Daniele De Rossi, 17 anni fa l'esordio in Serie A

Daniele De Rossi, 17 anni fa l'esordio in Serie A

Il 25 gennaio 2003 faceva il suo debutto nella massima serie, sul neutro del Garilli di Piacenza contro il Como, uno dei centrocampisti più forti della storia recente del calcio italiano

Redazione Edipress

30 marzo

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Quando arriva il luglio del 1983 un urlo accomuna tutti: “Vamos a la playa!”, cantato in coro da Michael & Johnson Righeira. L’atmosfera che si respira quell’estate è magica, soprattutto a Roma, perché la squadra guidata dal Barone Nils Liedholm ha appena festeggiato il secondo scudetto della sua storia. Dal cuore della Capitale basta spostarsi di pochi chilometri per raggiungere la spiaggia più vicina, quella di Ostia. È lì, tra la sabbia scura e l’acqua salmastra, che nasce alla famiglia De Rossi il piccolo Daniele: un bambino che sanguina in giallorosso, destinato a scrivere pagine indelebili nella storia dell’AS Roma.

Gli inizi

Biondo e con gli occhi azzurri, è un angioletto con la scorza dura e la tenacia del veterano. Suo padre Alberto, in quegli anni, gioca difensore centrale nel Livorno e insegna a suo figlio a stare in campo, anche se Daniele predilige ricoprire il ruolo di attaccante. Il piccolo cresce nell’Ostiamare e nel 1992, anno in cui il papà appende gli scarpini al chiodo, arriva la prima chiamata da Trigoria. Incredibile, ma vero, De Rossi rifiuta: vuole continuare a divertirsi con gli amici. Quando il club giallorosso, qualche primavera più tardi, lo richiama, Daniele accetta. Inizialmente fa il centravanti, poi il trequartista, ma la carriera prende l’abbrivio quando Mauro Bencivenga lo mette davanti alla difesa. In quella posizione De Rossi dà il meglio: il passato da attaccante gli serve in zona gol, ma soprattutto lo aiuta a velocizzare i tempi di gioco e a capire prima come difendere sull’avversario. Il futuro è nelle sue mani. Lo sanno i suoi compagni della Primavera e i grandi della prima squadra, ma soprattutto lo sa Fabio Capello, che nella stagione di grazia 2000-01 lo chiama in panchina per la trasferta di Firenze. L’allenatore non lo schiera in campionato neanche l’anno seguente, ma il battesimo arriva in Champions League, il 30 ottobre 2001 contro l’Anderlecht. De Rossi esordisce anche in Coppa Italia, mentre per la Serie A deve aspettare il 25 gennaio 2003.

Giovane veterano

Sul neutro del Garilli di Piacenza, contro il Como, Daniele assaggia per la prima volta l’aria del campionato italiano. La Roma perde 2-0 contro i lariani, ma si nota subito che la personalità del ragazzo è straripante e abrasiva. Sarà anche il più giovane, ma gioca come fosse un esperto: alterna la fase difensiva a quella offensiva in maniera superba ed è l’ultimo a mollare. Fa un patto con se stesso: ogni volta che entrerà in campo con quella maglia addosso, dovrà dare tutto ciò che ha in corpo per onorarla. Il sudore, la grinta, la passione e l’amore per quei colori si aggiungono a tutte le sue qualità tecniche: De Rossi è il tifoso giallorosso che scende in campo. Rappresenta ogni singolo spettatore seduto sugli spalti e incita i compagni come fosse un ragazzo della Curva Sud. C'è un episodio che racchiude tutto questo: il gol all’Inter la sera del 3 ottobre 2004. Daniele segna il 3-3 e vola sotto la Sud con la maglia strappata, nessuno riesce a fermarlo, lui vuole andare lì, dai suoi fratelli in Curva. Bacia la maglia come se fosse la sua amata e lo farà sempre, per tutto il resto della carriera. De Rossi non rimpiange di aver vinto “poco” con la Roma: due Coppe Italia e una Supercoppa. Non rimpiange di non essersi trasferito al Manchester United, squadra del suo idolo Roy Keane, quando era considerato uno dei tre migliori centrocampisti al mondo. A Daniele resta un solo cruccio: quello di aver potuto donare alla Roma una sola carriera.

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