Il cuoio

Ray Kennedy, un talento sfortunato tra Arsenal e Liverpool

Lanciato dai Gunners, per il leggendario Bob Paisley è stato uno dei calciatori più forti e sottovalutati della storia dei Reds, squadra con la quale ha vinto tantissimo 

Il 28 luglio di 70 anni fa nasceva uno dei centravanti più talentuosi e sfortunati della storia del campionato inglese: Raymond “Ray” Kennedy. Quello che diventerà il futuro attaccante di Arsenal e Liverpool nasce a Seaton Delaval, nell’estremo nord-ovest dell’Inghilterra, un paesino tra Newcastle e il Mare del Nord dove quello che parla la gente è un inglese duro e gutturale che assomiglia più allo scozzese che alla lingua di Sua Maestà.

Gli inizi, le difficoltà e l’Arsenal

 

Il calcio lo porta ben presto lontano da casa: ancora adolescente finisce a Port Vale, uno dei sobborghi di Stoke, dove viene scartato niente meno che da Sir Stanley Matthews, allenatore della squadra oltre che Pallone d’Oro del 1956. “Sei troppo grosso, lento e sgraziato. Figliolo, con il calcio tu non ci potrai mai campare”, con queste parole nelle orecchie il ragazzone del nord se ne torna a casa, per rientrare nella juniores del New Hartley Juniors la sera e nel week end, visto che durante il giorno è impegnato come operaio nella fabbrica di dolciumi locale. Nonostante questo incidente di percorso, Kennedy e il football che conta davvero sono destinati a rincontrarsi. Per puro caso uno scout dell’Arsenal lo vede giocare e decide di portarlo con sé a Londra, regalandogli la seconda chance di diventare un calciatore professionista. Chance che il giovanotto di Seaton Delaval non si lascia sfuggire. Nella sua prima stagione, appena diciottenne, a Ray non viene concesso moltissimo spazio, ma quando entra risulta decisivo: segnerà nella finale d’andata di Coppa delle Fiere contro l’Anderlecht un gol fondamentale che alla fine assegnerà il trofeo proprio ai Gunners. La stagione successiva la gioca tutta da titolare contribuendo alla vittoria del double nazionale con i suoi gol. Diventa di fatto un vero e proprio idolo dei tifosi: la corsa al titolo nazionale viene vinta dopo un lunghissimo testa a testa con il Leeds.

Il Liverpool, la malattia e il ritiro

 

Nell’estate del 1974 Bill Shankly lo vuole fortemente al Liverpool, salvo poi dimettersi nello stesso giorno dell’arrivo del calciatore ad Anfield Road. Al suo posto arriva Bob Paisley, che vista l’abbondanza di attaccanti (i Reds potevano contare su giocatori del calibro di Keegan e Toshack), decide di reinventare Kennedy come ala o mezzala sinistra. In questa nuova veste Kennedy passerà tutti gli anni nel Merseyside, collezionando vittorie su vittorie. Con il Liverpool vince tutto: tre Coppe dei Campioni, cinque campionati, una Coppa Uefa, una Coppa di Lega inglese e una Supercoppa Europea. Sullo sfondo però, il ragazzo di Seaton comincia a non sentirsi sempre bene, ad accusare degli strani momenti di spossatezza. Ancora non lo sa, ma si tratta dell’unico avversario che purtroppo non riuscirà a sconfiggere, il Morbo di Parkinson. Nell’82 lascia i Reds per andare a giocare in Galles, ma l’incedere della malattia lo costringe presto a smettere, facendogli attaccare gli scarpini al chiodo a 33 anni. Dopo il ritiro concentra le sue energie sulla sensibilizzazione e la raccolta fondi per la ricerca contro il Parkinson, organizzando eventi e attività a scopo benefico. Con ogni probabilità, Kennedy è stato uno dei calciatori inglesi più forti degli ultimi 50 anni, come diceva lo stesso Bob Paisley: “Secondo la mia opinione Ray Kennedy è stato uno dei più grandi calciatori nella storia del Liverpool…e con ogni probabilità il più sottovalutato”.