Il cuoio

Aldo Maldera, il terzino goleador

Cresciuto nel Milan, vinse con Liedholm lo Scudetto della Stella, poi seguì il Barone a Roma per trionfare nel 1982-83

Dopo Schnellinger arriva Maldera, e dopo qualche anno inizia il secondo tempo della dinastia Maldini. La storia del Milan corre sulla fascia sinistra. Cresciuto nel vivaio, tifoso rossonero già da ragazzino, Maldera vince da protagonista la Coppa Italia del 1977. San Siro è una festa di colori e di passioni, la finale prevede il derby contro l'Inter. Come spesso succede, è una partita complessa, che si sblocca a metà ripresa. Rivera batte una punizione dal limite e vede il taglio dalla sinistra senza palla di Maldera. Il Golden Boy disegna un pallone morbido che ricade oltre la barriera, il terzino si esibisce come un goleador consumato in una mezza rovesciata spettacolare. Braglia firmerà il raddoppio ma quel gol rimane come l'espressione dell'intesa fra i due uomini simbolo di un'epoca, di un'identità e dello Scudetto della Stella. Quel trionfo arriva due anni dopo, in un campionato in cui, da terzino, segna nove reti. Per le stelle, Nils Liedholm lo vuole nella sua Roma da poco diventata magica. È della Bilancia, come lui e Falcao. Gli almanacchi e gli album delle figurine lo registrano come Maldera III, distinguendolo così dai fratelli Luigi e Attilio, pure lui ex rossonero. I compagni al Milan, Albertosi su tutti, lo chiamano “il Cavallo” perché va in progressione come pochi e segna 39 gol in 310 partite. Esordisce in A con Rocco, il 26 marzo 1972, con la maglia numero 10: a Mantova, infatti, Rivera è squalificato. Resta in rossonero dopo il Totonero, ma non dopo la retrocessione sul campo del 1982, quando passa in giallorosso.

 Nella Capitale

È un esterno moderno, che accompagna il gioco anche in fase offensiva sulla sinistra. Ha un gran tiro dalla distanza e una notevole botta su punizione. Chiedere al gigante Sivell, il portiere dell'Ipswich Town, bruciato da una punizione persa nei ricordi di serate passate attaccati alle radio. È un'esibizione di potenza che vale il secondo turno di Coppa Uefa nell'anno dello scudetto. Con quei baffi da sparviero, insegna alla Roma a non aver paura, prima di uscire dalla prigionia del sogno. Maldera a Roma è il ricordo di un debutto particolare, in amichevole al Flaminio contro l'Inter, iniziato solo nel secondo tempo perché non trova gli scarpini. È l'accappatoio arancio e la passione per i libri gialli, è la debolezza per i dolci. La punizione vincente al Pisa e un modo di vivere il calcio che è molto più di un mestiere. È un intoccabile, pur di farlo giocare nel suo ruolo ideale il Barone continua a schierare Nela, anche lui mancino naturale, da terzino destro. È anche un'assenza che alimenta il fatalismo di Liedholm. L'ammonizione di Vautrot contro il Dundee lo lascia fuori dalla finale contro il Liverpool, e chissà che sarebbe successo se il terzino goleador, che ha giocato con Rivera e Falcao, contro Maradona e Platini, avesse potuto battere uno dei rigori. Roma è anche un amore che continua: si stabilisce a Fregene, da tecnico segue i ragazzini del vivaio e battezza gli inizi di un giovanissimo Totti. C'era anche all'inaugurazione del campo “Agostino Di Bartolomei” a Trigoria, prima che la malattia lo portasse via troppo presto.