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Redazione

22 maggio 2014

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Una volta capito che Thohir non gli avrebbe mai proposto il prolungamento di un contratto che scade il giugno 2015 (come del resto anche quello di 'Fox' Stramaccioni), Walter Mazzarri ha deciso di… non avere più bisogno del prolungamento. Non solo, ma addirittura ha parlato di difesa a quattro come se l'atteggiamento di una squadra fosse spiegabile solo con magneti sulla lavagna e non con il valore di giocatori e allenatore. È un po' il periodo delle riconferme, per quanto sia assurdo parlare di riconferme quando esistono già contratti firmati, senza crederci troppo: da Conte a Mihajlovic passando appunto per Mazzarri. Adesso mancherebbe solo Seedorf, se vogliamo fare una facile battuta (che battuta probabilmente resterà). Ma si diceva di Mazzarri, che al di là delle preferenze estetiche rimane un allenatore vero, con una carriera priva di esoneri che parla per lui: con altri lo sbracamento di fine stagione avrebbe condotto al nono posto invece che al quinto, anche se non esiste la controprova (non esiste di niente, del resto). Per evidenti motivi, chiamati soldi, Mazzarri 2014-15 non avrà una rosa tanto superiore a quella dell'ultima stagione e dovrà sperare che il direttore sportivo Ausilio peschi bene nel mare pericolosissimo dei giocatori in scadenza di contratto. Popolato da anziani di nome, come il già 'firmato' Vidic, e di giocatori per i quali nessuno si svenerebbe come il figlio di Ince, Tom (il classico attaccante esterno che con il calcio di Mazzarri c'entra poco). Alla fine l'unico giocatore vendibile, ricavando qualcosa, è il solito Fredy Guarin anche se l'entrata nei 23 azzurri per il Mondiale alzerebbe le quotazioni di Ranocchia. Altro giocatore con un minimo mercato ritenuto da Mazzarri non (più) fondamentale è Alvarez, mentre Thohir in persona, secondo quanto riferiscono suoi messaggeri, avrebbe ordinato di prendere un po' di tempo per far salire le quotazioni di Juan Jesus, Kovacic e Icardi, che alla porta hanno molti più pretendenti. Evitato il 'pacco' Vucinic, rimane infatti il problema dei soldi per la gestione ed il mercato correnti, in attesa che i tifosi nerazzurri comprino in massa le maglie ufficiali (intanto fuori da San Siro si stravedono da anni quelle ufficiose: più che uomini di marketing servirebbe una denuncia alla Guardia di Finanza) di Jonathan. Adesso che i suoi antipatizzanti argentini non ci sono più (uno, Zanetti, forse diventerà vicepresidente in seguito alla 'morattata' di qualche giorno fa, peraltro mal digerita da Thohir, ma di sicuro non avrà grande peso), vendere Guarin sarebbe sbagliato, anzi di più. Però nella testa di Mazzarri né il colombiano né Kovacic possono giocare davanti alla difesa. Piccolo e modesto retroscena: nonostante i fischi di San Siro prima di Inter-Lazio, ci dicono che la curva interista continuerà a sostenere Mazzarri. Quei fischi erano infatti 'borghesi', per quanto siano proprio gli abbonamenti, televisivi e non, dei borghesi a tenere in piedi la baracca. Conclusione? Inutile parlare dell'Inter di Mazzarri prima del 31 agosto, perché non esiste alcun progetto diverso dall'alleggerimento dei costi e dal miglioramento delle strutture commerciali del club. Poi il calcio italiano è così sceso di livello che a portarti in Champions League basta un bravo direttore sportivo, a patto di trovare il pazzo che strapaghi il Marquinhos della situazione. Il pazzo può sempre saltare fuori, ma il bravo direttore sportivo c'è già?

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