Davids, da “mela marcia” del Milan a pilastro della Juve

Davids, da “mela marcia” del Milan a pilastro della Juve

Il centrocampista, passato nell’inverno del 1997 dai rossoneri ai bianconeri, fu il primo olandese della storia del club di Torino di cui divenne un uomo chiave per sette stagioni

Tommaso Mangiapane/Edipress

24 gennaio

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“Con la Juventus ho imparato a vincere. Non so come sia successo, è qualcosa che si respira nell'aria dello spogliatoio, sono concetti che vengono tramandati da giocatore in giocatore: è il sentimento che ti trasmettono milioni di tifosi e non c'è club nel mondo che ti faccia lo stesso effetto”. Parole che sanno di amore nato e mai finito, quelle di Edgar Davids per la Juventus. E credere che sia veramente così non è per nulla difficile, anzi. A Torino l’olandese ha vissuto probabilmente il periodo migliore della sua carriera: sette stagioni in cui ha aggiunto alla sua già ricca bacheca di trofei tre scudetti, due Supercoppe Italiane e una Coppa Intertoto contribuendo con 10 reti in 235 presenze.

Davids e il grande rapporto con la Juventus

 

Ma, oltre ai risultati sul campo, è stato l’intenso affetto mostrato per la maglia bianconera e ricambiato totalmente dai tifosi a distinguere Davids dai tanti altri giocatori passati a Vinovo in quegli anni. Un sentimento d’amore scattato da subito con il popolo juventino, che il centrocampista olandese – il primo oranje della storia del club – ha abbracciato nell’inverno del 1997 dopo la rottura con il Milan. I rossoneri lo avevano portato in Italia dall’Ajax, con cui tra gli altri titoli aveva vinto una Coppa Uefa e una Champions League facendo però un favore nel 1996 proprio alla Juventus. Il 22 maggio all’Olimpico di Roma, Davids si fece ipnotizzare dal dischetto dal suo futuro compagno di squadra Peruzzi nella notte in cui la Vecchia Signora ha alzato la sua fin qui ultima coppa dalle grandi orecchie della sua storia.

 

Via da Milano, Davids mostra le sue qualità

 

Da Milano Davids era partito per 9 miliardi di lire, lasciando nella testa dei tifosi non tanto l’appellativo di “pitbull”, che gli aveva dato anni prima Van Gaal, quanto quello di “mela marcia” con cui sembra che lo abbia definito Costacurta poco dopo la sua cessione. “Al Milan sono stato infortunato per diverso tempo e non ho dimostrato nulla, qui non deluderò” disse l’olandese al suo arrivo alla Juventus. E così fece. Dal suo esordio a Piacenza il 14 dicembre 1997, il nativo del Suriname ha portato nella squadra di Lippi prima e di Ancelotti poi, tutto il suo carisma in mezzo al campo. Non solo interdittore del gioco avversario grazie alla sua tenacia e al suo dinamismo: con i suoi dreadlock e gli occhiali speciali indossati dopo un’operazione per un glaucoma fino a fine carriera, il classe 1973 è diventato uno dei pilastri della Juventus di quegli anni, disputando altre due finali di Champions e facendosi valere anche in zona offensiva grazie al suo mancino e alle sue qualità in fase propositiva. Anche per queste doti, ricordiamo come uno dei migliori acquisti della storia del mercato di riparazione bianconera quello di Edgar Davids, il cui nome è infatti oggi su una delle 50 stelle della Walk of Fame dello 'Stadium'.

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