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L’ultimo passo della Roma

Eravamo e siamo convinti che la Roma avesse fatto un ottimo calciomercato estivo e un buon calciomercato di riparazione, riducendo la distanza sportiva dalla Juventus. L'abbiamo anche scritto più volte. Ci siamo sbagliati, scusate, capita anche ai migliori. Soltanto che noi possiamo cavarcela così, cialtronescamente, mentre Walter Sabatini e Rudi Garcia si trovano a una settimana dalla partita di ritorno con la Juventus a 9 punti di distanza (un mese e mezzo fa, all'Epifania, un punto solo) ma soprattutto in uno stato d'animo di depressione cosmica, che fa sembrare pessimo anche ciò che semplicemente è stato sfortunato. Dal colpo del mercato Iturbe al fuori condizione Doumbia, passando per Manolas, Yanga-Mbiwa, Astori, Holebas, Ibarbo, eccetera, senza contare le scommesse a parametro zero (Cole, Keita), è difficile trarre l'impressione di un club immobile, un club che oltretutto ha in rosa il giocatore più pagato del campionato (De Rossi) e si è liberato delle sue punte centrali (Destro, Borriello) per scelta tecnica, per quanto sbagliata, e non per bisogno. E allora? Garcia viene accusato di non avere mai schierato la stessa formazione, il che è vero, ma tante sue scelte sono state dovute a infortuni (Strootman, ma anche Maicon, Castan, Iturbe, Ibarbo appena arrivato) e assenze dolorose (la Coppa d'Africa di Gervinho), mentre soltanto all'interno delle singole partite l'allenatore francese ha derogato dal suo tradizionale 4-3-3 interpretato con il centravanti arretrato o falso nove che dir si voglia. Insomma, il problema non è la coerenza ma proprio il suo contrario: giocare con una punta centrale vera significherebbe sacrificare Totti che a 38 anni e mezzo non può fare l'esterno nel 4-3-3, sacrificare Totti non solo non è facile a livello ambientale (e le tante analisi del suo labiale di Verona durante l'uscita dal campo a beneficio di Doumbia lo provano) ma in questo momento anche controproducente, in più mancano colpitori di testa e il tiqui taca non sempre permette al Ljajic della situazione di entrare in porta dribblando o a Pjanic di distribuire i suoi assist. Perché le statistiche sono una cosa, mentre un'altra è guardare le partite e notare le situazioni pericolose in fase offensiva, che non sono mai mancate. Su tutto va detto che è calato un po' di entusiasmo e di fiducia, altrimenti non si sarebbe pareggiato 0 a 0 all'Olimpico con il Parma. Ognuno ha una sua partita della svolta: l'andata con la Juventus, la batosta con il Bayern Monaco, il derby pareggiato con tanto di selfie. Per non dire della teoria del Garcia troppo italianizzato, sempre a lamentarsi (come del resto fanno quasi tutti) per guadagnare crediti arbitrali. Ma il problema è probabilmente soltanto uno: la distanza psicologica dal secondo posto allo scudetto è molto più grande di quella che passa fra il settimo e il secondo posto. I soldi per colmarla sono anche stati spesi, ma evidentemente non bene come nel recente passato. Un motivo sufficiente per buttare all'aria tutto? Twitter @StefanoOlivari