John Robertson, il “Supertramp” che rese grande il Nottingham Forest

John Robertson, il “Supertramp” che rese grande il Nottingham Forest

Con il club inglese vinse due Coppe Campioni consecutive decidendo con un suo gol la finale del 1980 contro l’Amburgo. Per le sue doti Brian Clough lo soprannominò “Picasso”

Paolo Marcacci/Edipress

19 gennaio

  • Link copiato

Lo chiamavano Supertramp, quando era un calciatore. Il supervagabondo, per l’immancabile sigaretta che sembrava sempre sul punto di cadergli dalle labbra e per lo stile trasandato, a metà tra un hippy e un bohemién, in salsa scozzese. Artista lo era per davvero, bastava vederlo palla al piede quando un compagno si liberava occupando la zolla giusta per ricevere il pallone. Il Nottingham Forest che attraversa il decennio che va dal 1970 al 1980 non è soltanto una squadra, divenuta nel frattempo grandissima; è una pagina di letteratura, una predestinazione collettiva che dal sogno di un uomo vide nascere l’autostima di un gruppo. Per quel gruppo, il brevilineo John Robertson era indispensabile. Perché con la palla faceva ciò che un paesaggista fa col pennello, forse di più.

Abbonati per continuare a leggere

Questo è un contenuto riservato agli abbonati. Hai letto tutti gli articoli gratis del mese, non smettere di leggere e attiva l’offerta, tanti contenuti con un unico abbonamento.

Abbonati a € 2,99 € 4,50

Abbonati ora

Commenti