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Mourinho contro Guardiola: Real-Barça altro pianeta

C’è solo un campionato di calcio al mondo, in cui la seconda in classifica va a giocare in casa della terza, schiera 9 riserve e vince segnando 6 gol in un’ora. Quel campionato è la Liga, quella squadra è il Real Madrid e quella partita, giocata a Valencia il 23 aprile, si è conclusa come certi punteggi tennistici (3-6), ma a differenza del tennis, sull’1-6 non è cominciato un altro set. Aggiungo che le merengues di Mourinho erano reduci dalla festa per la Copa del Rey e stavano preparando la semifinale di andata di Champions, mentre il Valencia non aveva distrazioni. Dalla panchina, dove di solito guardano gli altri giocare, Mou ha trasferito in campo nove undicesimi, confermando solo Casillas e Carvalho (squalificato in Europa). Tre gol di Higuain, 2 di Kakà, uno (il più importante) di Benzema: un trio d’attacco che giocherebbe titolare ovunque. Insieme a loro hanno dilagato Albiol, Garay, Pedro Léon, Nacho, Granero, Lassana Diarra e Canales: tutti nazionali. Un paio d’ore più tardi, il Barcellona ha battuto 2-0 l’Osasuna, e Guardiola ha lasciato a riposo mezza squadra (però il gol della sicurezza l’ha segnato Messi a un paio di minuti dalla fine). Senza sprecare troppe parole sulla mitica cantera, dubito ci sia in Italia un centrocampista come Thiago Alcantara, vent’anni appena compiuti. Dopo 34 partite disputate, la Liga è la quintessenza del campionato a due velocità: il Real ha 80 punti e sarebbe in testa in tutti gli altri campionati europei: Milan 74, Manchester United 73, Borussia Dortmund 69 (3 partite in meno), Lilla 59 (2 partite in meno). Ma il Barça, di punti, ne ha già 88, alla strabiliante media di 2,58 (28 vittorie, 4 pareggi, una sconfitta) e Messi, con il cinquantesimo gol segnato in stagione, ha cancellato il nome di un certo Ferenc Puskas. Nella Liga, la differenza di valori tecnici è talmente abissale che non vale più il discorso per cui si giocano due campionati. Adesso Mou e Pep giocano due sport diversi. Davvero qualcuno crede che possano abbandonare le loro favolose panchine per guidare qualche armata brancaleone che si scanna sulla differenza fra tifosi e sostenitori? Rudi Ghedini