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Con l’Europa League si guadagna

L'Europa League sarebbe da abolire, secondo una visione italocentrica del mondo: anni di messa in campo delle squadre riserve hanno contribuito a toglierci un posto Champions e soprattutto molta credibilità, mentre fra gli addetti ai lavori è tutto un gridare alla difficoltà del doppio impegno (si vede che gli avversari non disputano campionati nazionali). Peccato che nel resto d'Europa calcistica la pensino diversamente, dall'Azerbaigian alla Germania: a testimoniarlo non solo il numero di titolari schierati, ma anche l'affluenza e l'entusiasmo di pubblico. Tutti cretini e noi intelligenti? E' un discorso che non a caso facciamo dopo un giovedì in cui hanno vinto tre italiane su quattro e che quindi poco si presterebbe a questo tipo di polemica. L'allenatore dell'unica che ha perso, Mazzarri, che ha fatto riposare addirittura anche il portiere titolare (De Sanctis, in campo Rosati che fra l'altro è stato bravo nell'evitare al Napoli di prendere sei gol invece di tre dal PSV), ha onestamente ammesso che mettere in campo ad Eindhoven la squadra vera sarebbe stato pagato contro l'Udinese in campionato. Agli altri è andata meglio, come risultati, ma la logica rimane questa: pensando al derby di domenica sera anche Stramaccioni ha messo in campo a Baku l'Inter B, condendo il tutto con la retorica dei giovani (rigorosamente mai in campo nelle partite percepite come importanti), la Lazio dei panchinari ha fatto il compitino con il Maribor mentre Guidolin ha schierato un'Udinese credibile solo perché il palcoscenico (Anfield Road) aveva troppo luce per essere snobbato. Quattro turni preliminari, poi dodici gironi da quattro squadre, infine dai sedicesimi (con le otto terze dei giorni di Champions che si aggiungono alle ventiqyattro qualificate) eliminazione diretta fino alla finale. Una cosa interminabile, è vero, al di là del fatto che le italiane i primi turni preliminari non li disputino, ma con incassi da non buttare via. Il semplice accesso ai gruppi fa incassare 640mila euro dall'UEFA, ogni vittoria nei gruppi vale 140mila euro e ogni pareggio 70mila. Senza contare che ognuno dei quattro turni preliminari vale 90mila euro e che andando avanti bel torneo il tassametro continua a girare e a tariffe molto più alte: l'accesso ai sedicesimi vale 200mila euro, agli ottavi 300mila, ai quarti 400mila, alle semifinali 700mila. La finalista perdente si prende poi 2 milioni, quella vincente 3. Sono cifre interessanti, per gli standard attuali della nostra serie A. Andando molto avanti, una Lazio può pagarci gli ingaggi (a livello Lotito) di mezza rosa. Se il discorso sui coefficienti UEFA scalda poco, visto che nessuno vuole sacrificarsi per il bene comune, quello finanziario potrebbe essere più concreto.