Calcio

Ricardo Oliveira si aggiunge al nulla dell'attacco brasiliano

Siamo ancora coinvolti emotivamente dal tentativo del Milan di regalargli numero e posto di Shevchenko per parlare di una sua seconda giovinezza. Ricardo Oliveira oggi ha 35 anni e dopo la lunga vacanza negli Emirati è tornato di nuovo in Brasile, nel Santos, dove è riuscito a suon di gol nell'impresa - piccola proprio perché si parla dei carioca - di ricevere una telefonata dal CT della Seleção, Dunga. Quanto sia discreto il Brasileirão non lo scopriamo di certo oggi e non sorprende poi tanto trovare l'ex attaccante rossonero in cima alla lista dei cannonieri. Se poi aggiungete che in terza posizione figura il 'Cammello' Lucas Pratto - l'ex Genoa che in Argentina spacciavano per il nuovo Martin Palermo - il gioco è fatto. Si parlava poc'anzi di piccola impresa in relazione al fatto che chiunque abbia la cittadinanza brasiliana può a buon ragione sognare un posto in Nazionale, soprattutto nel reparto avanzato e nel periodo storico che ha voltato le spalle all'ultimo vero "9", Ronaldo. Facendo un discorso generale, dopo il 2006 - escludiamo la partita d'addio del Fenomeno contro la Romania di cinque anni più tardi - il nulla che è passato tra le mani dei vari Dunga, Menezes e Scolari è spropositato e non inferiore a quello affrontato da selezioni ben più modeste. A essere clementi, potremmo anche togliere dalla lista Luis Fabiano che negli anni di Siviglia qualcosa di buono ha mostrato. Ma il resto, per chi come il Brasile vive nella colpa di partire sempre tra le favorite in ogni competizione, è imbarazzante. La staffetta tra Fred e ha allontanato i curiosi che si apprestavano al loro primo appuntamento con un Mondiale di calcio, l'immeritato viaggio di Diego Tardelli dal ridente campionato cinese all'ultima Copa América giocata in terra cilena ha destabilizzato chi nell'album delle figurine faceva il confronto con l'Argentina e vedeva Aguero, Tevez o Higuain. E sono situazioni del genere che suggeriscono di riannodare i fili del 'cosa avrebbe potuto dare', con l'esempio di Pato e quello più doloroso di Adriano. In realtà il 'Papero', seppur lontano anni luce dall'idea che ci aveva messo in testa all'epoca di Milano, resta ancora in corsa per una maglia - da vestire sensibilmente sapendo di non aver fatto il grande passo complici i ripetuti guai muscolari - mentre la fulgida ascesa e la drammatica caduta dell'Imperatore è un qualcosa che facciamo ancora oggi fatica ad accettare. Quanto talento buttato nei sanitari di Appiano Gentile. Ci sarebbe anche da riprendere la questione di Diego Costa e del «sono brasiliano, ma vincerò con la Spagna» però fa troppo ridere. @damorirne