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Redazione

3 novembre 2011

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I primi tempi, lo confesso, mi piaceva molto ascoltare gli allenatori a fine gara. Le spiegazioni tattiche, il loro linguaggio che serviva ad arricchire il vocabolario, fatti salvi alcuni termini ridicoli. Era utile sentire l’interpretazione di quanto si era visto in campo da parte di un esperto. E così mi divoravo le trasmissioni di Varriale o di altri. Adesso non più. Cambio canale, perché tanto so che saranno soltanto banalità. O, nella maggioranza dei casi, una difesa aprioristica del lavoro fatto. Mi dà lo spunto per questa riflessione l’ultimo Ranieri, quello dell’Inter. Si vede che il tecnico è in evidente difficoltà e che non tutti i guai potevano essere risolti dal Mago di Oz, ma volerli negare a ogni costo mi fa sorridere. Dopo la sonante sconfitta con la Juve, arrivata una decina di volte davanti a Castellazzi, Ranieri ha parlato di grande partita dell’Inter. Lui solo l’ha vista. Ieri, malgrado il buon successo sul Lilla, il primo problema è stato sottolineare la forza dei francesi e il fatto che non perdessero in trasferta da 13 partite. Mi chiedo: ma è un allenatore o un ufficio stampa? Parlava Claudio Ranieri o il mio vecchio amico Paolo Viganò? I tecnici pensano, sull’onda di Mourinho, di manipolare la comunicazione. Di dirigere con le loro parole l’ambiente, la stampa, l’opinione pubblica. E può essere pure che ci riescano, magari contando sull’assenza di qualche domanda scomoda e sul muso duro, molto apprezzato in quest’epoca. Vabbè. A me rimane però la nostalgia dei tempi in cui si poteva ancora parlare della partita e dei moduli impiegati senza farne una guerra strategica. Resto ogni volta sconvolto dalla preparazione dei guerinetti, non me ne vogliano per lo scetticismo iniziale Paolo Jeff e il nostro apprezzato collaboratore Davide Rota. Insieme hanno ricostruito perfettamente i dati della fotografia del precedente post, dimostrazione di quanto i dettagli parlino. Sarebbe bello farlo sapere alla grande Feltrinelli, che in un libro di Camilla Cederna assegna quella fotografia al 1944 e a Milano. Se avessero avuto lettori come i nostri non sarebbe incappati nell'errore. [poll id="5"]

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