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Milan e Inter dove sono?

Qualche giorno fa, ho letto un articolo puntuale e puntuto di Vittorio Feltri su Tuttosport. Il tema erano le due squadre milanesi, schiacciate in un identico, misero presente. Pochi acquisti, molta esitazione, nessuna prospettiva di investimento, proprio nelle ore in cui la Juventus - già scudettata negli ultimi due anni, sarà il caso di ricordarlo a Galliani e Moratti - presentava Tevez e Llorente. E ha ormai in mano Ogbonna. C'è uno scarto fra Torino e Milano che a memoria non ricordo. Negli anni di Moggi-Giraudo, le due squadre di Milano spendevano e spandevano per contrastare la leadership tecnica dei bianconeri. Shevchenko da una parte, Vieri dall'altra. Ma anche Ronaldo e Kakà, Eto'o e Ibrahimovic. E adesso? Nulla. Il Milan è rimasto sin qui fermo, dovendo necessariamente vendere prima di acquistare. Si spera che i soldi raccolti dalle cessioni di Robinho, Boateng e chissà chi altri, serviranno ad acquistare. Piacciono Honda e Astori. Ma le casse languono. Senza entrate, neanche uscite. Alla fine, il colpo mediaticamente più riuscito è la conferma di El Shaarawy. Messo in dubbio a voce e confermato al dunque, in modo da rendere l'idea di un colpo costato zero euro. Un po' come l'affaire Tevez: incontrato tre volte negli ultimi anni e finito, al dunque, alla Juventus. L'Inter è suppergiù nella stessa posizione. Qualcosa in più dato forse da Icardi e dai giovani Laxalt e Botta, ma la sensazione è che si punti sul carisma di Mazzarri per annullare un gap cresciuto nei confronti di Madama. Il recupero di Milito è un'incognita, i senatori non ringiovaniranno per miracolo, la cessione di Cassano è stata presa come una liberazione (va benissimo, ma attenti che nei primi sei mesi a Parma Fantantonio farà sfracelli e i rimpianti andranno gestiti). Nulla anche qui: si attende la possibile cessione di Guarin, o in secondo ordine di Handanovic, per acquistare un qualche campione. Altrimenti Mazzarri si arrangi. Direte: almeno ci sono proprietà solide. Fino a un certo punto, perché sappiamo che la trattativa più importante di Moratti è quella con Thohir per la cessione (parziale) del club. E sappiamo altrettanto bene che Galliani ha le sue grane da gestire al Milan, in mezzo alle ambizioni di Barbara Berlusconi e alle traversie personali del presidente Berlusconi. Il quale ha chiuso i cordoni da tempo ormai immemore. Ne esce, sin qui, un quadro di depressione nella città più importante del calcio. La capitale italiana ed Europea, se è vero che in nessuna altra piazza del Continente le due espressioni cittadine hanno vinto insieme 10 Champions. Ma come pare lontana, oggi, la Grande Milano di un tempo, quella dei Rocco e degli Herrera in mostra in queste settimane a Palazzo Reale. Ma anche quella di Silvio Berlusconi e di Massimo Moratti, frenati da troppo tempo. Aspettiamo il colpo di coda, il sobbalzo di orgoglio. Lo aspettano soprattutto i tifosi.