Il cuoio

Il primo trionfo al Mugello di Valentino Rossi

Il 18 maggio ’97 il Dottore firmava una vittoria indimenticabile nella classe 125 in sella all’Aprilia

Che il ragazzino avesse talento, era evidente. Ma che potesse anche regalare spettacolo oltre la linea del traguardo, quello se lo aspettavano in pochi: forse solo i suoi amici più stretti, “Uccio” Salucci e compagnia. Valentino Rossi ha vinto nove volte sul circuito del Mugello, la prima nell’ormai lontano 1997 nella classe 125, un quarto di secolo fa, quasi, nell’anno del primo titolo mondiale. Spettacolare in pista, ancora più spettacolare dopo, se possibile.

Verso il Mondiale

 

Di momenti iconici Valentino Rossi ne ha regalati a decine, naturalmente: il travestimento da Robin Hood nel Gran Premio d’Inghilterra, per esempio, o le esultanze sfrenate con i tifosi. Come accoppiata grande vittoria-grande festeggiamento, però, probabilmente nessun trionfo del Dottore batterà mai quella del 18 maggio di 24 anni fa. Importante in tal caso ricordare il contesto di quella stagione, di quel periodo della carriera di Rossi in cui, toltosi di dosso il timore reverenziale, stava cominciando a imporre il suo talento. Quarto gran premio della stagione, due vittorie (Malesia e Spagna) e un ritiro (Giappone), con gli avversari già costretti a rincorrere, vanamente, nella classifica del mondiale. Si arriva al Mugello e arriva il terzo successo, comodo, con un vantaggio di tre secondi abbondanti, su Jorge Martinez e Garry McCoy, che se la risolvono tra di loro in volata. Il tutto su un’Aprilia nuova, visto che nel warm-up della mattina il motore gli si era ingrippato e quindi aveva dovuto cambiarlo in fretta e furia. «Me la sono quasi fatta addosso sulla linea di partenza, non ero preparato», ammetterà nel dopo-gara. Dettagli, visto il dominio dal decimo giro in avanti. Ma dopo la vittoria, sissignori, ecco scodellato lo show del neo-maggiorenne di Tavullia, mentre al muretto dell’Aprilia ci si congratula e si abbraccia.

Naomi e Claudia

 

Sì, perché una volta superata per l’ultima volta la linea del traguardo, ultimate le impennate di festeggiamento, Valentino Rossi, spalleggiato dai suoi amici presenti al circuito, accoglie sulla sua moto un’ospite speciale: una bambola gonfiabile bionda e tricolore (top rosso, maglietta bianca e gonnellino verde), con dietro la scritta “Claudia Skiffer”. Il tutto effettuando un burnout, naturalmente. Una volta caricata la “signorina”, via verso i box per ultimare il giro di saluti. Claudia Skiffer, sì, quasi come la supermodella tedesca; come mai? Il motivo va ricercato nella classe 250, in partenza di lì a pochi minuti con un altro italiano protagonista, e che protagonista! Max Biaggi, all’epoca il pilota più famoso nel nostro Paese, pluricampione del mondo, secondo i gossip nel pieno di una relazione sentimentale infuocata nientemeno che con Naomi Campbell, l’altra grande top model icona degli anni Novanta. «E allora – pensa Rossi – se Biaggi ha la Campbell io perché non posso avere la Schiffer?»: puro sberleffo, puro guanto di sfida, fin lì solo a distanza, tra i due, che diventeranno ancora più rivali quando si scontreranno, anche fisicamente, nella classe regina, la 500, e poi la MotoGP. La bambola gonfiabile non arriverà intera ai box, trascinata dalla moto, ma quel momento rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo dell’inimitabile carriera di Valentino.