Newcastle, anche i ricchi piangono 

I bianconeri si ridimensionano. Dai Paperoni del football un altro alert sulla dorata Premier: non è tutto oro quello che luccica

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Newcastle, anche i ricchi piangono 
© Getty Images

Pietro Santercole/edipressPietro Santercole/edipress

Pubblicato il 21 agosto 2026, 07:57

Vuoi per il blasone di un campionato storicamente affascinante nonché pioniere di un potentissimo merchandising, vuoi per cascata di sterline derivante dalla vendita dei diritti tv, di gran lunga la più remunerativa, vuoi perché nella terra d’Albione si sentono un po’ come i genitori del calcio, la Premier League è da sempre una lega a parte: un po’ Bengodi del pallone, un po’ terra promessa per giocatori e procuratori dove la concorrenza internazionale (Arabia Saudita a parte) viene stritolata a suon di ingaggi stratosferici e cartellini fuori mercato. Uno dei motivi, in fondo, per cui Marco Palestra, promesso sposo dell’Inter, finisce in un amen al Chelsea, il nazionale svizzero Manzambi non ci pensa due volte a lasciare il Friburgo per l’Aston Villa, il talentuoso Jacquet lascia il Rennes per il Liverpool, diventando il difensore più pagato della Premier.

 

 

 

 

Newcastle nell’occhio del ciclone 

 

Calciomercato folle da una parte, alert su alert che mettono sempre più dubbi sul fatato mondo d’Oltremanica dall’altra: opposti ed eccessi si attraggono sempre più in Premier, intrecciandosi e intersecandosi, ma cozzando tra loro. Quanto sta accadendo al Newcastle, non un club qualsiasi ma il più ricco al mondo, quello in mano al fondo sovrano saudita (PIF), dal patrimonio finanziario praticamente illimitato, non è passato inosservato. Anthony Gordon al Barcellona per 80 milioni, Bruno Guimaraes all'Arsenal per una cifra vicina ai novanta, Tonali addirittura al Tottenham per 108 milioni. Tre indizi e una prova: i Magpies sono finiti nell’occhio del ciclone. Altro che un semplice cambio di strategia di mercato con priorità ai giovani come Ewen Jaouen (21enne portiere francese arrivato dal Reims), Sean Steur e Aladji Bamba (due centrocampisti, rispettivamente di 18 e 20 anni, uno preso dall’Ajax, l’altro dal Monaco), oppure Bazoumana Touré, attaccante ivoriano classe 2006, arrivato dall’Hoffenheim. David Hopkinson - CEO del club di St. James' Park - ha ricevuto una notifica di non conformità, è dovuto andare d’urgenza a Nyon per dare spiegazioni davanti al tribunale UEFA del fatto che il Newcastle aveva un monte ingaggi da Champions League senza parteciparvi, negoziando i termini della inevitabile multa (di circa 6 milioni di euro) per violazione delle norme sul Financial Fair Play - che da quelle parti si chiama Profitability and Sustainability Rules - e sottoscrivendo un piano di risanamento. Che, forza maggiore, ha imposto le illustri cessioni estive al Newcastle, un'ex big inglese a tutti gli effetti.

 

 

 

 

La Black List della Football Association 

 

La situazione del club più ricco al mondo costretto a ridimensionarsi, però, è un altro nome (illustre) che aumenta la (lunga) black list di inglesi nel mirino di Football Association e UEFA. Le operazioni di mercato che hanno rischiato addirittura di far retrocedere il Manchester City sono oggetto di indagini di lungo corso. Nel 2024 il Nottingham è stato penalizzato di quattro punti per aver violato le regole del Fair Play Finanziario, sforando di 34 milioni di sterline il limite di spesa fissato in 61 milioni. Nello stesso anno all’Everton fu comminato addirittura il -10, ridotto poi a -6 dalla Commissione d'Appello indipendente, sempre per violazione delle norme del PSR. E che dire del Chelsea, attualmente con 46 giocatori in rosa? Per il mancato rispetto sia della “Football Earnings Rule” (perdita massima di 60 milioni nel triennio) sia dello “Squad Cost Ratio” (costi squadra entro il 70% dei ricavi lordi), il club di Stamford Bridge nel 2025 ha accettato di pagare, rispettivamente, 20 e 11 milioni per la doppia violazione, continuando però a spendere molto più di quanto sta incassando. Il settlement agreement firmato dai Blues ha una durata quadriennale e impone tappe severe: oltre la violazione di una certa soglia scatteranno ulteriori multe proporzionali; ma se si dovessero sforare i conti di oltre 20 milioni in una delle annualità sottoposte a verifica, addio settlement agreement. E con la sua revoca, il club londinese potrebbe perfino essere escluso dalle competizioni UEFA. Vuoi per gli allenatori stranieri, molti dei quali italiani, che hanno alfabetizzato tatticamente gli inglesi, vuoi per la disponibilità economica dei club di Premier, dal primo all’ultimo, il campionato d’Oltremanica è diventato il top del top nel terzo millennio, capace di portare nove squadre nelle prossime coppe europee. Eppure non è tutto oro quello che luccica. L’alert lanciato dal Newcastle ne è una riprova.

 

 

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