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Roma, tutto da perdere e niente da guadagnare

Roma, tutto da perdere e niente da guadagnare

Redazione

9 dicembre 2015

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Partiamo dal presupposto fondamentale. Non riuscire a vincere, in casa, contro i bielorussi del BATE Borisov sarebbe realmente un disastro. I tre punti, per la Roma, contano più del momento negativo che sta attraversando da un po' di tempo a questa parte. Di fronte, checché se ne dica, ha una squadra discreta e totalmente lontana dal suo potenziale. E il bello della Champions è anche il distacco dalla programmazione e dal ragionamento: in pochi minuti lo scenario potrebbe cambiare clamorosamente. Alle 22:45 di questa sera sapremo se Garcia continuerà l'avventura europea più prestigiosa, se dovrà accontentarsi dell'Europa League o se, addirittura, tornerà commosso a Trigoria da ultimo del girone e chissà per quanto. Sbagliamo solo in una cosa, nel considerare l'armadio in ordine in caso di vittoria. I problemi restano, le lacune continuano e la rosa corta persiste. Gioia nel breve tempo, sì, magari anche con svolta in campionato, ma troppo poco per pensare di poter finire la stagione in questo modo. Il mercato di gennaio sarà il sentore del primo vento di cambiamento, al di là della conferma o dell'esonero del tecnico francese. Rinforzare l'organico - le attuali riserve spesso non sono all'altezza del compitino -, ponendosi in antitesi al lavoro dei sultani, è possibile. Sabatini ne ha le capacità, non fermiamoci a guardare soltanto gli aspetti negativi. La Roma degli ultimi anni ha portato in Italia giocatori molto interessanti, il problema è farli crescere serenamente e cercare di non far cassa dopo una sola stagione. La situazione da evitare riguarda il rimpianto per Ljajic e Destro, circolo vizioso senza via di fuga dove l'unico rimedio è sbattere la testa contro il muro. Valutare il rendimento degli ex è privo di senso perché non porta a nulla di buono, ma nella capitale il raffronto con il vissuto è sempre dietro l'angolo. C'era Ljajic e ora Iago Falque, c'era Destro e ora Dzeko. Bisognerebbe agire con meno frenesia e fornire anche quell'1% in più di serenità all'ambiente, con ogni probabilità il più irrequieto del campionato, quello che vuole tutto e subito. Come si fa a giocare tranquillamente, quando sai che un giorno sì e l'altro pure sei nell'occhio del ciclone? Allegri è passato dai fischi e dagli insulti del primo giorno di Vinovo al tricolore e alla finale di Champions. Quest'anno è caduto, ha ricevuto qualche leggera contestazione - niente di paragonabile a quello che succede lungo il Tevere - e si è rialzato. Siamo ai soliti discorsi, cambiano i protagonisti e gli scenari, ma sempre lì si va a parare. @damorirne

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