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Monza 2003: Schumacher e la cinquantesima vittoria con Ferrari© @F1

Monza 2003: Schumacher e la cinquantesima vittoria con Ferrari

Il 14 Settembre 2003 il campione di Kerpen conquista a bordo della sua Ferrari F2003-GA il Gp d’Italia davanti alla Williams-BMW di Juan Pablo Montoya e all’altra Rossa di Rubens Barrichello stabilendo numerosi record, molti dei quali imbattuti ancora oggi

12 settembre

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La soddisfazione di conquistare a Monza la sua cinquantesima vittoria al volante della Ferrari, associata alla volontà di dimostrare alle malelingue che la Rossa non era finita. Questo alla base della splendida vittoria conquistata da Michael Schumacher il 14 Settembre 2003 sul circuito brianzolo, davanti alla Williams-BMW di Juan Pablo Montoya e alla seconda Ferrari guidata da Rubens Barrichello. Una vittoria caratterizzata, come vedremo, anche dai numerosi record fatti registrare dal campione di Kerpen (molti dei quali tuttora imbattuti), al punto che ancora oggi in molti ricordano quel Gp come “la gara dei record”.

Un weekend, quello di Monza, che arriva dopo due gare (Germania e Ungheria) caratterizzate sia dalla superiorità della Michelin sulla Bridgestone in condizioni di caldo particolarmente marcato, sia da due passi falsi Ferrari con Schumacher (settimo a Hockenheim ed ottavo in Ungheria), che manca la vittoria dal Gp del Canada. Proprio sul versante gomme in quel periodo non erano mancate le polemiche, con la Ferrari (gommata Bridgestone) che aveva accusato la Michelin di fornire alle squadre da lei gommate (Williams, McLaren, Renault, Jaguar e Toyota) delle gomme anteriori capaci di deformarsi aumentando l’impronta a terra (per via del carico aerodinamico in curva), andando così ad eccedere il limite di larghezza del battistrada di 270 mm stabilito dalla FIA (portando così intorno a 280 mm o poco più, con un inevitabile vantaggio prestazionale) pur rientrandovi nei tradizionali controlli post gara. A questa accusa la Michelin (alla luce della lettera inviata alle squadre dal Direttore di gara Charlie Whiting nei giorni immediatamente successivi al Gp d’Ungheria, che aveva visto la prima vittoria in F1 di Fernando Alonso) decide di portare nei test in programma a Monza due settimane prima della gara una nuova specifica di gomme con battistrada più stretto per evitare eventuali contestazioni al termine del Gp d’Italia.

Proprio il Gp d’Italia vede tra i piloti l’assenza di Ralf Schumacher (Williams) e di Ralph Firman (Jordan). Se Ralf Schumacher (sostituito dal collaudatore Marc Genè, che aveva già disputato i Mondiali 1999 e 2000 con la Minardi) in chiusura della giornata di test a Monza il 3 Settembre 2003 aveva perso il controllo della sua Williams alla Prima di Lesmo (e non alla Seconda, come spesso si legge) andandosi a ribaltare più volte senza per fortuna impattare contro le barriere rimediando una commozione cerebrale i cui effetti successivi (nausea e dolori alla testa) lo costringeranno a saltare l’appuntamento brianzolo, in casa Jordan pur partecipando ai test di Monza Ralph Firman soffriva ancora dei postumi dell’incidente occorsogli nel corso delle prove libere del Gp d’Ungheria, motivo per il quale come nella gara magiara venne sostituito dal collaudatore Zsolt Baumgartner.

Fin dalla prima sessione di prove libere del venerdì mattina è evidente a tutti che a differenza delle ultime due gare in Germania e Ungheria non ci sarebbe stata la netta superiorità delle gomme Michelin, ma una situazione molto più equilibrata. Se la prima sessione del venerdì mattina vede la Ferrari ottenere la miglior prestazione con Rubens Barrichello davanti a Michael Schumacher (con la scuderia di Maranello che ripeterà questo risultato nella prima sessione di libere del sabato, con questa volta Schumacher davanti a Barrichello), la seconda sessione di prove libere del sabato evidenzierà una discreta competitività della Williams di Juan Pablo Montoya, autore della miglior prestazione cronometrica davanti alla Rossa di Schumacher, con i due separati da soli 118 millesimi.

A questo punto è ormai chiaro che le qualifiche del Gp d’Italia vedranno ancora una volta il duello in pista per la pole position tra la Ferrari di Michael Schumacher e la Williams di Juan Pablo Montoya, ed è quello che puntualmente avverrà: se nei primi due settori il pilota colombiano è più veloce rispettivamente di tre millesimi (25.992 contro i 25.995 fatti registrare da Schumi) e di 76 millesimi (53.712 contro 53.788), è nel terzo settore è che il campione di Kerpen fa la differenza guadagnando di fatto più di un decimo nei confronti di Montoya, il quale chiude il giro in 1’21”014 contro il tempo di 1’20”963, fatto registrare da Schumacher. 51 millesimi di differenza, quindi, che regalano la pole position al campione tedesco della Ferrari.
Alle spalle del duo Schumacher-Montoya, da registrare la seconda fila della Ferrari di Rubens Barrichello (1’21”242) che precede di due decimi la McLaren-Mercedes di Kimi Raikkonen (1’21”466). In terza fila troviamo la Williams di Marc Genè (1’21”834) che precede di 110 millesimi la Renault di Jarno Trulli (1’21”944), sesto.
A chiudere la top 10 in quarta fila la BAR-Honda di Jenson Button (1’22”301) davanti alla McLaren-Mercedes di David Coulthard (1’22”471), e in quinta fila la Toyota di Olivier Panis 1’22”488) davanti alla BAR-Honda di Jacques Villeneuve (1’22”717).
Qualifica da dimenticare per il vincitore del Gp d’Ungheria, Fernando Alonso: il pilota spagnolo della Renault, infatti, va in testacoda alla prima chicane, ottenendo pertanto l’ultimo tempo in griglia.

La vittoria di Schumacher e il duello con Montoya

© Ferrari

Così come per le qualifiche, è chiaro a tutti che anche per la gara i due principali candidati per la vittoria del Gp d’Italia sono Michael Schumacher (Ferrari) e Juan Pablo Montoya (Williams). Al via, Schumacher mantiene la testa della corsa seguito da Montoya, mentre alle loro spalle sale in terza posizione Jarno Trulli (Renault) in virtù di un ottimo scatto, che gli consente non solo di superare Raikkonen e Barrichello, ma di arrivare a insidiare (senza riuscirci) la seconda posizione di Montoya. A centro gruppo la Jaguar di Wilson, parte lentamente in seconda marcia per un problema al cambio, andando così ad originare il tamponamento di Alonso ai danni della Minardi di Jos Verstappen, con il pilota asturiano che per alcuni secondi decolla, andando poi a ricadere piuttosto violentemente a terra, andando così a danneggiare pesantemente l’ala anteriore della sua Renault.

© Motorsport Images

Tornando alle posizioni di testa, nel corso del primo giro all’altezza della Variante della Roggia Montoya con fare aggressivo tenta di superare Schumacher per pochi millimetri, ma il campione di Kerpen non ci sta, motivo per il quale entrambi i piloti affrontano la curva affiancati (toccandosi anche leggermente), con Schumacher che alla fine riesce a mantenere la testa della gara su Montoya, con Trulli che prova ad approfittare della situazione per superare il pilota colombiano, salvo poi dover desistere lungo la Curva del Serraglio per un problema al motore che lo costringerà al ritiro già nel corso della prima tornata. Della situazione se ne approfitta Barrichello, che sale così in terza posizione, seguito dalle McLaren-Mercedes di Kimi Raikkonen e di David Coulthard (quinto ed autore di un’ottima partenza), dalla Toyota di Olivier Panis, dalla Williams di Marc Genè e dalla BAR-Honda di Jacques Villeneuve, per quanto riguarda i primi otto classificati. Giro dopo giro, Schumacher comincia a guadagnare su Montoya (3”113 il vantaggio al termine del nono giro), con il pilota colombiano che deve cominciare a guardarsi dalla Rossa di Barrichello, sempre più minacciosa dei suoi confronti (staccata di circa sette decimi), con Raikkonen più staccato (circa 1”7 da Barrichello).

Nel corso dell’undicesimo giro iniziano le prime soste, per quanto riguarda il gruppo di testa, con Coulthard e Panis i primi a fermarsi, seguiti poi al 13°giro da Raikkonen e Genè, al 14°giro e al 15°giro dalle Ferrari di Barrichello e di Schumacher, e al 16°giro dalla Williams di Montoya. A livello di posizioni dopo la prime serie di soste non è cambiato nulla per il gruppo di testa, con Schumacher davanti a Montoya, Barrichello, Raikkonen, Coulthard, Panis, Genè e Villeneuve, ma in questo secondo stint di gara le gomme Bridgestone montate sulle Ferrari sembrano funzionare meno bene (come confermerà peraltro Schumacher in un’intervista rilasciata al termine della gara), con Montoya che comincia a ridurre il proprio distacco da Schumacher portandosi da 2”8 a 1”8 nel giro di poche tornate, arrivando fino a poco meno di un secondo nel corso del 30°giro, mentre Barrichello si deve guardare da un arrembante Raikkonen, in una fase di gara che vede Jacques Villeneuve salire in settima posizione dopo aver superato la Toyota di Panis.
Nel corso del 31°giro Barrichello si ferma per la seconda sosta, seguito al 32°giro da Montoya e da Coulthard, e al 34°giro da Schumacher e da Raikkonen. Schumacher riesce a rientrare in pista in seconda posizione davanti a Montoya, e a tornare in testa alla classifica una volta che Genè al termine del 35°giro si fermerà con la sua Williams a fare la seconda sosta.
Da raccontare (come poi rivelerà lo stesso Schumacher in un’intervista rilasciata a caldo dopo la gara) che una volta effettuata la seconda sosta nel corso del 34°giro il campione di Kerpen riceve ben due team radio dalla squadra: il primo per conferma che il pit stop era andato bene, e poi improvvisamente un secondo team radio in cui viene invitato a spingere, visto che Montoya stava arrivando sul rettilineo del traguardo. Schumacher non riesce a capire come sia possibile visto che dentro di se era convinto di aver un maggiore vantaggio nei confronti di Montoya e così spinge sull’acceleratore una volta superata l’uscita della pit lane, salvo poi scoprire che la Williams in arrivo sul rettilineo del traguardo non era quella del pilota colombiano, ma quella di Genè che, come detto, si fermerà poi nel giro successivo per effettuare la sosta, con Montoya subito dietro alle sue spalle, staccato di 1”978 dalla Ferrari.

Una volta fermatosi Genè per fare la sosta, Schumacher torna in testa con circa 1”607 di vantaggio su Montoya (secondo). Si riaccende, quindi, nuovamente il duello tra i due piloti, con il pilota colombiano della Williams che già al termine di quella tornata (36°giro) abbassa il distacco di Schumacher a 1”382, che diventerà poi di 1”310 al termine del 37°giro. Interessante in quel frangente anche il duello per il terzo posto, con Raikkonen (quarto) separato di pochissimi millesimi dalla Ferrari di Rubens Barrichello.
Tornando alla lotta per la vittoria, è all’inizio del 40°giro che il duello tra Schumacher e Montoya si risolve a favore del campione tedesco, abile a doppiare la Sauber di Heinz Harald Frentzen (salito in ottava posizione, approfittando del ritiro della Toyota di Oliver Panis causa problema ai freni) sfruttando il rettilineo del traguardo, mentre il pilota colombiano perderà oltre un secondo (con il gap che salirà a 2”379 al termine del giro), riuscendo a doppiare la Sauber solamente all’altezza della Curva del Serraglio. Doppiato Frentzen, Montoya non riuscirà più a sostenere il ritmo di Schumacher, quasi come se il doppiaggio ritardato ai danni della Sauber gli avesse quasi fatto perdere la concentrazione: una riprova in tal senso viene dal gap, che sale nel primo settore del 41°giro a 2”843 (aumentando così di 464 millesimi) senza che la sua Williams non avesse il benchè minimo doppiato da superare, e che al termine della tornata sarà quantificabile in 3”2.

© Getty Images

Contemporaneamente all’allungo di Schumacher (sopra raffigurato) in testa nei confronti di Montoya dobbiamo registrare anche quello seppur limitato di Barrichello (terzo) nei confronti della McLaren di Kimi Raikkonen, a conferma di come entrambe le Ferrari si trovino bene con il nuovo set di gomme da poco montato.
Gli ultimi giri salvo i ritiri della McLaren di David Coulthard (45°giro, problemi al motore) e della Sauber di Heinz Harald Frentzen (50°giro, problemi alla trasmissione) non regaleranno ulteriori colpi di scena, con Michael Schumacher su Ferrari che va così ad aggiudicarsi il Gp d’Italia con 5”294 sulla Williams-BMW di Juan Pablo Montoya, con 11”835 sulla Ferrari gemella di Rubens Barrichello, con 12”834 sulla McLaren-Mercedes di Kimi Raikkonen, con 27”891 sulla Williams-BMW di Marc Genè. Doppiati di un giro ma a punti anche la BAR-Honda di Jacques Villeneuve, la Jaguar motorizzata Cosworth di Mark Webber e la Renault di Fernando Alonso.

©@vivof1

Una vittoria, la cinquantesima di Schumacher con la Ferrari, caratterizzata anche da numerosi record, a cominciare dalla velocità media più alta (247.585 Km/h contro i 242.620 Km/h fatti registrare nel 1971 sempre a Monza seppur con una differente configurazione del tracciato dalla BRM di Peter Gethin, la velocità media più alta fatta registrare nel giro più veloce (1’21”832 realizzato in occasione della 14°tornata con velocità media di 254.848 Km/h), oltre a stabilire la velocità più alta mai fatta registrare da una monoposto di Formula 1 (368.8 Km/h).

Schumacher stabilisce anche il record relativo alla gara più breve senza interruzioni nella storia della Formula 1 (1 ora, 14 minuti, 47 secondi e 707 millesimi), battuto lo scorso 3 Settembre dalla Red Bull di Max Verstappen, capace di conquistare il Gp d’Italia in 1 ora, 13 minuti, 41 secondi e 143 millesimi.
Bisogna però dire che mentre il record stabilito da Schumacher nel 2003 era stato eseguito rispettando la distanza originaria della gara fissata in 53 giri, nel caso del record di Verstappen la vittoria è arrivata al termine di una gara svolta su 51 giri, visto e considerato che per via del problema al motore occorso all’AlphaTauri di Yuki Tsunoda la Direzione Gara ha disposto la realizzazione di due giri extra di formazione, togliendoli dal computo dei giri totali del Gp (passati da 53 a 51), come previsto dal Regolamento.

Tornando al Gp d’Italia  corso a Monza il 14 Settembre 2003, alla luce dei risultati conseguiti, Schumacher porta a tre i punti di vantaggio su Montoya e a sette quelli su Kimi Raikkonen in Classifica Piloti: 82 i punti del campione di Kerpen, contro i 79 di Montoya e i 75 di Raikkonen.
In Classifica Costruttori la Williams resta in testa con 141 punti, con la Ferrari seconda con 137 punti, e con la McLaren terza a quota 120.
Due sono le gare che rimangono prima della conclusione del Mondiale: il Gp degli Usa (che vedrà la definitiva resa di Montoya nella lotta per il titolo mondiale) e il Gp del Giappone, che vedrà la vittoria della Ferrari di Rubens Barrichello davanti alla McLaren di Kimi Raikkonen, con Michael Schumacher ottavo e per la quarta volta consecutiva Campione del Mondo con la Ferrari, diventando così il primo pilota nella storia della Formula 1 ad aver conseguito sei titoli piloti (considerando anche i due vinti nel biennio 1994-1995 con la Benetton), in attesa di quello che sarebbe arrivato l’anno successivo (2004), sempre al volante della Rossa di Maranello.

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