Altro

Inter, debito attuale e piano quinquennale

Massimo Moratti non si è ancora liberato dal demone Inter, ma soprattutto l'Inter non si è ancora liberata di Massimo Moratti. Non ci riferiamo alle frasi freddine sul futuro nerazzurro di Mazzarri, peraltro scelto da lui stesso (uno dei suoi ultimi due errori da presidente, l'altro è stato la svendita a Thohir e soci), che al momento è difeso dal suo contrattone e da alternative da tifosi. Per non fare mille nomi ne facciamo solo uno: Walter Zenga accetterebbe anche un ingaggio di breve periodo, intanto si sta offrendo anche a diverse nazionali (ultima la Romania, in onore alle sue buone esperienze nei club e alla moglie Raluca). Tutti gli altri nomi, da Mancini a Spalletti a Moyes (che fra l'altro giovedì e venerdì sarà a Milano con il fratello-procuratore Kenneth), si scontrano contro la logica finanziaria dell'Inter attuale ma anche di loro stessi, ormai entrati nel giro degli esonerati di lusso (funziona un po' come per i direttori di giornale) che non possono e non vogliono ridimensionarsi. Ma dicevano degli ultimi lasciti morattiani... a cui il bilancio 2013-14, approvato ieri, ha dato una dimensione quantitativa: in sostanza perdite per 91 milioni (!) di euro, che unite a quelle delle controllate arrivano a quota 103, perdite mascherate dall'operazione finanziaria che ha consentito a Moratti di liberarsi del ruolo di garante del debito e a Thohir di non accollarselo. In sintesi: in una società costituita ad hoc, Inter Media & Communications (ne abbiamo già scritto sul Guerino, ma oggi funzionano soltanto le cover), sono state conferite le cose buone come i diritti televisivi, le sponsorizzazioni e i diritti di sfruttamento del marchio. Che sono esse stesse la garanzia del debito nei confronti della banche, attraverso il meccanismo del pegno. Ancora più in sintesi: Thohir ha pagato l'Inter in gran parte con i soldi dell'Inter stessa (tecnicamente non è così, ma filosoficamente sì perché un club senza debiti gli sarebbe costato almeno 300 milioni) e Moratti ha svincolato il suo patrimonio personale dalle vicende calcistiche. Sì, il suo 30% potrà diluirsi, se non parteciperà interamente alla prossima ricapitalizzazione, ma se non vuole non tirerà fuori più un euro. Per non annoiare concentriamoci su due sole voci, diritti televisivi e calciomercato. Rispetto all'Inter di 4 stagioni prima, cioè quella del Triplete, quella 2013-14 ha incassato dalle tivù quasi 80 milioni in meno, in gran parte dovuti alla Champions League e al suo indotto. E sul mercato? Più di 60 milioni in meno, anche se il dato del passato è evidentemente dopato dalla plusvalenza per Ibrahimovic al Barcellona. Piuttosto è interessante notare che dal 2009 ad oggi l'Inter abbia sempre chiuso in attivo quello che ci piace chiamare calciomercato, la zavorra è sempre stata rappresentata dagli ingaggi (molti dei quali rimasti fino all'anno scorso a livelli Triplete) e nelle ultime due stagioni, quindi senza Champions, da diritti tivù di fatto solo italiani. E quindi? Il piano biennale di Thohir, riferiscono i suoi ammiratori ma anche i suoi dirigenti (come l'amministratore delegato Bolingbroke), sarebbe già diventato quinquennale. In realtà ci risulta sia rimasto biennale, ma perché nel 2016 l'Inter sarà sul mercato. Con il bilancio (forse) risanato e un ricco signore, molto liquido, alla porta. Perché per diventare come il Bayern Monaco bisogna essere tante cose, ma soprattutto tedeschi. Twitter @StefanoOlivari