Dal Littoriale al Dall’Ara: lo stadio di Bologna e la sua storia

Con la Torre di Maratona e le mura in mattoncini rossi, rappresenta un vero gioiello. 94 anni fa il primo incontro, nel 1983 l’intitolazione al presidente

Dal Littoriale al Dall’Ara: lo stadio di Bologna e la sua storia

Vincenzo Lo Presti/EdipressVincenzo Lo Presti/Edipress

Pubblicato il 29 maggio 2021, 10:21

Un manto erboso da fare invidia ai giardini inglesi del Buckingamshire, l’imponente Torre di Maratona al centro tra la Curva Andrea Costa (intitolata a Giacomo Bulgarelli) e quella San Luca (ribattezzata Arpad Weisz). Sono queste le istantanee più abbaglianti dello stadio Littoriale, dal 1983 Renato Dall’Ara, storico presidente del Bologna che perse la vita a tre giorni dallo spareggio contro l’Inter che regalerà al club rossoblù lo scudetto 1964, il settimo e fin qui ultimo tricolore della sua storia.

Il progetto e l’inaugurazione

Il progetto, promosso da Leandro Arpinati, vice-segretario generale del Partito Nazionale Fascista e in seguito podestà di Bologna, che per edificare lo stadio organizzò una colletta tra le aziende cittadine, fu realizzato dall’ingegnere Umberto Costanzini e dall’architetto Giulio Ulisse Arata. La prima pietra fu posata il 12 giugno 1925, mentre l’inaugurazione si tenne il 31 ottobre dell’anno seguente, con il Duce che prima entrò a cavallo e poi tenne il suo discorso. Un pomeriggio che Mussolini non dimenticherà facilmente, dato che subì un attentato perpetrato dall'anarchico quindicenne Anteo Zamboni, che gli sparò mancandolo. Anche il grande poeta Giuseppe Ungaretti compose un’ode in occasione dell’evento: “Or dunque che è? Mutata tu sei civiltà? Questa palestra novella è la sede più bella di te, Verità?”.

Il battesimo sportivo

Terminati gli ultimi lavori, il “battesimo sportivo” avvenne il 29 maggio 1927 quando l’Italia sconfisse la Spagna grazie al gol di Baloncieri a ridosso della mezz’ora e all’autorete di Prats a inizio ripresa. Debutto fortunato anche per il Bologna che, abbandonato il vecchio e caro Sterlino, pochi giorni dopo, il 5 giugno, si aggiudicò la sfida contro il Genoa grazie al gol di Giuseppe Martelli. Posto in punto cruciale della città, ai piedi della Basilica di S. Luca, vicino al cimitero della Certosa, il Littoriale con i suoi tipici muri realizzati con mattoncini rossi rappresentava il “primo anfiteatro della rivoluzione fascista” e “monumento della nuova epoca”. La sua capienza originaria permetteva di ospitare 50.100 spettatori, tanto da essere scelto per la fase finale del Mondiale del 34’, primo alloro iridato per gli azzurri. Al termine della guerra e fino all’attuale denominazione, Stadio Renato Dall’Ara (1983), assunse il nome di Stadio Comunale. L’attuale capacità è stata ridotta a 39mila posti. 

La Torre di Maratona

Simbolo imperituro e gemma preziosa della straordinaria architettura dell’impianto bolognese è la Torre di Maratona. Completata il 29 ottobre 1929, è situata di fronte la tribuna coperta. Alta 42 metri e larga altrettanto, fu progettata da Giulio Ulisse Arata ed innalzata nel luogo in cui avvenne l’esecuzione di Ugo Bassi. Si articola su sei livelli con due terrazze panoramiche intermedie che si aprono ai primi due livelli, mentre al terzo venne realizzata la sala comandi dell’illuminazione dell’intero impianto sportivo. Sul pennone della torre fu collocata una statua rappresentante la Vittoria alata con fascio littorio e un'imponente bandiera della Regia Marina, mentre entro un'abside era collocato il grandioso bronzo ritraente Mussolini a cavallo, eseguito da Giuseppe Graziosi. La scultura venne distrutta all'indomani della fine del secondo conflitto mondiale e il bronzo riutilizzato da Luciano Minguzzi per creare le statue della Partigiana e del Partigiano, ora a Porta Lame.

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