Il cuoio

Giro d'Italia 1998: lo storico trionfo di Marco Pantani

L’impresa del Pirata che 23 anni fa conquistò la Corsa Rosa dopo un avvincente testa a testa con lo svizzero Zülle e il russo Tonkov

Le braccia alzate al cielo di Milano. Un cielo grigio e carico di pioggia mentre nel cuore di Marco Pantani splende il sole. È il 7 giugno 1998 e l’immagine del Pirata sul gradino più alto del podio resta solo l’ultimo ricordo di un Giro d’Italia in cui Pantani, partito con lo sfavore dei pronostici, fece infiammare il cuore di tanti appassionati. Ma facciamo un salto indietro, di una settimana per la precisione, per capire come nasce un’impresa. Sì, impresa, perché di questo si parla. È il 31 maggio, la carovana rosa è a Trieste per la 15ma tappa che prevede la crono di 40 km. Pantani, con addosso la maglia verde conquistata il giorno precedente, paga lo sforzo della tappa vinta a Piancavallo e cede 3 minuti e 26 secondi allo svizzero Zülle che nel finale addirittura lo sorpassa nonostante fosse partito tre minuti più tardi del romagnolo. Quel sorpasso per molti è il simbolo della resa, ma non per il Pirata che nonostante le poche occasioni rimaste a disposizione decide di andare subito all’attacco.

Pantani fa la storia

Incassato il colpo, Pantani ricomincia a fare quello che gli riesce meglio ovvero alzarsi sui pedali e spingere fino allo stremo. È il 2 giugno, il gruppo deve affrontare una delle tappe più insidiose di tutto il Giro: 215 chilometri che da Asiago portano a Selva di Val Gardena. Ed è qui che nasce l’impresa. Spalleggiato da Guerini, sul Fedaia il Pirata attacca e fa il vuoto. Lascia la vittoria di tappa a “Beppe Turbo” e si accontenta di indossare la maglia rosa, la prima in carriera, rifilando cinque minuti a Zülle (a corto di energie e che chiuderà poi il Giro con oltre mezzora di ritardo sui primi). Giochi fatti? Neanche a dirlo. Sbarazzatosi dello svizzero, sulla strada verso Milano, Pantani incrocia Tonkov che nella tappa successiva lo beffa in volata e si porta a soli 27 secondi in classifica generale. Nella mente del Pirata inizia a serpeggiare la paura. Paura di un rivale come il russo molto più veloce a cronometro ed è per questo che se vuole completare la sua impresa Pantani deve fare la differenza nell’ultima frazione in salita, la Cavalese-Plan di Montecampione. 243 chilometri in cui i due si danno battaglia dal primo all’ultimo metro. Il monologo è sempre lo stesso: Pantani si alza spesso sui pedali tentando lo strappo mentre il russo rimane seduto e costante nella sua pedalata senza dar segni di cedimento. Fino a tre chilometri dal traguardo. Spinto dal ds della Mercatone Martinelli, Pantani dà lo stacco decisivo rifilando 57 secondi (a cui se ne aggiungono altri 4 con gli abbuoni finali). Negli occhi di tutti resta l’arrivo del Pirata in maglia rosa, solo, con le braccia aperte sulla linea del traguardo. La cronometro di Lugano, due giorni dopo, è la ciliegina sulla torta per un Pantani che non solo protegge con i denti il vantaggio in classifica generale, ma addirittura chiude la tappa terzo strappando altri 5 secondi al russo. L’impresa è compiuta. L’ultimo atto, il 7 giugno, è una passerella sotto il diluvio che a Milano incorona il Pirata scortato al traguardo da tutto il gruppone. Fino a quelle braccia alzate sul podio che sintetizzano tutta la gioia del campione romagnolo che pochi mesi più tardi conquistò anche il Tour de France, centrando una doppietta che all’Italia mancava dal 1952 quando a riuscirci fu Fausto Coppi.