Il cuoio

Mille volte Ferrari: dal 1950 ad oggi, storie e campioni di un mito immortale VIDEO

La Scuderia di Maranello non ha mai saltato un’edizione del Mondiale di F1, vincendone 31: nessuno come il Cavallino

C’era una volta la Ferrari. C’è sempre stata. Ci sarà sempre. Merito dei sogni di Enzo, che voleva fare prima il cantante, poi il giornalista, e che infine divenne pilota e Costruttore. Cavallino nero su scudo giallo: questo il motivo scelto per il logo. Era lo stesso che Francesco Baracca, asso dell’aviazione italiana durante la Prima Guerra Mondiale, mostrava sulla fiancata dei suoi aeroplani. Un simbolo di dinamismo ed eleganza, che presto sarebbe diventato immortale.

La regina della Formula 1

Nero e giallo, anche se il tuono che scuoteva le piste di tutto il mondo è sempre stato rosso. Rosso Ferrari, quello che ha dominato la Formula 1: 1000 Gran Premi, dal 1950 a oggi, nemmeno un Mondiale saltato, 31 trionfi, nessuno come Lei. Una storia magnifica e vittoriosa, scandita soprattutto dai piloti, che da più di 70 anni si portano addosso il peso della storia e l’amore di milioni di tifosi italiani. Da José Froilán González, che a Silverstone 1951 colse la prima vittoria ferrarista di sempre nella competizione iridata, a Charles Leclerc, oggi designato per riportare la luce nel periodo probabilmente più buio della storia del brand. (guarda il video celebrativo per il millesimo Gran Premio della Ferrari)

I protagonisti che hanno fatto grande la Ferrari

In mezzo, storie di corse e passione, cadute e rinascite, lacrime inaspettate e gioie incredibili. I primi due mondiali vinti con “Ciccio” Ascari, 1952 e 1953, che ha dimostrato come nell’abitacolo l’aspetto esteriore non conti nulla, e che ad essere importanti sono mani, piedi, testa e cuore; come quelli diJuan Manuel Fangio, il più forte e furbo della sua epoca, che ha vinto su tutte le macchine che ha guidato, e quindi anche sulla Rossa; Mike Hawthorne Phil Hill, che diventavano campioni mentre i loro amici e compagni di scuderia Peter Collins e Wolfgang von Trips morivano in pista; John Surtees, re delle moto e delle monoposto, unico nella storia ad aver trionfato sia in F1 che nel Motomondiale; Niki Lauda, che usava il volante in maniera scientifica come nessun altro e che ha insegnato a tutti a non avere paura; Jody Schecktere la sua amicizia con Gilles Villeneuve, eroi di un’epoca romantica e indimenticabile, tutta spettacolo e acceleratore, piena di turbo e priva, purtroppo, delle misure di sicurezza a cui oggi siamo abituati; Michael Schumacher, il più grande di tutti, uomo simbolo dell’era più gloriosa della Ferrari, e che oggi lotta per vincere il Mondiale più duro di sempre; e Kimi Raikkonen, l’uomo venuto dal ghiaccio, che però è stato l’ultimo, nel 2007, capace di infiammare il cuore dei tifosi, anche con la sua indole imperscrutabile, quasi inaccessibile.

Ci sarà sempre una Ferrari

Senza dimenticare chi il Mondiale non l’ha vinto ma ha saputo lo stesso, come Villeneuve, trovare il proprio posto nel mito. Inevitabile pensare alla bravura di Eugenio Castellotti, Luigi Musso, Lorenzo Bandini, alla simpatia di Jean Alesi e Gerhard Berger, al sorriso di Michele Alboreto. Arriveranno altri circuiti, altri protagonisti, altre vittorie, un tuono rosso che scuote la pista, 1000 volte. C’era una volta, c’è sempre stata, e ci sarà sempre una Ferrari che corre in un Gran Premio.