Messi alla Maradona

L'Argentina è nella finale mondiale per la sesta volta nella sua storia dopo avere travolto la Croazia, con un grande Alvarez ed un fuoriclasse che vuole il suo posto nella storia lo vuole ancora più in alto...

Messi alla Maradona
© Getty Images

Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 13 dicembre 2022, 22:40

Un Lionel Messi, un Julian Alvarez e un’Argentina in missione non hanno lasciato scampo ad una Croazia svuotata e molle, ma soprattutto senza una prima punta decente. E così l’Albiceleste è nella finale del Mondiale per la sesta volta nella sua storia, dopo Uruguay 1930 (Coppa all’Uruguay), Argentina 1978 (Argentina), Messico 1986 (Argentina), Italia 1990 (Germania Ovest) e Brasile 2014 (Germania). Messi come Maradona? Dopo 15 anni di questa domanda da bar che aleggia, ognuno rimarrà in ogni caso della propria opinione, che il Mondiale di Messi arrivi o meno. Un fuoriclasse che ha vinto tutto e di più a livello di club nell’Europa che conta, con un continuità impressionante, contro un altro fuoriclasse che con i club ha vinto poco ma che però è stato anche icona pop, reale e non creata dal marketing.

Certo per larghi tratti della semifinale Messi è stato maradoneggiante anche per atteggiamento, con la sintesi della sua forma attuale tutta nell’azione dell’assist a Julian Alvarez per il gol del 3-0. Era stato proprio l’attaccante del Manchester City a sbloccare la partita, buttandosi nello spazio e soprendendo la difesa croata, costringendo Livakovic ad un netto fallo da rigore: forte e perfetto il sinistro di Messi, prima del 2-0 di Alvarez con un’azione personale entrando quasi in porta con il pallone dopo due rimpalli e del 3-0 sempre di Alvarez.

Non che questo giocatore fosse da scoprire, ma di sicuro Scaloni su di lui ha cambiato idea visto che questo Mondiale lo aveva iniziato da riserva di Lautaro Martinez, mentre dalla terza partita del girone, quella con la Polonia, le parti si sono invertite. Ed è soltanto dal quarto di finale con l’Olanda che Alvarez è l’unico attaccante titolare, insieme ovviamente a Messi il cui ruolo è ormai indefinibile. Scelte, va detto, dettate anche dalle condizioni degli altri giocatori offensivi, da Di Maria al Papu Gomez a Dybala. Comunque sia, a poco meno di 23 anni Alvarez è il secondo più giovane nella storia a segnare una doppietta in un semifinale mondiale, dietro soltanto ad un Pelé nemmeno diciottenne, che peraltro alla Francia nel 1958 di gol ne fece tre.

Per ciò che si era visto fin qui la semifinale sembrava potesse essere più equilibrata ed in effetti la prima mezzora ha fatto pensare ad una partita destinata ai calci di rigore. Ma lo strano errore di Lovren e Gvardiol, miglior difensore del Mondiale per distacco, ha cambiato tutto e la Croazia ha potuto poco: inesistenti Kramaric e. Pasalic, male Brozovic, Modric lucido ma troppo intelligente per non capire che la partita sull'1-0 era psicologicamente già finita. Quello croato rimane in ogni caso un grande torneo, iniziato con lo 0-0 con il Marocco oggi da rivedere in tutt'altra luce, proseguito con la vittoria sul Canada ed un altro 0-0 nel quasi spareggio contro il Belgio, merito anche degli errori di Lukaku. Poi il passaggio ai rigori con il Giappone e la super-impresa contro il Brasile, reagendo nei supplementari al gol di Neymar.

Per Modric, Perisic, Lovren e Kramaric il sogno mondiale finisce qui, Brozovic forse avrà un'altra chance ma certo Gvardiol a parte sarà difficile che un paese così piccolo, nemmeno 4 milioni di abitanti, possa esprimere nella stessa generazione tanti giocatori forti in contemporanea. Va ricordato, anzi scolpito nella pietra, che da Francia '98 ad oggi la Croazia è arrivate nelle prime 4 del mondo 3 volte, contro le 2 dell'Argentina, mentre l'Italia, l'Inghilterra e la Spagna negli ultimi 7 Mondiali sono arrivate almeno in semifinale una volta sola. Onore ad un movimento che riesce sempre a rinnovarsi, anche se il dopo Modric mette tristezza a tutti.

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