Il cuoio

Jesse Carver, l'allenatore inglese che portò la "zona" in Serie A

Il tecnico, uno dei più grandi innovatori della storia del calcio, nacque a Liverpool il 7 luglio di 110 anni fa

Alla presenza di migliaia di spettatori, lunedì 31 maggio 1911, dai cantieri di Harlan & Wolff presso Queen’s Island, a Belfast, in Irlanda del Nord, viene varato il Titanic. Insieme all’Olympic è il più grande oggetto galleggiante mai visto prima. Eppure, a poppa, sotto al nome della nave c’è quello di un’altra città: Liverpool. La società di gestione del Titanic, la White Star Line, ha sede proprio a Liverpool perché il suo servizio di navigazione per New York fino al 1907 partiva da qui, servizio poi trasferito a Southampton, mentre la maggior parte degli ufficiali e dell’equipaggio del Titanic provengono dalla zona del Merseyside, l’area intorno al fiume della città. Proprio a Liverpool, pochi giorni dopo il varo della nave più famosa al mondo, nasce Jesse Carver. Il ragazzo segue una sola passione: il calcio. 

La vita da calciatore, gli esordi in panchina e lo scudetto con la Juve

 

A 18 anni fa il suo esordio nella First Division inglese con la maglia del Blackburn e resta con i Rovers fino al 1936, quando si trasferisce al Newcastle. Con i Magpies chiude la carriera nel 1939, anche a causa della Seconda Guerra Mondiale che è pronta a scoppiare. Al termine del conflitto bellico, Jesse è pronto ad allenare. Nel suo moleskine, però, ha un segreto. Anzi, un’innovazione: la zona. Inizia come vice all’Huddersfield, poi prende in mano lo Xerxes prima di allenare la Nazionale olandese, che in quegli anni però è ancora lontana dall’essere l’Arancia Meccanica che sconvolgerà il mondo del calcio. Dopo una parentesi di una stagione al Millwall, nel 1949 approda alla Juventus. Per la prima volta in Italia qualcuno applica il gioco a zona. Questo atteggiamento tattico permette alla Vecchia Signora di tornare a vincere lo scudetto dopo un’astinenza di 15 anni. Jesse Carver è un innovatore assoluto: si oppone al dogmatico sistema soprattutto per quanto riguarda le marcature difensive. I suoi uomini non devono marcare il singolo, ma piazzarsi nel modo migliore per evitare l’incursione avversaria. Questa sua ossessione, però, gli costa il posto l’anno seguente e fa ritorno in Inghilterra per allenare il West Bromwich. Passano pochi mesi e Jesse è di nuovo nello Stivale, ma in Serie B, per allenare il Marzotto Valdagno. Assume l’incarico di direttore tecnico in coppia con Gino Costenaro, per poi condurre la squadra da solo a una insperata salvezza da neopromossa tra i cadetti. Nel 1953 è di nuovo a Torino, sponda granata, per subentrare a Roberto Copernico nel ruolo di direttore tecnico, con Oberdan Ussello allenatore. Confermato per l’annata successiva, lascia l’incarico a campionato in corso. 

L'arrivo nella Capitale sulle panchine di Roma e Lazio

 

Nella stagione 1953-54 passa alla Roma, dove allena un campione del mondo come Alcides Ghiggia e rimane anche nella stagione seguente riuscendo a portare i giallorossi al terzo posto in campionato. Nel 1955 attraversa nuovamente la manica per sedersi sulla panchina del Coventry City, ma l’Italia lo rivuole. Torna nella Capitale, ma cambia sponda del Tevere: va alla Lazio, con cui nell’anno 1956-57 ottiene un ottimo terzo posto. All’inizio della stagione seguente firma un contratto con l’Inter e la Lazio lo sostituisce con Ciric. Successivamente allena il Genoa e poi viene chiamato da Tessarolo, il 6 gennaio 1961, ancora alla Lazio per affiancare Flamini, per tentare di salvare, senza riuscirci, la squadra dalla sua prima retrocessione in Serie B. Si toglie però la soddisfazione di portare la squadra alla finale di Coppa Italia che i biancocelesti perderanno con la Fiorentina. Prima di ritirarsi definitivamente, volerà a Cipro per allenare l’APOEL Nicosia.