Rino Marchesi, gentiluomo della panchina

Un ricordo del tecnico che negli anni Ottanta, al termine di una lunga gavetta, allenò sia Maradona che Platini, passando per Napoli, Inter e Juventus
Rino Marchesi, gentiluomo della panchina

Alessandro Ruta/EdipressAlessandro Ruta/Edipress

Pubblicato il 2 marzo 2026, 10:22

Il volto gentile, una voce mai arrabbiata, un gentiluomo della panchina: questo era Rino Marchesi, allenatore milanese ma trapiantato a Firenze, dov'è morto all'età di 88 anni. Giocatore di spessore, tecnico simbolo di un decennio, gli anni Ottanta, in cui affermarsi in Italia non era facile, ma lui ci era riuscito. Napoli, Inter e Juventus, senza dimenticare provinciali come l'Avellino e il Como, gestendo grandi campioni e futuri fuoriclasse: il primo allenatore di Maradona in Serie A, ad esempio.

 

 

 

 

Da Firenze ad Avellino

Fiorentino d'adozione, comunque. Fin da quando da calciatore con la maglia viola Marchesi è parte integrante di un ciclo formidabile per i toscani, quasi irripetibile: due Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, tra 1961 e 1966. Ruolo di Rino in campo, mediano un po' oscuro, portatore d'acqua in un gruppo in cui le stelle sono altre, specie davanti, come Hamrin e Da Costa. Racimola anche due presenze in Nazionale, poca roba, in quel periodo la concorrenza è tanta, prima dei Mondiali del 1962. In Toscana Marchesi mette radici anche a fine carriera, dopo un'altra bella esperienza alla Lazio. Chiude da calciatore a Prato e inizia l'avventura da allenatore a Montevarchi, subito in Serie C, nel 1973, ed è salvezza immediata, comoda, svezzando gente come Onofri e Braglia. Il passo successivo è con il Mantova, tornando al "suo" nord, lui nato a San Giuliano Milanese, oggi dormitorio di Milano e all'epoca cittadina in mezzo alle campagne e alla nebbia. Sono anni fruttiferi con i biancorossi, sfruttando l'incredibile vena realizzativa di un attaccante di culto come Erasmo Iacovone, 22 gol in due campionati. Il Mantova non viene promosso in B, non rischia nemmeno mai la retrocessione, però il nome di Marchesi comincia a circolare e in B ci va Marchesi, con la Ternana. Sfiora il balzo in Serie A per due punti con gli umbri, nel segno sempre della solidità. A 41 anni è tempo di entrare tra i grandi.

 

 

 

 

Ecco dunque la chiamata dell'Avellino, al debutto nella massima serie. E per due anni di fila arriva la salvezza, dove stavolta l'attaccante di riferimento, o di culto, è Roberto "Gil" De Ponti. Fa in tempo a lasciare gli irpini alla vigilia dello scandalo del Totonero che li penalizzerà all'inizio della stagione 1980-81.

 

 

 

 

Maradona e Platini

Non deve spostarsi di nuovo, Marchesi, per trovare una nuova panchina. Il Napoli lo vuole e ha ragione, visto che gli azzurri con Rino in panchina, con Krol in campo, arrivano terzi e quarti. Sono due stagioni molto simili, con pochissime sconfitte (11 in 60 partite), qualche pareggio di troppo, chissà, ma anche questo sintomo di grande solidità.

 

 

 

 

E terzo posto sarà anche con l'Inter, nel 1983, come se Marchesi non riuscisse ad andare più in là di un certo piazzamento. Quella è anche la stagione memorabile per i nerazzurri e per Beccalossi soprattutto, dei due rigori sbagliati in Coppa delle Coppe a San Siro contro lo Slovan Bratislava. Coppa delle Coppe dove arriva una sfortunata eliminazione ai quarti di finale contro il Real Madrid. In compenso Marchesi lancia titolare, almeno in Coppa Italia, un giovane portiere molto spavaldo: Walter Zenga.

 

 

 

 

Napoli però è il suo destino. Quando nella stagione successiva gli azzurri arrancano, dopo venti giornate, l'allenatore Santin viene esonerato e al suo posto torna Rino. Dieci partite appena, utili per salvarsi e per accogliere, incredibile colpo di mercato dell'estate del 1984, un certo Diego Armando Maradona. "El Pibe" dunque come primo allenatore in Italia ha Marchesi, che intorno all'argentino costruisce una squadra volenterosa ma incompleta, nonostante i vari Bertoni, Bagni e Caffarelli. Fa debuttare in A comunque un futuro pilastro del Napoli come Ciro Ferrara. Dopo Napoli ecco un'altra esperienza da subentrato, stavolta al Como, ripreso per i capelli, letteralmente, e salvato con grande agio nel 1986. Arriva addirittura in semifinale di Coppa Italia, perdendo a tavolino con la Sampdoria.

 

 

 

 

Ora sì che è il momento della grande occasione, irripetibile: la Juventus. Chiuso il ciclo-Trapattoni tocca a Marchesi, ma è una Signora un po' in fase calante. Secondo dietro al Napoli in campionato e poi, l'anno successivo, deludente sesto posto. Ma è sempre Rino il tecnico che accompagna Platini al ritiro da calciatore professionista, nel 1987. A proposito di fase calante della Juventus, che per lungo tempo non vincerà lo scudetto. Per Marchesi pure inizia una sorta di viale del tramonto. Da lì in avanti infatti collezionerà solo esoneri. Ma rimanendo sempre nel cuore dei tifosi per il suo garbo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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