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De Silvestri, il mandato del Sindaco
Per farsi “eleggere” non ha avuto bisogno delle primarie: i compagni di squadra e il popolo rossoblù lo hanno acclamato senza riserve. A 38 anni, “Lollo” inizia il nuovo capitolo della sua storia

Marco Montanari
Pubblicato il 4 agosto 2026, 16:01
Che cos’hanno in comune Sinisa Mihajlovic, Thiago Motta, Vincenzo Italiano e Domenico Tedesco? Semplice: che hanno allenato (o stanno per iniziare a farlo…) il Bologna, potendo contare su un “vice” che ogni tanto sta a sedere accanto a loro in panchina ma che spesso scende in campo indossando i panni del calciatore. Lorenzo De Silvestri (Roma, 23 maggio 1988), a 38 anni, sta per iniziare l’ennesima stagione – la ventiduesima da professionista, per gli amanti della statistica – da protagonista. Lo fa indossando i panni del capitano, perché quelli da “sindaco” (ruolo che gli è stato riconosciuto da un’intera città) li tiene da parte magari per il futuro, e lo fa con le motivazioni di sempre: intelligenza, disponibilità, entusiasmo, verrebbe da aggiungere una parolina che nel calcio non va più di moda, “amore”. «Bologna è la mia città: c’è tutto, è casa».
Una bandiera per tanti
E a proposito di sentimenti che nel mondo pallonaro sembrano obsoleti, “Lollo” detiene un record davvero invidiabile: ovunque è andato, è riuscito a diventare una bandiera del proprio club. A cominciare dalla Lazio, la sua prima squadra, che lo lancia nel firmamento calcistico a 17 anni. De Silvestri è “uno della Nord”, si impone come uno dei migliori giovani del campionato italiano: sembra un amore eterno, però dura appena quattro stagioni, come se fosse una pizza: la Fiorentina si presenta con 6 milioni di euro al presidente Lotito che, la storia lo insegna, non è mai stato insensibile al fascino indiscreto del contante e così “Lollo” fa la valigia dopo aver vinto la Coppa Italia.
Tutto finito? Non per lui. Maggio 2025, il suo Bologna si aggiudica lo stesso trofeo. «Ho vinto la Coppa Italia con la Lazio nel 2009. Ero un ragazzino, adesso sono un uomo con una consapevolezza diversa. E il mio pensiero è andato a Gabriele Sandri (il tifoso laziale ucciso nel 2007 sulla A1 e suo amico, ndr), che è sempre con me…».
Tre anni in viola, l’incontro con Mihajlovic, l’esordio in Champions League e poi arriva il momento di cambiare aria: nell’estate del 2012 va alla Sampdoria. De Silvestri è un terzino generoso, non tira mai indietro la gamba, e questa generosità gli comporta parecchi infortuni che lo limitano nella continuità. Succede pure in blucerchiato, ma il curriculum parla di 109 presenze sotto la Lanterna, a dimostrazione che il ragazzo non si scoraggia facilmente.
Agosto 2016: alla sua porta bussa il Torino, e lui risponde “presente”. Sulla fascia destra, c’è da combattere con Zappacosta per la maglia da titolare: “Lollo” stringe i denti e quando il rivale se ne va al Chelsea, lo spazio a disposizione aumenta e lui chiude l’esperienza granata con 112 presenze.
E siamo a oggi, anzi a ieri, pardòn a domani: Sinisa Mihajlovic lo vuole al Bologna e il matrimonio – ovviamente – si celebra all’istante: le statistiche, alla vigilia della nuova stagione, parlano di 126 presenze complessive e di un amore destinato a durare. A colpi di contratti annuali (l’età non consente pianificazioni, a un calciatore) rinnovati ogni estate, compresa questa.
Bologna l’adotta
Il feeling con le Due Torri scatta immediato. “Lollo” si cala nella nuova realtà con l’entusiasmo di sempre e la città lo stringe in un caloroso abbraccio. L’età avanza, il ragazzo si è fatto uomo e vive la sua situazione con grande intelligenza. All’inizio è titolare, poi nel suo ruolo arrivano, in rapida successione, Posch, Holm, persino Calabria, e gli spazi si fanno più stretti. Nessuna polemica, neanche quando il suo nome viene cancellato dalla lista per la Champions League: «Accettare l’esclusione dalla lista Champions non è stato facile, ma ai giovani insegno sempre questo, che il club e il gruppo vengono prima di tutto». In un mondo di divi, il buonsenso è merce impagabile.
Tutti gli uomini del Capitano
I quattro tecnici citati in apertura hanno cementato il rapporto fra De Silvestri e Bologna. Sinisa Mihajlovic? «Devo praticamente tutto a lui. Mi volle alla Samp, al Torino e infine al Bologna. È grazie a lui se sono qui: ha un posto speciale nel mio cuore».
Thiago Motta? «Con il suo arrivo smisi di giocare e mi chiesi che cosa sarebbe stato meglio: andare altrove o giocarmi qui le mie chance? Scelsi la seconda opzione e feci benissimo, perché qui ho vissuto le stagioni più belle della mia carriera».
Vincenzo Italiano? «Passionale e appassionato, ci mette anima e corpo. Ha ragione quando dice che non è vincente solo chi alza i trofei e che conta il percorso che si fa, anche se lui ha riportato la Coppa Italia in città ed è quindi un vincente».
Quanto a Domenico Tedesco, anche se il rapporto è solo all’inizio vale la pena ricordare le sue prime parole, il giorno dell’insediamento a Casteldebole: «Ho parlato solo con De Silvestri…». Quando parli con il Sindaco, da queste parti, hai già fatto parecchio.
Questa è casa mia
Già, Sindaco. Nessuna intenzione di candidarsi alle prossime Amministrative, però l’appellativo resta… «A Bologna mi sono sentito a casa fin da subito, mi piace vivere la città in ogni suo angolo. Il nome “sindaco”? Me lo hanno dato i compagni in spogliatoio proprio per questo, perché mi piace vivere appieno il posto in cui sto». Nell’elenco degli uomini importanti per la carriera di De Silvestri, un posto spetta pure a Delio Rossi: «Da ragazzino praticavo lo sci di fondo, perché faceva piacere a mio padre, anche se preferivo giocare a calcio. Il mio primo maestro fu Delio Rossi alla Lazio, gli devo tanto». Tema: descrivi il tuo club. Svolgimento… «Il Bologna è una famiglia, dispone di un gruppo con un capitale umano incredibile. Io parlo spesso con i compagni, raramente alzo la voce e posso dire con assoluta certezza che questo è un gruppo magico. Quanto alla società, Sartori, Fenucci, Di Vaio, ogni persona che lavora per il Bologna mette in campo il massimo. E poi c’è Saputo: presente, attento, puntuale, mai invadente. Dimostra come si è leader».
Tratto dal numero di Agosto 2026
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