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Clarence Seedorf, la nobiltà del vincente

Alessandro Ruta/Edipress
Pubblicato il 31 marzo 2026, 18:05
Eccolo, l'uomo dei record, l'unico capace di vincere la Champions League con tre squadre diverse: Clarence Seedorf, un giocatore che raramente troverete negli elenchi delle squadre ideali a cavallo dei due millenni, ma che ha fatto la storia. Nato in Suriname, olandese non solo di passaporto ma anche per Dna calcistico con la sua capacità di fare letteralmente tutto, è stato uno su cui appoggiarsi soprattutto nei momenti importanti.

Completezza
Ajax, Real Madrid e Milan: 4 Champions League vinte con questi tre club, l'aristocrazia del calcio mondiale. Clarence Seedorf ha avuto un percorso da manuale. Sbocciato e sgrezzato ai Lancieri, nel 1995 ad appena 19 anni è già sul tetto d'Europa. Louis Van Gaal con la sua "banda" di ragazzini dell'Ajax, più qualche saggio stagionato, realizza un vero capolavoro. Nel suo 3-4-3 con il centrocampo a rombo Seedorf occupa in realtà più di un ruolo. Può fare l'incursore, l'interditore e finalizzare lui stesso. Baricentro basso, è veloce e sa giocare a testa alta. Ha appena sollevato quella Champions League che si presenta ad Amsterdam la Sampdoria, che lo porta in Serie A. In quello che sarà il "suo" campionato.

In blucerchiato, pur giocando benissimo guidato da Eriksson, dura appena una stagione. Le sirene dei grandissimi club ormai sono costanti, prevale il Real Madrid. I blancos, in una delle pochissime annate in cui sono fuori dalle coppe europee, tornano immediatamente competitivi. Conquistano la Liga e tornano in Champions League. Nel 1998 ad Amsterdam, ma non nel vecchio stadio dell'Ajax bensì nella futuristica Amsterdam Arena, Seedorf trionfa di nuovo nella massima competizione continentale: è la finale contro la Juventus, vinta 1-0 con gol di Mijatovic. A Madrid comunque gioca soprattutto da equilibratore di qualità in una squadra chiaramente votata all'attacco, con tre punte vere davanti.

"Albero di Natale"
Il gennaio del 2000 comunque porta una grande novità. Dopo una serie di dissidi con lo spogliatoio, Seedorf viene ceduto dal Real Madrid all'Inter. Molto strano che un giocatore di tale caratura venga "sbolognato" nel mercato d'inverno, Clarence ha solamente 23 anni peraltro, ma i nerazzurri colgono l'occasione. Seedorf nell'Inter vivrà alti e bassi, alcuni picchi stratosferici come la doppietta alla Juventus nel pirotecnico 2-2 del campionato 2001-02: due sassate dalla distanza, di destro e di sinistro, che finiscono all'incrocio dei pali. Tuttavia sarà quella l'unica esperienza in cui non vincerà nessun trofeo. Mai continuo, questo sì, a volte un po' superficiale, diventa protagonista di un'operazione di mercato che cambierà la storia del calcio italiano, scambiato alla pari con Francesco Coco, promettente terzino sinistro del Milan.

In rossonero Seedorf rinasce, circondato da giocatori che parlano la sua stessa lingua calcistica. Può giostrare più arretrato, come al Real e all'Ajax, o in appoggio alla prima punta, nel celebre 4-3-2-1 disegnato dall'allenatore Ancelotti e che prende il nome di schema ad "Albero di Natale". Il risultato? Due Champions League, due scudetti, una Coppa Intercontinentale, due Supercoppe Europee, in un decennio senza precedenti, quantomeno per il Milan. Con la certezza di sapere che nelle partite importanti Seedorf avrebbe dato il suo contributo. Due esempi su tutti, l'assist geniale per Shevchenko nel derby di ritorno della semifinale di Champions del 2003 e il gol nella semifinale di ritorno del 2007 al Manchester United. Un'unica macchia nella carriera formidabile di Clarence a livello di club, gli scarsi risultati con la nazionale olandese. Almeno tre i grandi rimpianti, le semifinali perse ai rigori al Mondiale 1998 e all'Europeo del 2000, più quella di Euro 2004.
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