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Mourinho, l’eccezione dei grandi ritorni

La Coppa di Lega conquistata a Wembley contro il Tottenham non è certo il trofeo più prestigioso conquistato in carriera da José Mourinho, ma è il primo (e probabilmente non l'ultimo, visto come sta andando il Chelsea in Premier League) dal suo ritorno sulla panchina dei Blues avvenuto nell'estate 2013 ed è importante soprattutto perché quasi nessun grande allenatore (discorso che in parte vale anche per i giocatori) della storia del calcio è riuscito ad ottenere successi in occasione di 'grandi ritorni' invocati più dalla piazza, alla ricerca del tempo perduto, che dalla società che di solito compie queste scelte contando sull'effetto parafulmini. Un discorso che vale a qualsiasi livello, dal top club europeo a squadre storicamente in lotta per non retrocedere. Facendo esempi italiani ci vengono in mente Trapattoni alla Juventus nel 1991, Herrera all'Inter nel 1973, Sacchi al Milan nel 1996, Liedholm alla Roma nel 1987 (senza considerare il triste epilogo di quasi 10 anni dopo) e potremmo continuare all'infinito. Le regioni di questa difficoltà nel ripetersi sono evidenti. Prima di tutto il livello della rosa è cambiato, in assoluto ma anche in proporzione alla concorrenza: se al primo giro hai ottenuto il massimo, ripetersi è difficilissimo se il materiale umano è inferiore. In secondo luogo le aspettative sono sempre troppo alte: questi grandi ritorni sono quasi sempre indotti da una crisi di risultati durata anni (non è il caso del Chelsea, che veniva dalla Champions League 2012 con Di Matteo in panchina e dall'Europa League 2013 con Benitez: sarà per questo che la scelta si è rivelata giusta?), con il popolo che invoca il condottiero quando invece bisognerebbe ricostruire l'esercito. Infine il cavallo di ritorno è di solito spinto da motivazioni che poco hanno a che fare con la 'fame' sportiva: soldi, facile consenso, rifugio in un passato felice dopo anni difficili o comunque non all'altezza delle aspettative. Il grandissimo Boscia Tanjevic, rimpianto ovunque abbia allenato, anche dove non ha alzato trofei, ci ha regalato una frase memorabile fra le tante: "Mai tornare dove sei stato felice". Mourinho è l'eccezione, non la regola. Forse anche perché è stato capace di riciclarsi in un Mourinho diverso, più sedato e pacificato con il mondo (tranne che con Wenger). Il Mourinho emergente del Porto e del suo primo Chelsea e quello 'noi contro tutti' di Inter e Real Madrid non ci sono più. Rimane un uomo inesplorato dai media e soprattutto grandissimo allenatore, che ha cittadinanza nella discussione su chi sia il più grande di tutti. Twitter @StefanoOlivari