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Uscita di Zenga

Stefano Olivari
Pubblicato il 3 luglio 2026, 16:21
Il record di imbattibilità a un Mondiale stabilito da Unai Simon, superando i 519 minuti consecutivi di Walter Zenga grazie alle 4 partite del 2026 e ai suoi ultimi 39 minuti di Qatar 2022, è un buon pretesto per confrontare il calcio di oggi con quello di Italia ’90, l’ultima edizione senza che i portieri potessero raccogliere di mano il passaggio di piede dei loro difensori in difficoltà. Sembra di parlare di secoli fa, ma è solo per comprendere il diverso peso specifico dei gol di Maradona, Van Basten, Klinsmann, anche Schillaci che parlando di Mondiale non è certo un intruso, rispetto ai gol che vengono segnati oggi fra celebrazioni acritiche e statistiche gonfiate. Con questo non vogliamo togliere meriti a un grandissimo come Zenga, miglior portiere del mondo per la IFFHS nel 1989, 1990 e 1991 (in testa con 5 titoli ci sono Buffon, Casillas e Neuer), né alla straordinaria difesa azzurra Bergomi-Ferri-Baresi-Maldini (con Vierchowod e Ferrara in panchina…), tanto meno a Messi, ma fare un complimento al portiere della Spagna e a una difesa eccellente nei singoli, oltretutto cambiati per metà rispetto a quelli già ottimi didel vittorioso Euro 2024, e come reparto, con De La Fuente a tenere alta la bandiera degli anziani (65 anni) e soprattutto degli allenatori cresciuti in federazione mentre le altre grandi nazionali seguono la strada del fenomeno venuto da fuori. Pretesto per pretesto, onore anche al mister Vicini, che senza quell’uscita di Zenga su Caniggia avrebbe una statua equestre. Uno dei tanti episodi decisivi di quella partita, senza dimenticare il gol di Schillaci in probabile fuorigioco, i rigori sbagliati da Donadoni e Serena, la punizione di Baggio che Goycoechea tolse dall'incrocio dei pali, eccetera, ma purtroppo il più ricordato.
A proposito di Mondiali, siamo (anzi sono) arrivati quasi agli ottavi e già si può dire, con ancora dentro le emozioni assurde di Portogallo-Croazia, che in nessuna edizione come in queste le stelle annunciate hanno tutte risposto presente: da Messi a Vinicius, da Mbappé a Haaland, da Hakimi a Kane, da Olise a Yamal, con Cristiano Ronaldo e Modric a raschiare con orgoglio il fondo del barile, tutti i più attesi dal pubblico generalista hanno fatto il loro grazie a difese allegre, interruzioni rinfrescanti, terzo mondo poco umile e una qualità media più bassa che ovviamente favorisce chi è più bravo e/o gioca in squadre forti. Perché Infantino inizi a sbandierare manca soltanto che Ancelotti scongeli Neymar, anche se chiaramente il c.t. del Brasile non si augura di doverlo fare. Facile storia controfattuale: con Infantino presidente della FIFA nel ’94 Maradona non sarebbe mai stato trovato positivo.
L’ufficialità di Allegri nuovo allenatore del Napoli fa meno notizia, visto che tutto era già sicuro da tre settimane, della durata del contratto, tre stagioni, e dell’importo, quasi 5 milioni netti a stagioni. Insomma, De Laurentiis ha confermato che i suoi film li vuole dare in mano a un regista esperto, non al giovane genio in libertà che pensa solo al premio ella critica: del resto le pochissime volte in 22 anni in cui ha dato in mano il Napoli a un allenatore emergente, nemmeno poi tanto giovane (unici esempi Donadoni e Gattuso), se ne è quasi subito pentito. Con lui hanno funzionato Reja, Mazzarri, Benitez, Sarri, Ancelotti (al di là di come sia finita), Spalletti e Conte, non ha funzionato Garcia ma in una situazione particolarissima. Funzionerà secondo noi Allegri, fortemente voluto già l’anno scorso (poi Conte ci ripensò e lui andò al Milan), in una serie A in cui Manna è l’unico direttore sportivo ad avere le mani realmente libere, o comunque a dover rispondere a un padrone solo.
stefano@indiscreto,net
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