Oleg Blochin, il figlio d’Oro d’Ucraina recordman nell’Urss

Oleg Blochin, il figlio d’Oro d’Ucraina recordman nell’Urss

Attaccante completo, vincitore del Pallone d’Oro nel 1975, si è rivelato un calciatore diverso da tutti gli altri. Da ucraino ha scritto la storia della nazionale sovietica

Alessandro Ruta/Edipress

4 marzo

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Prima di Andriy Shevchenko, il più grande calciatore ucraino è stato Oleg Blochin. Forse addirittura il più grande di tutta l’Unione Sovietica, visto che quando l’attaccante giocava non esisteva nemmeno una nazionale ucraina, ma solo quella dell’Urss. Blochin ha dedicato quasi l’intera carriera, un ventennio, alla Dinamo Kiev, con cui ha vinto due volte la Coppa delle Coppe e il Pallone d’Oro del 1975. Soprattutto è stato un campione che ha incarnato uno stile ben preciso, quello di Valeri Lobanovski, l’allenatore/colonnello che ha rivoluzionato il calcio.

Il 1975 di Blochin: Coppa Coppe, Supercoppa Uefa e Pallone d’Oro

È il maggio del 1975 quando l’Europa scopre una rivoluzione che viene da lontano, da Kiev, grazie alla Dinamo, che in quell’edizione della Coppa delle Coppe non sbaglia un colpo: otto vittorie e un’ininfluente sconfitta. In panchina c’è Valeri Lobanovski, tecnico che fa della preparazione fisica maniacale il punto di forza della sua squadra: un gioco scientifico, dove non può esserci spazio per l’improvvisazione e il cui obiettivo è di creare dei calciatori universali. I suoi ragazzi sono delle macchine perfette, e la più micidiale è l’attaccante con la maglia numero 11, figlio di una campionessa di mezzofondo e quindi abituato a convivere fin da piccolo con l’atletica. Si chiama Oleg Blochin, è veloce, ambidestro e soprattutto prolifico. In quella finale di Coppa delle Coppe giocata a Basilea la Dinamo pialla 3-0 il Ferencvaros e il terzo gol è proprio di Blochin, che brucia un difensore con un controllo a seguire, dribbla il portiere e da posizione non facile realizza: un lampo pazzesco. La Dinamo è la prima squadra sovietica a sollevare una coppa europea, ma non è finita, perché pochi mesi dopo nella Supercoppa Europea cade addirittura il Bayern Monaco: 1-0 in Baviera e 2-0 all’Olimpico di Kiev. Tutti e tre i gol sono di nuovo di Blochin, e il più impressionante è quello che decide la sfida d’andata, quando Oleg in contropiede da solo si fa beffe di cinque difensori avversari e batte Sepp Maier. Sono prestazioni che gli portano il Pallone d’Oro del 1975 davanti a Franz Beckenbauer e a Johan Cruijff, nientemeno.

La seconda Coppa delle Coppe e il record con l’Urss

Quando riceve quel premio, Blochin ha 23 anni ed è il simbolo di questa nuova era del calcio. La sua carriera, però, andrà avanti fino al 1988, almeno con la Dinamo Kiev. Nel mezzo, un’altra Coppa delle Coppe, nel 1986. A cadere stavolta in finale c’è l’Atletico Madrid, spazzato via 3-0 come il Ferencvaros undici anni prima. C’è anche il timbro di Oleg, sulla partita, il 2-0, con un pallonetto sull’uscita del portiere Fillol. L’allenatore non è cambiato, è sempre Lobanovski con i suoi metodi fondati sull’importanza della preparazione atletica, gli esercizi personalizzati per ogni calciatore e i risultati dell’allenamento annotati su computer. A Blochin è mancato solo l’acuto con l’Urss: d’accordo i due bronzi olimpici nel 1972 e nel 1976, ma sia nel 1982 che nel 1986 al mondiale gli è andata male. Rimane comunque il miglior marcatore nella storia della nazionale sovietica con 42 gol in 112 presenze.

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