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Redazione

18 novembre 2010

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Avanti di questo passo, con un summit al giorno alla Pinetina, temo che Rafa Benitez non mangerà il panettone meneghino. Squisito, per altro. Forse non farà nemmeno in tempo a salire sull'aereo per Abu Dhabi, destinazione Mondiale per club, a meno che un paio di successi immediati contro Chievo e Twente non blocchino il giudizio universale. Erano anni che non vedevo Moratti con quella faccia addosso. In qualche modo ho riletto nel volto del presidente nerazzurro lo sguardo insoddisfatto e minaccioso dei tempi peggiori, dei Lippi e dei Simoni.  Di quando l'Inter - dieci anni fa e oltre - cambiava allenatori come il guardaroba stagionale. Se il gran capo parla in quella maniera del tecnico, richiamandolo pubblicamente come ha fatto con lo spagnolo, credo che siamo prossimi a un regolamento di conti. Mi spiace, perché Benitez paga colpe non solo sue. E le alternative di cui leggo, Leonardo o Trapattoni (quest'ultimo una riproposizione, in salsa attuale, di Lucescu), non potranno risollevare più dello spagnolo le sorti di una stagione infelice, tipica di un post-sbornia.  L'Inter ha vinto tutto l'anno passato e da quattro stagioni è dominatrice in campionato. Mi sembra una squadra logora nella testa, usurata nei nervi, in qualche modo stressata dalle mille crociate sante di Mourinho. Vecchia di colpo, come ho scritto sul giornale. A questo vanno aggiunti i troppi infortuni, a iniziare da Thiago Motta e Samuel, i postumi mondiali di Sneijder e Milito, Maicon e Cambiasso a mezzo servizio. Soprattutto, l'Inter è reduce dal primo mercato di depotenziamento dopo molti anni. È partito Balotelli, rimpiazzato (?) da Coutinho. Nel derby hanno giocato lui, Obi, Biabiany e Castellazzi, gente che con Mourinho o Mancini non si sarebbe seduta nemmeno in tribuna. Ecco:  l'unico errore di Benitez rimane quello di non essersi imposto sul mercato, di non pretendere, specialità nel quale era campione del mondo José Mourinho. È lo sbaglio di chi non vuole lottare per un fatto di rispetto dei ruoli ed educazione comportamentale, categorie dello spirito cancellate nel tribale mondo del pallone.

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