Calcio

Il ritorno di Baggio

© Bartoletti

In tanti sognano il rientro nel calcio attivo dell'ex fuoriclasse, ma lui ci aveva già provato nel 2010. Con il suo progetto che nemmeno fu preso in considerazione...

Roberto Baggio come giocatore si è ritirato nel 2004, indossando la maglia del Brescia, e da allora il suo ritorno nel mondo del calcio è stato più volte auspicato, quando non addirittura invocato, dagli appassionati e dalla gente comune. Un po’ meno dagli addetti ai lavori. Allenatore, dirigente, commentatore: il Baggio attuale non è nulla di tutto questo, ma in molti hanno dimenticato che nel calcio è già tornato. Esattamente 10 anni fa, il 4 agosto 2010, quando Baggio viene nominato capo del Settore tecnico della FIGC.

È la la federazione presieduta da Giancarlo Abete, che ha come vice Demetrio Albertini. E che in seguito al fallimento della Nazionale di Lippi al Mondiale sudafricano, dopo avere messo sulla panchina azzurra Cesare Prandelli, si propone di rifondare il calcio italiano dalle basi: oltre a Baggio i grandi nomi sono quelli di Arrigo Sacchi, coordinatore tecnico delle nazionali giovanili, e di Gianni Rivera, presidente del settore scolastico giovanile. Una specie di dream team, con un obbiettivo comune chiarissimo: ripartire dai giovani italiani, costruire qualcosa che duri al di là di effimere vittorie o sconfitte.

Come presidente del Settore Tecnico Baggio raccoglie l’eredità di Azeglio Vicini, il suo allenatore al Mondiale del ’90. Da sempre questa carica ha contorni vaghi: è stata occupata a volte da allenatori, a volte da dirigenti, a volte anche da gente con competenza calcistica modesta. Mettere in quel posto Baggio significa dare un segnale di svolta, al di là di quello che poi Baggio, che di lì a poco prenderà il patentino di allenatore di base, effettivamente farà. La curiosità è che sia Ulivieri, capo della scuola allenatori, sia Sacchi si dicono contentissimi di lavorare con Baggio, nonostante gli screzi avuti con il Baggio calciatore. Ma è acqua passata, e comunque della luce che ancora emana Baggio beneficeranno tutti. 

Il futuro è tutto da scrivere e Baggio lo scrive, proprio in senso letterale. In pochi mesi produce un piano per il rilancio del calcio italiano, della lunghezza di 900 pagine. Il titolo, ‘Nuove attività del Settore Tecnico di Coverciano’, non è accattivante, ma il contenuto merita di essere discusso. Baggio propone la divisione dell’Italia in 100 distretti, ognuno con allenatori federali di riferimento ed il compito di visionare almeno 50.000 partite l’anno in modo da non perdersi alcun talento. Inoltre mette l’enfasi sulla raccolta capillare dei dati, ritenendo che troppi giocatori fuori dai giri giusti o dai settori giovanili importanti non abbiano vere chance di emergere. Il terzo concetto base è quello della qualità degli istruttori giovanili, non semplici persone con molto tempo a disposizione, ma ex calciatori professionisti, anche di basso livello. L’ultimo concetto importante del piano Baggio, o di come lo vogliamo chiamare, è il talento: si deve partire dal talento per poi procedere alla costruzione atletica del giocatore, non prendere i ragazzi più robusti e poi sperare che imparino qualcosa con la palla.

Non occorre troppa dietrologia per capire perché, da Abete in giù, questo progetto abbia incontrato indifferenza o addirittura ostilità. Troppo costoso, forse, di sicuro troppo rivolto al territorio italiano nel suo insieme, per certi versi ‘federalista’. Ma soprattutto visto con antipatia anche da tanti club più o meno di provincia, timorosi che la FIGC si mettesse a lavorare nel loro orticello mettendosi in testa di fare come la federazione francese. Il progetto poteva anche essere sbagliato, non è che Baggio sia il detentore escludivo del sapere calcistico, ma certamente non è mai stato nemmeno discusso. E così Baggio, sentendosi trattato da figurina, nel gennaio 2013 ha lasciato la federcalcio ed in sostanza anche il calcio. Un mondo che ama le icone, a patto che stiano al proprio posto.