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Redazione

3 luglio 2014

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Su Walter Mazzarri ci eravamo sbagliati, come su tanti altri argomenti: lo dobbiamo ammettere. Non pensavamo che Thohir avrebbe prolungato il suo rapporto con l'Inter di un anno, fino a giugno 2016, quando magari non ci sarà più nemmeno Thohir stesso... Eppure, al di là dell'ufficialità aziendalista, mai il presidente nerazzurro ha mostrato in privato grande trasporto per l'ultima vera scelta tecnica di Moratti. Tutt'altro. Al punto che una volta liberatosi dell'onere di Stramaccioni, grazie all'Udinese, erano partiti segnali a Mazzarri del genere 'Dai, transiamo, lasciamoci da buoni amici', con stizza per certi articoli ispirati al pensiero mazzarriano in cui si sosteneva l'italianissima tesi che un allenatore con il contratto in scadenza sarebbe delegittimato. Cosa può dunque essere successo fra la freddezza verso un prolungamento ritenuto prematuro, alla luce dell'ultima stagione (in cui l'Inter non ha fatto né più ne meno del suo valore) e questa improvvisa scelta di non farsi scappare un allenatore non esattamente conteso dalle grandi d'Europa? Fondamentalmente due cose. La prima: il mercato, dipendente com'è da buone cessioni (Guarin, ma non solo: al momento soldi veri possono arrivare solo per Icardi, ad integrare quelli di Taider), sta diventando complicatissimo se anche l'acquisto di un giocatore come M'Vila, di cui il Rubin Kazan si vuole disperatamente liberare, sta diventando come scalare l'Everest (in italo-giornalistese si dovrebbe scrivere 'M'Vila vuole solo l'Inter e si autoridurrà l'ingaggio'). Fra pochi giorni inizia la stagione e a parte il 33enne Vidic non c'è un solo nuovo arrivo con possibilità di giocare titolare. Si è ritenuto che i tifosi non potessero sopportare un allenatore provvisorio, così Mazzarri ha in sostanza funzionato (nelle intenzioni) da certificatore che da qui alla fine di agosto l'Inter prenderà forma e che in ogni caso esiste il mitico 'progetto'. In effetti il progetto esiste, ma è solo finanziario-organizzativo e non certo calcistico: fra due anni chi arriverà, o magari lo stesso Thohir se il babbo sarà motivato, troverà un club in teoria snello ed efficiente, per quanto ben lontano dai vertici del calcio europeo. La seconda ragione di questa svolta è che Thohir si è accorto che il lavoro sarà lungo e che prima del 2016 sarà impossibile portare giocatori di alto livello, anche avendo i soldi per pagarli, in un'Inter da Europa League o da qualificazione Champions sulle disgrazie altrui (in fondo anche la Roma è una squadra gestita di puro calciomercato): Mazzarri è un allenatore che un rendimento medio lo assicura, senza sbracamenti ma anche senza guizzi di bel gioco (e il 3-5-2 non c'entra, basta seguire il Mondiale per rendersene conto). Fin qui la razionalità, senza rincorrere voci rimbalzanti un po' ovunque (tipo un Moratti in periodo di 'gelo' con Thohir e che avrebbe spinto per indennizzare Mazzarri, al quale nell'estate 2013 la transizione societaria era stata presentata in modo diverso) e clausole cervellotiche. Più delle parole contano però i soldi, cioè i quasi 80 milioni di euro di passivo che anche nell'ultima stagione (ancora piena di contratti post-Triplete) l'Inter ha totalizzato: impossibile assistere a una vera svolta fino a quando ci sarà questa zavorra. Twitter @StefanoOlivari

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