Il cuoio

Italia-Lituania: Danilevicius, un gigante a spasso nello Stivale

Il bomber baltico ha militato 12 anni nel nostro Paese: tra Serie A e B non ha mai lasciato il segno sperato, mentre per la sua nazionale è una leggenda

Un gigante proveniente dal Mar Baltico, dalla Lituania precisamente. Tomas Danilevicius, uno degli ultimi veri bomber d’area di rigore. Fisico imponente (190 centimetri per circa 85 kg), ha legato gran parte della sua carriera al calcio italiano. Classico ariete abile sotto porta, utilissimo per attuare un gioco che oggi sta sottovoce scomparendo: tra falsi 9 e attaccanti rapidi in continua ricerca della profondità che svariano su tutto il fronte offensivo, la palla lunga verso il “lungagnone” che fa salire la squadra si sta allontanando dal dizionario della maggior parte degli allenatori. I tecnici moderni ricercano ormai, anche nelle punte più imponenti fisicamente, la dote del fraseggio, del saper dialogare con i compagni.

Le esperienze di Danilevicius in giro per l’Europa

 

Danilevicius ha appeso gli scarpini al chiodo nel 2014, dopo aver conosciuto l’Italia nel lontano 2002. Prima di approdare nel Belpaese è sbocciato nella sua terra tra le file dell’Atlantas, passando poi per il Club Bruges e cominciando a segnare in Russia, con la maglia della Dinamo Mosca. La stagione a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio, in cui segna 4 reti in sole 7 presenze con il Losanna nel campionato svizzero attrae le sirene di una grandissima del calcio mondiale: è l’Arsenal di Wenger a ingaggiarlo. L’esperienza nel Nord di Londra, però, dura pochissimo: scampoli di Premier League (2 presenze con un totale di 37 minuti giocati e nessun gol). Sicuramente non è facile trovare spazio in un reparto offensivo che può contare su mostri sacri come Thierry Henry, Dennis Bergkamp e Sylvain Wiltord, ma, forse, sia lui che i tifosi dei Gunners – soprattutto dopo la rete firmata nell’amichevole di lusso al Barcellona – si aspettavano di più. A una breve parentesi in prestito con gli scozzesi del Dunfermline, segue l’esperienza con il Beveren, un ritorno nel campionato belga che gli apre le frontiere per l’Italia.

Gli anni a Livorno e i giri nel Belpaese

 

Approda nel nostro campionato nel 2002, a 24 anni, per vestire la maglia numero 9 del Livorno con cui disputa il campionato di Serie B. Donadoni prima e Mazzarri poi lo impiegano con buona costanza, ma il bomber lituano non riesce a fare la differenza. Se nella prima stagione mette a segno solo una rete, nel seguente campionato ne realizza quattro, comunque importanti perché contribuiscono – anche se inmodo marginale rispetto ai 53 centri della super coppia Lucarelli-Protti – al ritorno in Serie A dei labronici a distanza di 55 anni. Assaggia quindi la massima serie nel 2004-05, campionato in cui i toscani si piazzano a sorpresa noni. Segna il suo primo gol nella sconfitta di Lecce e marchia la vittoriosa trasferta del Rigamonti contro il Brescia. Visto il poco spazio trovato, viene poi ceduto in prestito all’Avellino dove disputa la sua miglior stagione in carriera: 17 gol, che purtroppo non evitano la retrocessione dei campani. A Livorno Danilevicius è ricordato soprattutto per quello che accade la sera del 14 settembre 2006 all’Armando Picchi, quando, in un match di Coppa Uefa contro il Pasching, segna il primo storico gol amaranto nelle coppe europee. La sua carriera prosegue a spasso nello Stivale: milita due stagioni al Bologna, una al Grosseto, torna a Livorno per un triennio, dove stabilisce il suo record di marcature in SerieA (5 nel 2009-10), prima di mettere a segno 12 reti con la Juve Stabia nell’arco di due stagioni. Chiude la carriera con le fugaci esperienze a Latina e all’ND Gorica, prima di transitare a Parma, dove però non scende mai in campo.

Il record con la Lituania e l’importante incarico in Federazione

 

Debutta con la nazionale lituana nel 1998 contro la Bosnia. Da quel 14 ottobre seguono 70 presenze con la maglia gialla. Danilevicius mette a referto ben 19 reti, che ne fanno tutt’oggi il miglior marcatore di sempre. Capitano dal 2006, proprio con la fascia al braccio, la sera del 2 settembre 2006, segna uno dei gol più prestigiosi della sua carriera al San Paolo di Napoli. Quel giorno punisce gli azzurri freschi campioni del mondo grazie a un assist di un’altra vecchia conoscenza del nostro calcio come Stankevicius. La rete del vantaggio lituano viene poi pareggiata da Pippo Inzaghi. Un pareggio storico per la piccola Lituania, che l’attaccante ha ricordato così in una recente intervista: “Ho fatto un gol anche a Gigi, si tratta dell’unico gol della Lituania all’Italia, certo fare gol contro l’Italia, che poco prima aveva alzato al cielo la coppa del mondo, pesò molto, e me lo ricorderò per sempre”. Come giustamente detto dal gigante di Klaipeda, resta quello l’unico sigillo della nazionale baltica nei sette precedenti contro gli azzurri. Tre anni dopo aver appeso gli scarpini al chiodo viene eletto presidente della Federazione calcistica della Lituania, ruolo che ancora oggi ricopre.