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Redazione

27 giugno 2013

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L'ingaggio di Carlos Tevez, uno che da noi hanno cercato in tanti (poi si sa, la volpe e l'uva...), rende la Juventus più ambiziosa per la Champions e di sicuro insuperabile in territorio italiano, basandosi su ovvietà (ma se fossimo geniali non scriveremmo di calcio). Ovvietà tipo gli ultimi due campionati, il nucleo forte di italiani (contro la Spagna, scriviamo prima della partita, sette su undici sono bianconeri), il fatto che nessun big debba essere ceduto per fare cassa come invece accadrà per le concorrenti: da Cavani ad El Shaarawy, da De Rossi ad Handanovic, il mercato in uscita dei rivali della Juventus non sembra fatto per ispirare sogni ai propri tifosi. L'aspetto notevole della vicenda, al di là dell'operazione di mercato (molto semplice: bastava pagare quello che il City e l'argentino pretendevano), è che la Juventus 2013 è nella stessa identica situazione dell'Inter 2010 e del Milan 2011. Squadre fresche di scudetto, con un giusto mix di campioni e di gregari, con proprietari dal potenziale di spesa apparentemente senza limiti. Squadre, veniamo al punto, a cui sarebbe bastato qualche ritocco mirato per continuare a vincere e che in quei momenti sembrava che avrebbero vinto in eterno tanta era la distanza rispetto ai concorrenti (fra i quali le Juventus sottotono di Ferrara, Zaccheroni e Delneri: la ruota del calcio gira velocemente...). Poi le note vicende finanziarie hanno spinto Moratti a smantellare l'Inter, senza una linea (nemmeno quella, tanto pubblicizzata, dei giovani) e Berlusconi a ridimensionare un Milan tenuto in alto dai magheggi di Galliani (Balotelli per le cifre, parliamo di quelle ufficiali, a cui è arrivato è stato un affare) e dalla concretezza di Allegri. La Juventus invece continua ad avere alle spalle un gruppo finanziario forte, che non vende più auto ma ha successo in tutto il resto, e soprattutto veleggia non diciamo verso l'autofinanziamento (in Italia lo stadio non produrrà mai quello che produce in Premier League) ma almeno verso un equilibrio nelle entrate che nel lungo periodo sarà il vero asset della società (il bilancio è sempre in rosso, comunque: parliamo di prospettive). Chiunque, avendo dietro lo sceicco, può essere il Paris Saint-Germain, ma pochi hanno la competenza per diventare il Bayern Monaco. Ecco, a differenza delle sue storiche concorrenti, questa Juventus può durare nel tempo perché dipenderà sempre meno dai suoi proprietari, che del resto è stato in passato il motivo principale delle loro vittorie.

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