Gigi Simoni, l'allenatore gentiluomo tra Napoli e Inter

Gigi Simoni, l'allenatore gentiluomo tra Napoli e Inter

Con lui in panchina gli azzurri eliminarono i nerazzurri nella semifinale di Coppa Italia 1996-97. Nella stagione successiva passò al comando proprio dei milanesi con cui vinse la Coppa Uefa 

Redazione Edipress

30 marzo

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Un uomo d’altri tempi, un gentiluomo che ha attraversato sessant’anni di storia del calcio. Gigi Simoni da Crevalcore, da giocatore ha disputato 11 partite con la Juventus e vinto una Coppa Italia con il Napoli. Ala sinistra di raccordo, ha avuto un grande maestro, Edmondo Fabbri che lo volle al Mantova. Maestro poi lo sarebbe diventato. Maestro di cerimonie e promozioni. Sette quelle completate dalla Serie B alla A con il Genoa (1975-76 e 1980-81), il Brescia (1979-80), il Pisa (1984-85 e 1986-87), la Cremonese (1992-93) e l’Ancona (2002-03). A Cremona ha vinto anche il Torneo Anglo-Italiano del 1993, con tanto di finale a Wembley. Ha allenato 17 squadre, compresa una puntata in Bulgaria al CSKA Sofia. Tutti ricordano l’anno e mezzo all’Inter, ma prima di accettare l’offerta di Moratti aveva portato il suo stile gentile sulla panchina del Napoli.

A Napoli

È il 1996, la società ha sì il bilancio ma non ha tanti soldi da spendere sul mercato. Con le cessione di Tarantino e Buso, che valgono insieme 10 miliardi, programma praticamente tutta la stagione. La squadra, sufficientemente scaramantica da evitare di assegnare il numero 17, compie un piccolo miracolo. Simoni tenta anche la difesa a zona per tre partite, ma va male e torna al suo piccolo mondo antico. Libero staccato, marcature a uomo, contropiede. Perché il calcio, dice, non è mai cambiato troppo. È convinto che la gran parte degli “zonisti” mentano, che la voglia di vincere conti più dei numeri. Il suo calcio ha due regole, contatto con la palla e libertà: la vera fatica si fa in allenamento. Nel primo mese lo accusano di perdere tempo, di non preparare gli schemi. Ma rassicura i critici e i tifosi lo seguono. Prepara la conoscenza per trovare la giusta posizione per tutti. Simoni inventa Cruz regista, convince Beto di essere un mediano e non una grande star, rende Aglietti protagonista in attacco. Piace al pubblico e al presidente Ferlaino, che lo va a trovare in ritiro e passa con lui lunghe notti a guardare video di calcio. Hanno entrambi un grande sogno, portare al Napoli Alvaro Recoba che però è già promesso all’Inter. Saranno proprio i nerazzurri a far crollare tutto.

Esonero amaro

Perché dopo un epico quarto di finale contro la Lazio (vittoria all’andata e pareggio al ritorno in nove contro undici), elimina proprio l'Inter in semifinale. Ferlaino, però, esonera il tecnico che ha già firmato con i nerazzurri e l’ha detto anche alla squadra. Il Napoli, dopo un girone d’andata con medie scudetto, è scivolato nella seconda metà della classifica per i troppi pareggi e un po’ di sfortuna, come la decisione dell’arbitro di convalidare il gol di mano di Milan Rapai? del Perugia. Simoni sarebbe potuto diventare il primo a vincere la Coppa Italia da giocatore e da allenatore al Napoli, ma paga l’onestà che l’ha sempre caratterizzato. Tornerà a Napoli nella stagione 2003-04, in Serie B. Subentra dopo tredici giornate ad Andrea Agostinelli e riesce anche a salvare la squadra sul campo prima del fallimento.

L'Inter

Una grande occasione, la gioia e il rammarico. L’Inter di Ronaldo per Simoni vuol dire sedersi su una fuoristrada, godersi il lusso di sognare in grande. Il tecnico, si legge sul sito nerazzurro, «ha incarnato l’interismo più genuino». Un signore che ha incontrato un campione da leggenda, fuori scala per tutti, anche per i compagni. Fulminante una battuta di Walter Zenga. «Simoni può usare un solo schema: palla a Ronaldo e tutti ad abbracciarlo». La sua Inter è antica e moderna. Usa ancora il libero, e come si potrebbe fare altrimenti avendo in squadra un Bergomi ancora integro, mette Moriero nella condizione di vivere la sua miglior stagione di sempre, rivaluta Aaron Winter e quasi vince lo scudetto. La stagione 1997-98 si chiude con un’estate duplice, chiaroscurale. È l’estate del contatto in area Iuliano-Ronaldo e della sua reazione più scomposta, il «si vergogni» scandito all’arbitro Ceccarini continuando comunque a dargli del lei. Ma è anche l’estate della conquista di Parigi. Il 6 maggio 1998, si legge ancora sul sito dell’Inter, «disegnò il suo capolavoro da allenatore. Imbrigliò una grande Lazio e non le diede scampo. Al Parco dei Principi Zamorano, Zanetti e Ronaldo regalarono all’Inter la terza Coppa Uefa in una notte dolcissima e magica». Moratti però vuole un’Inter d’attacco, ma il secondo anno, nonostante l’arrivo di Roberto Baggio, non inizia bene. Il 30 novembre 1998, Simoni parte per Coverciano dove ritirerà la Panchina d’Oro. I nerazzurri hanno rifilato uno scintillante 3-1 al Real Madrid e battuto anche la Salernitana in settimana. «Speriamo che non sia un premio... alla memoria». Sembra una battuta, è un presentimento. Moratti lo esonera la sera stessa. E se ne pentirà.

 

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