L’impresa di Charly Gaul al Giro d’Italia 1956

L’impresa di Charly Gaul al Giro d’Italia 1956

L’Angelo della Montagna fu protagonista di una tappa memorabile: contro le intemperie della natura conquistò la maglia rosa dominando la Merano-Monte Bondone

Jacopo Pascone/Edipress

8 maggio

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Una terrazza naturale che regala una vista mozzafiato sulle montagne circostanti. Il Monte Bondone è “l’Alpe di Trento”, meta ambita sia d’inverno che d’estate. La "SP85 del Monte Bondone", strada che permette l’attraversamento del passo, nel lontano 1956 si è trasformata nella passerella di una delle più avvincenti tappe della storia del Giro d’Italia, vinta da uno scalatore incredibile: Charly Gaul.

 

La Merano-Monte Bondone

 

Con 2.977, 5 km sulle gambe, i ciclisti giungono provati alla 21esima tappa del Giro: dei 105 partiti da Milano il 19 maggio, solo in 87 pedalano da Merano direzione Monte Bondone. La maglia rosa è Pasquale Fornara, che ha strappato la leadership ad Alessandro Fantini sulla cronometro individuale Livorno-Lucca. Il gruppo parte per una tappa cruciale: 242 km di strade impervie, con il maltempo come compagno di viaggio. Fornara guida il gruppo, ma fin dai primi km si deve difendere dagli attacchi di Monti e Gaul. Lo scalatore lussemburghese in maglia Faema-Guerra sembra inarrestabile: già al primo valico vola in testa. La scalata del Rolle viene ancora dominata dall’Angelo della Montagna, che nonostante la pioggia battente non molla un centimetro. Dietro di lui, distanti circa 2 minuti e mezzo, Monti e Bahamontes. Davanti a lui non si vede più nulla: la nebbia è fittissima e la pioggia si è trasformata in una vera e propria tormenta. La temperatura cala vertiginosamente, comincia a scendere anche la neve. Molti rinunciano semplicemente, altri sono costretti a fermarsi perché manifestano principi di congelamento. La marcia di Gaul è imperiosa, non curante del gelo, ricomincia il suo attacco sul Brocon. De Filippis (maglia rosa virtuale) è costretto a salire su una vettura e ritirarsi, mentre qualche chilometro più in là, anche la maglia rosa Fornara, si arrenderà alle forze della natura, accasciandosi a terra semisvenuto, abbandonando così i sogni di gloria. L’impresa di Charly Gaul è titanica, una prestazione atletica impossibile da dimenticare. Dietro di lui si è creato il vuoto, il secondo a tagliare il traguardo è Alessandro Fantini con quasi 8 minuti di ritardo. Il terzo è un commovente Fiorenzo Magni, che avendo una spalla fratturata regge il manubrio con un laccio stretto tra i denti. Al suo arrivo, Charly Gaul viene prelevato a forza dalla bici, si dice che tornò a parlare solo dopo aver recuperato le forze con un bagno bollente. Grazie all’epica 21esima tappa – conclusa solo da 43 ciclisti degli 87 partiti –, il lussemburghese rimonta ben 24 posizioni in classifica – aveva 17 minuti di ritardo da Fornara –, ritrovandosi maglia rosa con 3 minuti e 27 secondi di vantaggio su Magni. Un vantaggio che Gaul non perderà più, laureandosi vincitore della 39esima edizione del Giro d’Italia due giorni più tardi. 49 anni dopo, l’Angelo della Montagna tornerà sul Monte Bondone per l’intitolazione della celebre salita del Vason. Proprio in quell’occasione nascerà la Leggendaria Charly Gaul Trento – Monte Bondone, una granfondo ciclistica in onore di un’impresa irripetibile.

 

 

 

 

 

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