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Haaland meglio di Ancelotti

Stefano Olivari
Pubblicato il 6 luglio 2026, 00:58
La Norvegia si è rivelata squadra più forte non soltanto della modesta Italia di Spalletti e Gattuso incrociata nelle qualificazioni ma anche del grande Brasile di Ancelotti, che comunque pur con tutte le sue possibilità di scelta nel finale di partita si è ridotto a buttare in campo i resti di Neymar, inizialmente convocato ad uso di media e tifosi. Ancelotti sconfitto da una squadra che ha giocato da Brasile (66% a 34 di possesso palla, che non significa giocare meglio ma avere una certa filosofia sì), senza paura di essere infilata come in effetti stava per capitare più voite, contro una Selecão invece molto europea, che aspettava e ripartiva aspettando le fiammate di Vinicius dalla sinistra o nei suoi rari accentramenti.
Piano partita riuscito anche oltre il rigore che Nyland ha parato a Bruno Guimaraes, almeno per tutto il primo tempo, fino a quando Solbakken ha tolto Sorloth e Nusa, fuori partita (soprattutto Nusa, con una serie rovinosa di palloni persi) e mai capaci di trovare Haaland, per puntare sulla vivacità di Bobb e l’intelligenza di Schjelderup. Da lì la Norvegia ha dominato, con un Odegaard enorme e il solito, viene da dire, Haaland: un colpo di testa e una sassata di sinistro, entrambi imparabili per Alisson, e tanti saluti, con l’1-2 del Brasile arrivato troppo tardi su un rigore (inventato) che Neymar ha realizzato con freddezza.
Se della Norvegia si parlerà ancora in questo Mondiale, il Brasile finisce qui. Con un doppio fallimento: come risultato, banalmente, visto che era da Italia ’90, contro l'Argentina di Maradona e Caniggia, che il Brasile non usciva dal Mondiale così presto, e come atteggiamento perché è uscito rinnegando la sua anima, o meglio ciò che nell’immaginario collettivo è la sua anima e che non può più essere tale perché quasi tutti i suoi talenti sono europeizzati. Peccato che non è stato perdonato nemmeno a chi il Mondiale l’ha vinto, come Carlos Alberto Parreira nel 1994, figuriamoci a chi non l’ha nemmeno sfiorato come Ancelotti. Il cui contratto fino al 2030 ha ben poche probabilità di essere rispettato, al di là del fatto che lui in questo anno brasiliano sia stato bravo a connettersi all’ambiente e che nella partita decisiva sia stato anche sfortunato, senza il per lui decisivo Paquetà e ancora senza Raphinha, con il poco amato Endrick che imbeccato da Vinicius si è divorato l’1-0 con un errore imbarazzante.
Di sicuro la Norvegia si è confermata come una delle squadre europee più solide degli ultimi anni, perché ha sì il fenomeno assoluto ma anche tante qualità ‘medie’ che fanno la differenza e coprono i limiti dei singoli, soprattutto quelli dei difensori. Il Mondiale non finisce con l’uscita di scena del Brasile, anche se per molti è così e non soltanto per i brasiliani che avranno altri quattro anni per rimpiangere le glorie del passato. Un po’ come l’Italia, ma con molte possibilità in più di riviverle, con o senza Ancelotti. Per una volta generale sfortunato, senza offesa per la Norvegia che non ha rubato nulla e che ha raggiunto il traguardo più grande della sua storia.
stefano@indiscreto.net
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