Da Neymar a Vinicius

Le scelte di Ancelotti, il c.t. di Marotta e De Laurentiis e il girone dell'Italia
Da Neymar a Vinicius
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Stefano OlivariStefano Olivari

Pubblicato il 25 giugno 2026, 13:02

Un Vinicius stellare, paradossalmente fin troppo in forma per questa fase del Mondiale, ha fatto sorridere il Brasile di Ancelotti insieme al rientro in campo di Neymar e a una buona prestazione corale, aiutata da una Scozia che si è esibita in una serie allucinante di errori in fase di costruzione e adesso è di fatto fuori dal Mondiale. Il fuoriclasse del Real Madrid si è anche staccato più del solito dalla sua mattonella sulla fascia sinistra e saranno quindi interessanti le scelte di Ancelotti nelle partite senza domani, visto che il recupero di Raphinha dall’infortunio contro Haiti è ancora incertissimo e che lo status di Neymar gli può creare problemi con i media brasiliani. Già, Neymar: come ha giocato? Nei 20 minuti in cui lo si è visto, al posto del positivo Matheus Cunha, il Brasile era già sul 3-0 e la partita era già ampiamente chiusa. Pochissimi palloni toccati ma grande la gioia, con lacrime finali, di giocare per una squadra in cui mancava da quasi tre anni. Per la storia il giocatore del Santos ha raggiunto Cafu, Ronaldo, Djalma e Nilton Santos, Thiago Silva, Leao, Castilho e Pelé nella lista dei brasiliani con quattro partecipazioni ai Mondiali. Per l’attualità sembra lontanissimo dal miglior Neymar, quindi è probabile che lunedì contro la seconda del Gruppo F (Giappone o Svezia, diciamo) si veda la stessa formula anti-Scozia, quindi con Bruno Guimaraes e Casemiro a sostenere l’attacco Rayan, Paquetà (in realtà molto libero), Vinicius, con Matheus Cunha centravanti. L’attesa sta finendo e finora soltanto la Francia è sembrata di altra cilindrata.

Se Malagò non fosse stato spinto a candidarsi dalla Serie A il nuovo commissario tecnico sarebbe già stato annunciato e sarebbe stato Roberto Mancini per motivi che sul Guerino sono stati più volte elencati: la vittoria dell’Europeo, la fiducia nei giovani, il rapporto con i giocatori. Validi anche i motivi a favore di Conte: bravo nel far risorgere squadre dopo un disastro, capace di tirare fuori il massimo contro avversari superiori, affamato di considerazione internazionale. Entrambi si sono ampiamente pentiti di aver lasciato la Nazionale per soldi, ma curiosamente quella di Mancini verso l’Arabia è ricordata come una fuga per motivi di soldi (era principalmente questo, del resto) mentre quella di Conte verso il Chelsea no. Il punto della questione è che la Serie A, ma sarebbe meglio dire Marotta e De Laurentiis, vorrebbero in azzurro Conte ed è per questo che in ogni caso la scelta del nuovo presidente della FIGC, che può farla anche mettendosi contro il Consiglio, creerà polemiche. Quale sarebbe la convenienza di Marotta e De Laurentiis nell’avere Conte invece di Mancini, posto che nessuno può assicurare vittorie e bel gioco? Fra le varie veline che gli addetti ai livori stanno facendo circolare la più credibile è che Inter e Napoli non vogliano trovarsi contro un Conte carico dopo qualche mese di riposo, presumibilmente sulla panchina della Juventus, ma ammettiamo che sembra una cosa un po’ machiavellica. Più lineare pensare che Conte sia l’allenatore ideale di Marotta, al di là del rapporto personale che equivale a quello che Mancini ha con Malagò, e che De Laurentiis nel pacchetto denominabile ‘divorzio soft dal Napoli’ abbia inserito anche questa ricollocazione. Quanto al resto della Serie A, i grandi elettori di Malagò hanno così pochi italiani di valore in squadra che per loro il c.t. potrebbe essere anche Adani o Stramaccioni. 

L’ultimo giro di partite del girone della Svizzera, per non dire della Bosnia, ha mandato ai sedicesimi la squadra di Yakin come prima e il Canada come seconda, con la Bosnia terza e in attesa di un probabile ripescaggio fra le migliori otto terze. Senza girarci intorno, sarebbe dovuto essere il girone dell’Italia se a Zenica la squadra di Gattuso avesse fatto il suo. Un girone dove gli azzurri avrebbero trovato la Svizzera diciassettesima nel ranking FIFA, il Canada trentunesimo e il Qatar sessantunesimo e dove nessuno ha giocato bene: non la Svizzera, che però come uomo della Provvidenza ha trovato Manzambi oltre a un Vargas in forma, non il Canada che ha fatto il minimo, non il Qatar di Lopetegui che sarà ricordato soltanto per i falli commessi e la goleada subita dai canadesi. Poca cosa anche la Bosnia, pur ammirando i lampi di talento puro di Alajbegovic. Tutto questo non per fare il 'What if' dei poveri, ma per dire del livello medio modesto che darà a Infantino la spinta dercisiva per riservare nel 2030, con sei nazionali qualificate di diritto come ospitanti (...), almeno 4 posti a qualificate per ranking.

stefano@indiscreto.net 
 

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