Gabigol, uno strano caso

Dieci anni fa l’acquisto più chiacchierato da parte dell’Inter: un idolo di San Siro, pluri-percentuali di rivendita, mentre i club brasiliani se lo passavano gratis

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Gabigol, uno strano caso

Pietro Santercole/EdipressPietro Santercole/Edipress

Pubblicato il 30 agosto 2026, 08:00

C’era una volta un attaccante brasiliano dall’olfatto realizzativo talmente da felino che lo chiamavano Gabigol. La favola di Gabriel Barbosa Almeida comincia da qui, anche se con il passare del tempo, più che una favola, la sua è una storia dove talento e carriera sono due parallele che non s’incontrano mai. A dieci anni esatti da uno degli acquisti più chiacchierati da parte dell’Inter, Gabigol resta strano caso, di quelli che sfidano la logica, smentiscono i pronostici e lasciano sul fondo una domanda strisciante: come può uno stesso giocatore essere contemporaneamente un idolo per i tifosi nerazzurri e al tempo stesso un flop epocale, sportivo ma non economico?

L'inizio

Il verdeoro di São Bernardo do Campo, classe 1996, ha uno standing importante: si mette in mostra a 8 anni nei palazzetti di futsal, come funziona lì in Brasile. Il padre spinge per il calcio, affinché entri nel Santos (di cui era tifosissimo) e non nel San Paolo, con cui c’era già un accordo. Nelle sue gambe scorrono i cromosomi del samba, dà del tu al pallone e fa divertire da matti i tifosi, abbina prestanza fisica e qualità, vede la porta e brilla di una luce talmente accecante da vincere per due volte da protagonista il campionato Paulista: è back to back per il Santos nel 2016, l’anno in cui Gabigol si fregia l’oro a Rio de Janeiro con la Seleção olimpica. Lo vogliono in tanti, ovviamente; l’eco dei suoi gol rimbomba in Europa. L’Inter arriva prima di tutti e chiude la trattativa col Santos per una cifra vicina ai 30 milioni di euro, presentandolo in pompa magna all’Auditorium Pirelli. C’è chi lo immagina già come l'erede di Ronaldo il Fenomeno. Non sarà affatto così, neanche lontanamente. La favola diventa un caso, di fatto a oggi tuttora irrisolto.

 

 

Tutto e il suo esatto contrario

Gabigol è fin da subito un idolo. L’esigentissimo pubblico del Meazza nerazzurro alza i decibel ogni qualvolta tocca palla, eppure il brasiliano riesce a smentire perfino il suo soprannome: di quel sinistro educato, preciso e coordinato non c’è traccia, San Siro non vede mai la sua iconica posa a braccia piegate e muscoli in mostra per ricordare al mondo intero che “ogni gol è una battaglia vinta contro chi non credeva in me", un’esultanza fenomeno di costume in Brasile imitata da migliaia di bambini, più unica che rara in Italia: una sola rete in Serie A, peraltro nella trasferta della Beneamata a Bologna; appena 183 minuti collezionati: da Gabigol a oggetto misterioso il passo è breve. Non trova spazio né con de Boer né con Pioli, nemmeno con Vecchi, eppure il brasiliano mantiene l'affetto incondizionato dei tifosi nerazzurri; di fatto non è mai stato odiato.

 

 

La fine

Che Gabigol sia uno strano caso non solo dal punto di vista sportivo, ma anche lato economico, lo si evince dalla sua traiettoria. L'Inter lo cede in prestito un anno dopo il suo arrivo, al Benfica, al Da Luz è ancora buio pesto: una presenza, zero reti. Poi un'altra annata a titolo temporaneo di nuovo al Santos e nella stagione successiva al Flamengo700 mila euro di prestito, 17,5 per il riscatto. Esercitato. E l'immancabile percentuale sulla futura rivendita, nel suo caso attorno al 10%. Il Flamengo tiene Gabigol per 5 anni, riecco gol e titoli (tre campionati carioca, due campionati brasiliani, altrettante Coppe del Brasile e Supercoppe, bis in Libertadores e Recopa Sudamericana), prima della cessione al Cruzeiro che a sua volta lo gira in prestito al Santos, con annessa presentazione in diretta con minacce per aver vestito la maglia del Flamengo, che ai santisti non è andata mai giù. A dieci anni di distanza da quell’acquisto, la percentuale in favore dell'Inter ha rimbalzato di squadra in squadra come una cessione del credito. La Beneamata è riuscita a trasformare l’attaccante brasiliano in una galleria di plusvalenze e clausole sulla rivendita. Eppure i club brasiliani hanno iniziato a scambiarselo gratis. Gabigol resta uno strano caso, in tutti i sensi.

 

 

 

 

 

 

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