Il cuoio

Ivano Bordon: da Marghera alla cima del mondo

Lo storico portiere dell'Inter compie oggi 70 anni. Vinse da giocatore il Mondiale del 1982 e da tecnico quello del 2006, quando era nello staff di Marcello Lippi

Volava da un palo all'altro per inseguire un pallone. In presa alta, come recita il titolo della sua autobiografia. Ivano Bordon, portiere per vocazione, compie 70 anni. Nei ricordi dei tifosi dell'Inter restano i suoi quattordici anni di carriera, accompagnati da due scudetti, due Coppe Italia, e dal record di imbattibilità: 686 minuti, il periodo più lungo senza subire gol per un portiere nerazzurro. Può vantarsi anche di aver vinto due Mondiali. Ha alzato una Coppa del Mondo da giocatore, come riserva di Zoff nel 1982, e una da tecnico. Era preparatore dei portieri nello staff di Marcello Lippi quando il cielo è diventato azzurro sopra Berlino. 

Bordon, dai campetti di Marghera ad Appiano Gentile

 

Il suo viaggio verso Berlino inizia da Marghera. Qui, dicevano, non nascono campioni. Almeno finché Bordon non ha scoperto quanto gli piacesse tuffarsi per terra. Figlio di un difensore arrivato fino alla Serie C, ha iniziato a giocare a dodici anni. Ammirava Roberto Anzolin, numero 1 della Juventus praticamente per tutti gli anni Sessanta. Dopo le prime esperienze al Mestrina, entra negli Allievi della Juventina, una piccola squadra di Marghera con i campi vicini al petrolchimico. Bordon non passa inosservato, tanto che viene scelto per la rappresentativa regionale del Veneto. In occasione di una partita, lo nota Gianni Invernizzi che allora allena le giovanili dell'Inter. Nel 1966, accompagnato dal padre, lascia casa per la prima volta nella sua vita. Lo fa per andare a partecipare a un provino ad Appiano Gentile. Il resto, come si dice, è storia.

Pallottola e le parate decisive contro il Moenchengladbach

 

Bordon scala le categorie giovanili e a diciannove anni debutta in prima squadra. Non è una partita facile, non è un match come gli altri. È il derby Inter-Milan dell'8 novembre 1970. Entra al 66' al posto di Lido Vieri sull'1-0 per i rossoneri. Incassa, senza grosse colpe, due gol: segnano Villa e Rivera. La sconfitta però passa in secondo piano rispetto al debutto in Serie A. Proprio al Milan è legata la sua parata più bella, al minuto 59 del derby del 12 marzo 1978. Bordon respinge il rigore di Calloni, lo “sciagurato Egidio” entrato poi nella cultura popolare, poi neutralizza anche la successiva deviazione di Maldera, il terzino goleador decisivo nella stagione successiva per lo scudetto della stella. La stella di Bordon, invece, brilla di luce propria negli ottavi di Coppa dei Campioni 1971-72. L'Inter affronta il Borussia Moenchengladbach. La gara d'andata, diventata famosa per la lattina che colpì Boninsegna, finisce 7-1 per i tedeschi. Ma l’Inter si disinteressa del match, convinto di ottenere la vittoria a tavolino. Attraverso l'avvocato Peppino Prisco, presenta ricorso. La UEFA non assegna la vittoria ma annulla la partita. A Milano non si gioca più il ritorno, ma l'andata, e l'Inter vince 4-2. Il Borussia sceglie di giocare il confronto decisivo a Berlino. Lo stadio Olimpico è una bolgia. Bordon però è glaciale, elegante, sicuro. Rivedendo la partita, si notano almeno una dozzina di uscite alte e cinque-sei parate difficili. Para anche un rigore al difensore Klaus-Dieter Sieloff. Quel giorno diventa per tutti, e per sempre, Pallottola. Anche se Mazzola lo chiamava già così in allenamento da prima. (guarda il video celebrativo per i 70 anni di Ivano Bordon)

Lo scudetto del 1980 e il burrascoso passaggio alla Sampdoria

 

Bordon è un portiere silenzioso, non fa rumore. È tutta sostanza: si guadagna anche i complimenti di Pelé in un'amichevole tra l'Inter e il Santos. Così riesce a non subire gol dal 7' di un Bologna-Inter del 7 ottobre 1979 al 63' di un Cagliari-Inter del successivo 2 dicembre. Il record dimostra il suo valore in un calcio in cui la vittoria valeva due punti e un gol salvato valeva più di una rete segnata. L'Inter, non a caso, a fine stagione vincerà il suo dodicesimo scudetto. Di quella stagione, ha detto a Sky Sport, “prima ricorderei l’allenatore Bersellini e il suo secondo Onesti che allenava noi portieri. Poi ricordo il presidente e i dirigenti, come Mazzola. Non è facile trovare un giocatore determinante di quella stagione, ma Altobelli, Muraro e Beccalossi ci hanno dato il là nella fase offensiva”. Bordon rimane all'Inter fino al 1983, ma nonostante le 382 partite giocatel'addio è amaro. Tratta direttamente con la società, che a gennaio ha rinunciato all'offerta della Juventus per lui e Oriali. Le negoziazioni, allora ancora senza agenti o procuratori, vanno per le lunghe e alla fine l'Inter lo cede alla Sampdoria, dove si troverà benissimo. A Genova, vince la Coppa Italia 1984-1985, prima di chiudere la carriera con le maglie di Sanremese e Brescia.

I trionfi mondiali con l’Italia

 

Nella sua carriera, ha sfidato tutti i più grandi di almeno due generazioni. Ha partecipato a uno dei momenti sportivi più unificanti nella storia, il Mundial di Spagna, anche se solo come secondo di Zoff. Sui gol di Rossi, Tardelli e Altobelli in finale contro la Germania Ovest in finale scatta anche lui dalla panchina. Quei gol sono anche suoi, sono di tutti. Sono dell'Italia che esce dagli anni di piombo ed entra nel decennio del disimpegno e dell'edonismo. Sempre in presa alta, ha accompagnato l'Italia verso un'altra luce di vittoria dopo un'altra estate cupa, quella del 2006. A Berlino, il suo posto dell'anima, nel giorno della finale, c'era Buffon a volare da un palo all'altro per inseguire un pallone. Ma Bordon era lì, pronto a scattare come al Bernabeu. Perché ogni parata in quel cammino è anche sua. Di un portiere freddo e sicuro, attirato dalla terra e capace di toccare il cielo.