempre più spesso problemi fisici. Nel biennio passato a Manchester ritrovò anche il suo amico di vecchia data Robbie Fowler, ma la coppia attirò l’attenzione mediatica più per i vissuti extra campo che per le giocate sul rettangolo verde.

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